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We Run Rome 2014: molto più di 10 km

Non sono ancora sicura che sia successo davvero, che io abbia vissuto davvero tutto quel trambusto in poche velocissime ore.

La mia We Run Rome ha avuto come premesse lo stravolgimento di tutti i -pochi- piani, la conferma che dovessi provare a cavarmela da sola, ad improvvisare, a divertirmi e a lasciare che le cose accadessero, così come del resto è successo, nel modo più semplice, naturale e bello possibile.

we run rome, viaggio da sola

La mia We Run Rome è iniziata non con un passaggio in auto, ma con un Intercity che in sei puntualissime ore mi ha fatto arrivare a destinazione per l’ora di pranzo del 30 dicembre.
La mia We Run Rome è iniziata quando in stazione ho ritrovato M, uno “sconosciuto con cui diciassette/diciotto anni fa giocavo a biglie in spiaggia, durante le vacanze sull’Adriatico con i nostri genitori”, che mi ha ospitato, ma soprattutto gestito la vita. E anche la gara.
La mia We Run Rome è iniziata proprio nel momento in cui non ho pensato solo alla We Run Rome.

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We Run Rome: attesa, preparazione e (dis)organizzazione

Terminati i festeggiamenti per il gran compleanno, pur volendomi concentrare sul Natale imminente, inevitabilmente corro avanti verso la We Run Rome. Tra quindici giorni esatti.
Q U I N D I C I.  15.

we run rome iscrizione

Ho già iniziato a non dormirci alcune settimane fa, a rimuginarci su, a immaginarmi come possa essere la città, la gara, la mia corsa, il mio stato d’animo, l’affrontare il tutto da sola.

Pur avendo origini romane da parte di nonna paterna, a Roma non sono mai stata (un minuto di vergogna). Al momento dell’iscrizione mi sono fatta prendere dal fascino della Città Eterna mai visitata, dagli echi storici, dal percorso “più suggestivo del mondo”, dimenticandomi completamente dei miei cinque anni di liceo classico, dei tre di lettere antiche, della laurea in letteratura latina, di Enea, Ascanio, di Romolo e Remo, della Lupa e dei sette maledettissimi colli su cui Roma è fondata.
Solo ieri sera, le battute sui sampietrini e sul percorso scosceso che sentivo da tempo si sono fatte concrete e mi si è palesato il vero Nemico.

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Io non so se è proprio amore (faccio ancora confusione)

Ci siamo, dicembre è alle porte e quest’anno sarà più impegnativo che mai.

Tra meno di dieci giorni sarà il mio compleanno, non uno qualunque, ma quello della cifra tonda, del cambio di decade, della fine degli sconti ai musei anche su presentazione del vecchio tesserino universitario, dell’inaccessibilità delle promozioni delle compagnie telefoniche dedicate ai ragazzi e giovani fino a..
Sarà il compleanno dei TRENTA e per il mio trentesimo anno di vita ho in mente grandi cose: se anagraficamente accuso il colpo, mai prima d’ora mi sono sentita così energica, attiva, con la voglia e la possibilità di dedicarmi a diversi progetti.

Un passo alla volta, cominciando dalle scarpe giuste, da una giacca antivento-antipioggia-traspirante-catarifrangente regalo di compleanno anticipato e dal mio Ortopedico o, come l’ha chiamato una mia amica, Ortofigo (e già qua..). Bene, dopo averlo tempestato di e-mail per due mesi, e dopo aver sognato ripetutamente nell’ultima settimana suoi rimproveri, visite annullate, referti senza speranza, stasera c’è stato il verdetto, anzi, si è accesa una piccola luce di speranza. Tralasciando la sindrome della BIT (bilateralmente) e risonanze magnetiche per verificare lo stato dell’esito della frattura di agosto, l’Ortofigo si è lasciato sfuggire -caro dottore, scripta manent e io continuo a rileggere il referto post-visita- che mi è concessa la ripresa.

Mentre il mio sorriso di allargava a dismisura, il dottore si è sentito in dovere di aggiungere, in più momenti:

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