Tag : viaggiare-con-bambini

Estate in Grecia: bambini alla scoperta di Milos.

Ferie. Agosto. Più precisamente, la settimana di Ferragosto e quella successiva.
Il periodo più caro dell’anno, noi siamo in quattro e io detesto la gente spiagge e luoghi affollati.
La casa dell’anno scorso in Salento è stata già affittata, cogliamo l’occasione per cambiare meta, promettendoci che dovremo assolutamente trovare qualcosa che compensi pittule leccesi e pasticciotti.

Dopo una breve ricerca, decidiamo di orientarci su Milos che, delle Cicladi, sembra ancora abbastanza selvaggia e non meta tra le più gettonate. Prenotiamo per ciascuno di noi un volo Milano-Atene e, decidendo di viaggiare leggeri con bagaglio a mano, un volo interno con paio d’ore di intervallo: ci costa meno del traghetto ed è più comodo e rapido; fermiamo anche un appartamento ad Adamas, presso l’hotel Almyris, che si rivelerà estremamente comodo, piacevole e gestito da due persone decisamente accoglienti e amichevoli; infine, sempre dall’Italia, blocchiamo un’auto a noleggio perchè noi l’isola vogliamo girarla tutta.

Milos è un’isola con un’estensione territoriale pari quasi all’Isola d’Elba, molto varia nel suo territorio: le mappe che ci consegnano e che troviamo più o meno ovunque ad Adamas riportano chiaramente ben segnate le due strade principali, le strade sterrate che consentono di avvicinarsi alle spiagge e le strade sconsigliate, quelle su cui l’assicurazione non copre i danni e per le quali non si prevede servizio di carroattrezzi. Queste ultime, avvertono gli autonoleggi e le piantine, sono accessibili solo in 4×4; per noi, su una Peugeot 107, la zona ovest dell’isola sarà p-r-o-i-b-i-t-a.

Molto bene. Inizia la vacanza e nei primi tre giorni visitiamo ciò che a me preme di più: con una corsa mattutina e un allucinante discreto dislivello, Nico ed io visitiamo all’alba Klima, tipico villaggio di pescatori, pieno di colori, con rimesse delle barche praticamente in acqua; ci incantiamo poi a Sarakiniko, la mia preferita, con il suo paesaggio lunare e il mare blu, impetuoso, e il forte vento (sarà la spiaggia, per i bambini, delle “meduse che non urticano”, che loro raccolgono con le mani e con cui giocano tutta la mattina); arriviamo a Firiplaka, la spiaggia più a misura di bambino, con l’acqua limpida e bassa, il fondo sabbioso chiaro, e il faraglione che per noi diventerà Il Sederone; Firiplaka si affolla per l’ora di pranzo, noi arriviamo sempre intorno alle 9.30 e poi trascorriamo il pomeriggio altrove. Nei primi giorni ci spingiamo anche a Tsigrado, spiaggia che è un azzardo raggiungere con Luca, tramite una corda e due scale di dimensioni un po’ troppo grandi rispetto a lui e ad altezze -con il senno di poi- rischiose. A Tsigrado ci accoglie un cartello che segnala il pericolo e avverte che la discesa sarà affar nostro; superate le difficoltà e le paure, già di buon mattino, ci tuffiamo in un’acqua meravigliosa e facciamo colazione con i dolci locali; ripartiamo subito, così da non trovare ingorghi nè crearne sulle scale di accesso alla spiaggia. Pranziamo anche al famoso Medousa di Mandrakia -in cui torneremo una seconda volta-, dove non ci tiriamo indietro nè agli antipasti, nè al polpo eccezionale nè al primo assaggio di koufeto, il tipico dolce locale, servito tradizionalmente ai matrimoni, che altro non è che yogurt con marmellata di zucchini –in realtà zucca gialla.

       

Pianificata la gita in barca che ci porterà alla cava di Sikia, a Kleftiko e, soprattutto, alla piscina di Milos, Kalogries irraggiungibile via terra (o meglio, irraggiungibile in tempi rapidi, a piedi, con bambini, in infradito), iniziamo a girare in modo casuale le spiagge, orientandoci con la mappa e, spesso, improvvisando lungo la strada. Decidiamo di spingerci anche nella zona proibita, leggendo rassicurazioni di turisti con auto come la nostra e vedendole con i nostri occhi.

Milos è molto varia, Milos è bellissima: troviamo sabbia fine chiara, sabbia fine scura, sabbia grossa, ciotoli, sassi, spiaggia mista, scogli scuri, scogli bianchi, rocce rosse. Impossibile elencare tutte le spiagge in cui siamo stati: quelle indicate sulle mappe le abbiamo battute pressochè tutte, ad eccezione di quella di Pollonia. Quelle di cui, tornati da una quindicina di giorni, ancora si parla sono sicuramente la baia di Thiorichia, con la miniera di zolfo abbandonata e mille colori meravigliosi; il nostro angolo nascosto di Provatas, spiaggia senza nulla di particolarmente eccezionale, ma con un tratto di sabbia tra le rocce, a misura di famiglia di 4-5 persone, che un paio di volte è diventata la nostra “spiaggia privata a Provatas”; Agathia, una spiaggia lunga e deserta, nella zona proibita, con tre tamerici sotto cui ripararsi dal sole, ed una sorta di rientranza del mare, la palude che ci colorava disgustosamente i piedi di nero; Fyropotamos, con i suoi sassi grandi tra le miniere e Plathiena da cui si assiste al tramonto; Papikinou, la spiaggia di Adamas, senza nulla da rilevare ma comoda per l’ultimo tuffo prima di rincasare o per la pausa pranzo all’ombra sotto le tamerici;  Kyriaki, con tamerici sotto cui ripararsi dal sole e l’acqua, che diventa subito fonda, con dei colori meravigliosi grazie al primo tratto di fondale coperto da sassolini bianchi; Papafragas e Pachena, ammirate dall’alto perchè, con il mare mosso che purtroppo accumulava sporcizia, e le rocce da scalare non le abbiamo scelte per soste lunghe; Agios Ioannis, enorme, interamente per noi, con un masso che ci ha protetto dal vento e il bagno tra le onde; Paliochori, in cui, al di là del tratto attrezzato, si può trovare ampio spazio sulla spiaggia larga, con le spalle protette da rocce rosse con cui colorarsi e disegnarsi addosso. Scoperta il penultimo giorno ed eletta a miglior spiaggia con l’acqua più bella dell’isola (raggiungibile via terra), e in cui siamo tornati anche per l’ultimo bagno, è Gerontas, nella zona sud-ovest, vicino a Kleftiko. 

 

Milos è stato anche cene e pranzi fuori casa, con prezzi decisamente economici e convenienti rispetto alla spesa nei supermercati carissimi (e al valore del tempo da spendere per cucinare, pulire…). La nostra panetteria-pasticceria preferita è quella di Adamas, nella zona portuale: si acquistava qualcosa per il pranzo ed era poi meta per il dolce del dopocena -spesso, poi, in realtà, mangiato a colazione; l’ultimo giorno, per salutarci, ci hanno regalato un sacchetto enorme con biscotti misti. Abbiamo provato anche la concorrenza, che effettivamente produceva prodotti altrettanto buoni, ma di una scortesia e antipatia più uniche che rare. Gaia si è trasformata in una spanakopita, Luca in una tiropita; le nostre cene non potevano non iniziare con la pitarakia, una sorta di sfoglia fritta sottilissima ripiena di un altrettanto sottile strato di formaggio ed erbe, e proseguivano con polpette di zucchini / melanzane, feta con il miele, tortino di cipolle, tzatziki… Tra i ristoranti, siamo stati due volte al Medousa di Mandrakia a pranzo e, per le cene, siamo tornati ripetutamente da Oh Amos di Adamas, che ci ha colpiti per gli antipasti, per la torta di arance e per la mastika o mastiha, termine con cui si indica sia il liquore offerto agli adulti che un dolce simile ad un marshmallows offerto ai bambini. Quello che a fine vacanza, tra un compito di matematica e un gioco per allenarci con le addizioni e i calcoli, ha ottenuto il punteggio più alto, è stato il ristorante Methismeni Politeia di Tripiti, in cui Gaia ha scoperto un’ottima moussaka, Luca il classico pastitsio greco, e noi della carne strepitosa. A pari merito, ma per un altro genere di cena, si è posizionato il miglior pita gyros di Adamas, quello di O Gyros tis Milou, dove più di una volta abbiamo cenato spendendo 12 € in 4, bevande incluse. Infine, ha incantato tutti -Luca compreso, impazzito per il polpo- per la qualità del pesce, Mikros Apoplous, sul lungomare di Adamas, a pochi metri dal nostro alloggio, con tavolino praticamente sul mare. 

Per quello che riguarda la parte di pasticceria, oltre al koufeto, un altro dolce tipico è la karpouzopita, una watermelon pie, insomma, una torta di anguria con sesamo, dalla consistenza tra una torta e un budino, e dal sapore che non convince subito, ma poi conquista. Si può impazzire con i vari tipi di baklava e di kataifi -il dolce “con i capelli”-, con le varianti di forma (i nidi) e sapori; si trova una torta al cioccolato con noci, che al ristorante viene servita con ulteriore copertura di cioccolato ed una pallina di gelato, e dolcetti di piccola pasticceria, tendenzialmente fritti e trasudanti melassa. In generale, ahinoi, anche le torte di impasto soffice, hanno il fondo inzuppato nella melassa. Alla fine della vacanza, i dolci che inizialmente ci sembravano irresistibili, iniziavano a deluderci e a non sembrarci più poi così buoni. Non siamo abituati, ma per fortuna siamo partiti prima di tornare nauseati, riuscendo a mantenere buoni ricordi anche per il palato.

Milos ci è rimasta nel cuore, i bambini ancora ieri giocavano ai turisti: dal soggiorno, li sentivo in camera loro, mentre uno faceva il check-in discutendo con la poliziotta che non lasciava imbarcare il vasetto di koufeto, mentre si sedevano al ristorante e lui ordinava un pita gyros e lei una moussaka, mentre insieme decidevano di andare ad esplorare le grotte e gli anfratti subacquei. Anche Nico ed io ce la siamo goduta: siamo riusciti a ritagliarci i nostri spazi, correndo ogni tanto insieme all’alba -così da dividere la fatica delle salite-, e insieme anche in spiaggia, finalmente, forse, con i bambini autonomi e quella sensazione di essere fuori dal tunnel. La cosa che non mi riesco a spiegarmi del tutto è l’incapacità di rilassarmi completamente, stavolta però per colpa di quella sensazione di voler dare un occhio ai bambini, per quell’incapacità di ignorarli mentre giocano felici insieme, incuranti di noi, per quella curiosità di divertirmi e compiacermi nell’assistere ai loro discorsi e alla loro complicità. E vedere quanto accidenti crescono velocemente. 

Categorie: Viaggi

Avventura a sorpresa a Legoland!

Domenica sera, di rientro da Jesolo, i bambini, che sarebbero volentieri rimasti al mare, iniziavano a portarsi avanti chiedendo i programmi per il weekend successivo.

Niente. Purtroppo ci tocca un convegno di lavoro in Germania, una roba noiosissima, solo adulti, in cui papà ci ha trascinati, facendo sì che anche io debba tenere uno speech durante la conferenza principale, senza tenere conto che noi parliamo italiano, ce la caviamo con l’inglese, ma di tedesco conosciamo giusto i termini per indicare cestino dell’immondizia, grazie, dissenteria. Però in Germania si mangiano i wurstel; come dite? Volendo, anche in Italia? Sì, ma che ci posso fare io, non è che io sia felice di dover andare per forza. No, non potete restare dai nonni e mandare solo me e papà, i nonni hanno da fare per la casa nuova. Ci andremo tutti, fine della discussione. Si parte giovedì mattina presto, si ritorna domenica pomeriggio.

Nulla di tutto ciò era vero: Barbara ed io a febbraio avevamo già prenotato la nostra prima vacanza insieme, in otto, a Legoland, inizialmente con l’idea che per tutti e 4 i bambini fosse una sorpresa non solo la meta, ma anche il fatto di essere insieme. Per noi, poi, sarebbe stata la prima vacanza con amici e, dalla mia, volevo regalare, in aggiunta, un effetto sorpresa.

Tralasciando le tensioni dell’ultimo minuto, gli impegni e gli imprevisti, una valigia -la mia, ovviamente- che sarebbe rimasta a Milano, finalmente si parte e, in quel momento, alla fine, gli unici a non conoscere la verità sono Gaia e Luca. Ci troviamo, apparentemente per caso, di fronte ad un bancomat e mentre Nico preleva, i bambini si salutano.

Anche voi partite? Dove andate? Ah, in Germania. Anche noi! Dove? Noi a Legoland, yeah!, voi? Sgrunt. Noi ad un convegno. Sgrunt. Noiosissimo. Sgrunt.

Barbara mi guarda male, disapprova, ma io pregusto la sorpresa che avranno dopo 5 ore di macchina, anzi, di viaggio insieme, visto che “il nostro navigatore non funziona, possiamo seguirli fino in Germania, poi ci arrangiamo”. I bambini si chiamano da una macchina all’altra con un walkie talkie.

Arriviamo a Gunzburg, anzi, a Legoland: i miei, distratti a far casino in auto, si perdono i cartelli all’uscita dell’autostrada e si accorgono della destinazione solo all’ultima rotonda di ingresso, con costruzioni in mattoncini. Inaspettatamente non realizzano, sono ancora convinti che saluteremo gli amici nel parcheggio, per poi proseguire per il grigissimo hotel tedesco. Non è così, scesi dall’auto, sveliamo i piani: Gaia, su cui puntavo tutto, ha una reazione composta, contenuta, trattenuta dalla presenza degli altri (mi ringrazierà e abbraccerà più tardi, quando saremo sole io e lei), Luca non vede l’ora di entrare.

Barbara&Co hanno scelto la casetta a tema Egizi, noi il campeggio nella botte – molto bella ma non comodissima per me e Nico che dormiamo sulle panche della zona giorno adattate a letti, Stupendameravigliosachefigatamanonsidicechefigata per i bambini nel matrimoniale sul soppalco. In entrambe le soluzioni, troviamo una scatola con Lego con cui i bambini iniziano a costruire. 

      

L’Holiday Village è bellissimo, pieno di playground a tema e di animali o personaggi costruiti con i mattoncini tra le casette, il campeggio e il castello. I bambini iniziano ad andare su di giri e a caricarsi per il giorno successivo.

 

Venerdì, primo ingresso al parco. Siamo strutturati così: 2 papà, 2 bambini sopra i 122 cm, 1 bambino sopra i 110 cm e 1 bambino sopra i 104 cm, 1 mamma (sopra i 150 cm) e un’altra mamma non particolarmente a proprio agio su attrazioni da parco divertimenti. Sarà lei, Barbara, a studiare il parco e a strutturare il giro-giostre per noi che ci lanciamo intrepidi sui giochi: incredibile, ma già in un solo giorno, complice il fatto che sia un feriale, riusciamo a fare tutto, ad eccezione dell’area Ninjago che riserviamo come inizio per il giorno successivo.

 

Il parco si gira facilmente, in ogni angolo ci sono costruzioni e ambientazioni Lego incredibili, si è veramente in un mondo LEGO. Ci sono due ingressi: per chi alloggia nel villaggio, come noi, c’è un ingresso diretto, “dal retro”, dal lato opposto a quello principale da cui accederemo il secondo giorno. Le attività sono diverse, tra attrazioni, playground, aree gioco con Lego da montare e show vari. In generale, l’area è suddivisa per zone tematiche: Lego City, Knights’ Kingdom, Imagination, Adventure Land, Pirate Land e Lego X-treme.

Per quello che riguarda le attrazioni, è un parco a mio avviso prettamente per bambini: gli adulti che cercano il brivido, non vale la pena che lo cerchino a Legoland (anche se su alcune attrazioni, come Bionicle/ Power builder o Flying Ninjago, ci si fa volentieri più di un giro. Flying Ninjago è, per intenderci, l’unica attrazione in cui il limite di altezza è 140 cm). C’è un po’ di tutto: attrazioni per i più piccoli – Luca è impazzito per un safari tra animali Lego, o sul circuito di macchinine da guidare, o sulla barca da condurre in acqua, come sulla ruota panoramica che su di lui ha sempre un certo fascino-;

attrazioni classiche -come montagne russe (diversi tipi), tazze che girano (che poi non sono tazze, ma ci capiamo sul tipo di gioco), trenini, tronchi, galeone dei pirati, piramide egizia;

 

giochi d’acqua vari; Miniland, una zona con riproduzione di città o luoghi caratteristici completamente in Lego, con monumenti, scene, meccanismi e personaggi stupefacenti, un’area Star Wars, un’area Calciatori;  

   

giochi particolari come il playground Playmobil (con possibilità di giocare con l’acqua), una sorta di basso Space Vertigo in cui si sale a coppie tirando una corda e in cui si precipita quando e per quanto si vuole, lasciando la stessa corda (il più bello da fare con Luca)

e, infine, il nuovissimo Lego Ninjago World.

Grazie a Netflix, i miei figli sanno tutto sui ninja e sullo spinjitsu: tutti abbiamo sfidato gli elementi, sia con giochi all’aperto, sia in un’attrazione in 3d. Dotati di occhialini appositi, siamo entrati su navette Ninja da 4 posti che percorrevano un percorso su binari; ognuno alla propria postazione, ha dovuto combattere con mosse ninja i vari cattivi in 3d che ci ostacolavano; alla fine del gioco, controllato il punteggio ottenuto da ognuno di noi, abbiamo ricevuto i complimenti di Sensei Wu e della sua squadra. Ecco, io avrei rifatto il gioco a ripetizione per non so quante volte. 

  

Non abbiamo rinunciato ad uno spettacolo in 4D (il primo per Luca) a tema Nexo Nights, ad una visita al Legoland SeaLife (più che i pesci, attraggono le riproduzioni lego che si scorgono tra gli scogli in acqua) e ad una visita alla “fabbrica” dei Lego, un breve percorso che mostra come vengono prodotti i mattoncini e che termina in un’area in cui è possibile assemblare (e acquistare) le proprie mini-figure a piacimento. 

In definitiva, per sintetizzare le attrazioni più belle, dopo un breve estemporaneo sondaggio in famiglia, ecco le nostre preferenze, cioè, ciò che vi consigliamo di non perdervi:

– Gaia: Power builder (Bionicle)
– Luca: Caccia al drago (piccole montagne russe nell’area Nexo Knights) e Kids Power Tower (lo Space Vertigo per bambini nell’area Imagination). 
– papà Nico: The Project X 
– mamma Vale (io): Ninjago ride, per trasformarci in Ninja

In generale, dopo due notti all’Holiday Village, in direzione Bregenz, abbiamo dato l’arrivederci al parco: difficilmente torniamo due volte negli stessi posti, ma chissà che non si pensi di fare un confronto con Legoland Billund prima o poi!

Poche info utili:
Per chi: potenzialmente per tutti coloro appassionati dei Lego, ma a mio avviso prevalentemente per bambini fino ai 12 anni (più che altro perchè le attrazioni non offrono quel brivido che possono offrire, ad esempio, quelle di Gardaland).
Il parco, se non c’è una grande affluenza, si riesce potenzialmente a girare in una sola giornata; il viaggio in auto dall’Italia è di 4 ore e mezza circa, vale la pena pernottare e trascorrere due giorni tra le attrazioni.
Orari: dipendono dalla stagione, in ogni caso le attrazioni, tutte, chiudono un’ora prima della chiusura del parco (l’abbiamo scoperto in loco).
Pernottamento: rimanere nel villaggio residenziale (Holiday Village) del parco è bellissimo e comodo, ne vale decisamente la pena (e la spesa). Di può scegliere tra l’alloggio nel castello, le villette a tema, il campeggio in botte, il campeggio libero, con listini prezzo e servizi inclusi differenti. 
Pasti: nel villaggio le opzioni non sono molte, o meglio, non sono particolarmente diversificate; noi abbiamo optato per le cene a buffet a prezzo fisso che, seppur care, sommato tutto abbiamo stimato possano costare non più di 5 € a testa rispetto alla portata unica. Durante il giorno, invece, nel parco si trova di tutto, tra ristoranti e baracchini. Per la colazione, era compresa, anche se noi della botte eravamo in una sala più piccola a latere rispetto a quella principale per gli amici in villetta: in ogni caso, buffet continentale soddisfacente.
Negozi LEGO: si trovano ovunque nel parco; per quello che riguarda i prezzi, sono gli stessi che si possono trovare, ad esempio, nel Lego Store di Milano o su internet. Noi abbiamo acquistato, nello specifico, nel negozio all’uscita dalla fabbrica, in cui abbiamo assemblato le nostre minifigure fantasiose, nel negozio a tema Ninjago, in cui abbiamo assemblato le minifigure di due ninja oltre a Sensei Wu e Python, e nel negozio di fianco all’ingresso principale in cui, oltre a due scatole da montare, mi sono regalata anche io degli stampi in silicone a tema.

Categorie: Viaggi, Vita da mamme

Natale all’avventura in Sri Lanka con bambini

Quest’anno Babbo Natale, circa a settembre, ha guardato le chiusure aziendali mie e di Nico e ci ha portato, con anticipo, quattro biglietti andata e ritorno per Colombo, capitale dello Sri Lanka: solo quello, tutto il resto è stato studiato e approssimativamente organizzato nei mesi successivi, lasciando una buona parte di viaggio all’improvvisazione in loco. I giorni sono stati 6, pochissimi per un viaggio in Sri Lanka, a mala pena sufficienti per vedere le cose principali: la vera rinuncia è stata la località di Anuradhapura, una delle più antiche capitali, troppo distante per poter essere incastrata nel nostro itinerario.

Per la prima volta sono partita senza aver pianificato al dettaglio tappe, tempistiche, imprevisti.
La cosa fondamentale è stata documentarsi sul paese, frequentare forum (grazie Tripadvisor) e trovare dall’Italia un driver che -concordato un prezzo- avrebbe pensato ai trasferimenti secondo i nostri piani indicativi e agli alloggi. Siamo partiti pronti a tutto, ad adattarci in situazioni di scarsa igiene, al cibo piccante, al monsone…

25 dicembre, ore 21:00: Decolliamo da Malpensa alla volta di Colombo, con un breve scalo a Muscat; il 26, nel primo pomeriggio -ora locale- togliamo piumini, felpe, magliette a manica lunga e iniziamo a respirare l’aria umida e afosa della capitale. Inizia con un viaggio di circa 4 ore la nostra avventura cingalese: in serata arriviamo a Polonnaruwa, pronti ad esplorarla l’indomani. La strada, come sarà poi in tutti i giorni a seguire, è uno spettacolo unico: ovunque ci si volti, in qualunque momento, si scoprono scene di vita quotidiana, natura meravigliosa, varani e animali di sorta, templi e architetture sorprendenti. La scelta di spostarci in auto (che poi è un pullmino, tutto per noi) è quella giusta.

27 dicembre: dedichiamo la mattinata alle stupende rovine di Polonnaruwa e il pomeriggio ad un safari al Kaudulla National Park, alla scoperta degli elefanti. Luca ha la febbre alta (ce l’aspettavamo e siamo attrezzati), ma questo -a parte qualche momento di stanchezza e debolezza- non smorza gli entusiasmi. L’esperienza della jeep, aperta ai lati e in alto e tutta per noi, è per i bambini un divertimento unico. Durante tutta la giornata iniziamo a prendere confidenza con il clima: fortissimi scrosci d’acqua, poi sole, poi pioggia, poi nuvolo, poi sole. Dash, il nostro driver, ci offre una merenda con frutta buonissima nel parco e, immediatamente dopo, fuggiamo in jeep  -tra le risate divertite- da uno dei temporali più forti a cui abbiamo mai assistito.

DSC_0105 DSC_0112 DSC_0117 DSC_0139 DSC_0140 DSC_0157 DSC_0165
DSC_0175 DSC_0177 DSC_0192 DSC_0201 DSC_0261 DSC_0284 DSC_0310

28 dicembre: alle 5.30 esco a correre, potrei mai rinunciare ad avere lo Sri Lanka nelle mappe del Garmin? Nei primi 200 metri prendo uno spavento tremendo, con cani randagi che sbucano ringhiando, mi seguono e mi accerchiano: cammino lentamente, mani in alto, più immobile possibile, dopo un centinaio di metri tornano in dietro. Mi chiedo se ricominciare, mi rispondo di sì, e da quel momento incontrerò solo mucche, decisamente meno pericolose, e cingalesi che mi augurano il buon giorno tra l’incredulo e il divertito.
Rientrata in hotel, dopo colazione ci dirigiamo verso Sigiriya: l’idea è di vedere la roccia con il palazzo reale senza scalarla, per poi salire su una rocca simile, meno turistica, ad ammirare il panorama. In realtà, ci aspettiamo di vedere le famose zampe della rocca che non si vedono se non accedendo al percorso e ad un pezzo di scalata, quindi cambiamo i programmi ed entriamo: l’attesa è molto lunga, di fatto, tra la coda e la salita, trascorriamo metà mattina. I bambini chiedono poi di cavalcare un elefante, cosa che inseriamo come fuoriprogramma ma che lascia tutti delusi, l’elefante non è decisamente felice e l’esperienza è forzatamente turistica, con tanto di baldacchino e costi altissimi. Proseguiamo quindi verso Kandy, fermandoci a Dambulla, al meraviglioso tempio d’oro. Qua avrà origine il nostro vero grande rimpianto della vacanza: secondo il driver, non dovremmo neanche fermarci in questa tappa, ma per noi è irrinunciabile. Invece, quindi, di scattare foto dalla strada, scendiamo dal pullmino ed entriamo: Dash ci dice che abbiamo 10 minuti a disposizione e poi dovremo ripartire. Il tempio d’oro, anche da fuori, con il Buddha scintillante enorme e moltissimi dettagli, è immenso: avvicinandoci vediamo una scala e una rampa, sulla prima si indica “Rock temple”, sull’altra “Cave temple”. Togliamo le scarpe rispettosamente e optiamo per la scala in pietra, su cui vediamo più movimento. Non so esattamente quanti scalini facciamo, scalzi, di fretta, sicuramente troppi, ma arrivando in cima il panorama è meraviglioso, e siamo anche circondati da scimmie che per i bambini sono sempre estremamente divertenti. I dieci minuti sono scaduti e dobbiamo ancora scendere: vediamo l’entrata del tempio, ma non sembra ciò che ricordo che dovrebbe essere, do per scontato che avremmo dovuto optare per la rampa e non per la scalinata e andiamo via. Solo due giorni dopo, rimettendo insieme i pezzi e ripensando alle tappe, ci rendiamo conto che il tempio con gli affreschi nella roccia era esattamente quello in cui, per fretta, non siamo entrati. Proseguiamo quindi alla volta di Kandy, fermandoci lungo la strada al Giardino delle spezie -dove Nico gode di un massaggio con qualche olio profumato- e al tempio Indu di Matale, che visitiamo anche internamente, senza smettere di stupirci e rimanere incantati dai suoni e dai colori. Kandy, città sacra, la più importante dopo la capitale, in serata ci accoglie trafficata, piena di vita, caotica, rumorosa, viva.

DSC_0324 DSC_0332 DSC_0336 DSC_0348 P_20161228_120621
P_20161228_130748 DSC_0449 DSC_0476 DSC_0493 DSC_0472

29 dicembre: Kandy. Il lago centrale ha un giro esterno di 3 km, lo percorro tre volte di primissimo mattino, sotto il monsone -che è molto peggio del più forte acquazzone mai preso in Italia- e tra le occhiate perplesse -ma sempre cordiali- dei locali. Ad inizio giornata, ci rendiamo conto di aver commesso l’errore di non aver rotto le scatole a sufficienza al driver per avere l’itinerario esatto all’arrivo: ho pensato di essere stata già sufficientemente pressante e di aver chiarito le nostre esigenze e idee, e ho mollato il colpo. Errore: solo quando Dash ci porta all’entrata del giardino botanico, dicendoci che verrà a prenderci dopo 3 ore perchè è molto grande, bocciamo categoricamente la proposta -ho una personale avversione per giardini e orti botanici- e rivediamo insieme il planning. Trascorriamo la mattina visitando una “fabbrica” di gioielli e lavorazione di pietre preziose -che cattura sorprendentemente i bambini-, una fabbrica di lavorazione del legno ed una della seta, in cui Gaia prova anche un sari bellissimo. Nel pomeriggio giriamo autonomamente per la città, pranzando al ristorante e facendo acquisti, anche impulsivi, da importare in Italia. Nel tardo pomeriggio assistiamo ad uno spettacolo di danze tipiche e ad una funzione nel tempio del Dente sacro. Di nuovo, in serata ci godiamo la chiassosissima città, tra street food piccantissimo, dolci molto molto dolci e la sensazione di essere fortunati a stare così bene tutti e quattro insieme. E’ il momento in cui diciamo ai bambini che è bello viaggiare con loro, che è facile viaggiare con loro, che al di là delle piccole arrabbiature e difficoltà che comunque non mancano mai, sono proprio bravi.

DSC_0514 DSC_0522 DSC_0539 DSC_0538 DSC_0519 DSC_0544 DSC_0582
DSC_0584 DSC_0586 DSC_0595 DSC_0598 DSC_0592 DSC_0641 DSC_0652

30 dicembre: il cambio di programma, per incastrare tutto ciò che probabilmente il nostro driver aveva parzialmente perso di vista, prevede un’alzata di buon mattino. Alla stazione di Kandy riusciamo ad acquistare gli ultimi biglietti, ahinoi di prima classe, per arrivare a Nuwara Eliya, precisamente stazione di Nanu Oya. Teniamo particolarmente al viaggio in treno, sia per la passione di Luca per il mezzo, sia perchè pare sia un’esperienza molto bella. Saliti a bordo, ci accorgiamo che, pur nell’arretratezza locale, la nostra prima classe ha aria condizionata, finestrini chiusi e bloccati, e porte automatiche. Subito proviamo a barattare i nostri biglietti con passeggeri di seconda classe, ma senza riuscirci. Dopo un quarto d’ora dalla partenza, chiediamo al capotreno se ci siano dei posti liberi nelle classi inferiori, spiegando che vorremmo sporgerci dai finestrini e goderci il viaggio, anche se meno comodamente: purtroppo non ci sono posti liberi, ma ci apre le porte di salita del treno, invitandoci a guardare da lì. Inizialmente timorosi, presa confidenza, trascorriamo circa 3 ore di viaggio sporgendoci dalle porte e poi, con i bambini, seduti sui gradini. E’ meraviglioso, la giornata è bella, il treno si muove in salita, attraversiamo paesi, baracche, vegetazione che cambia, dalla giungla alle piantagioni di tè. Arrivati a Nanu Oya, il nostro driver aggiusta nuovamente il programma: torniamo in auto verso Kandy, attraversando le piantagioni, visitando una fabbrica di tè e ammirando le cascate.

DSC_0727 DSC_0773 P_20161230_104808_BF DSC_0781 DSC_0790 IMG_20161230_214718_361 DSC_0830
DSC_0837 DSC_0842 DSC_0847 DSC_0851 DSC_0853 DSC_0888 DSC_0926

31 dicembre: alle 6 del mattino non vado a correre, ma un nuovo driver viene a prenderci in hotel per spostarci, con un viaggio di circa 4 ore, a Bentota, decisamente più a sud. Arrivati, è il momento del safari sul Bentota River, altra tappa a cui non volevo rinunciare, per consentire ai bambini di vedere i coccodrilli, tra mangrovie e altre piante da Libro della Giungla. Terminato il safari, ci viene proposto di spostarci in una spiaggia più a nord, più vicina all’aeroporto dove l’indomani avremo il volo di rientro all’alba, invece di permanere a Bentota. Il sole è molto caldo, è bastata un’ora di safari per avere la fronte e le spalle rosse, pensiamo di accettare la proposta, in modo da distenderci in spiaggia per le 14.00. Purtroppo, non capiamo bene per quale motivo, il driver impiega molto più tempo del previsto e arriviamo a Negombo solo alle 15.00. La spiaggia, inoltre, non è quella che ci aspettiamo, non sembra aver nulla a che vedere con le cartoline dello Sri Lanka, con il mare in cui volevamo fare il bagno. Siamo un po’ nervosi, soprattutto perchè è l’ultimo giorno, ma solo noi adulti: i bambini sono in spiaggia, in costume da bagno, a giocare con la sabbia e a correre in riva schizzandosi e, che l’acqua non sia maldiviana, a loro non importa. Gaia ed io facciamo anche il bagno, l’Oceano è caldissimo. In serata cerchiamo un locale per una cena cingalese: percorriamo la via centrale un paio di volte, leggendo i menu dei ristoranti, poi, dopo un’ora a piedi, prendiamo un tuk tuk perchè ci porti in prossimità del locale individuato. Chiediamo all’autista di consigliarci -specificando ripetutamente che cerchiamo non posti turistici nè europei, ma dove vanno a mangiare i cingalesi- e ci suggerisce il Coconut King; arrivati lì davanti, ci si presenta come un posto estremamente occidentale, ci guardiamo e ci incamminiamo di nuovo nella direzione opposta. Dopo un’altra mezz’ora a piedi, riprendiamo un tuk tuk che ci riporti all’inizio della via ma, ripetuto lo stesso discorso fatto al primo autista, ci ritroviamo di nuovo al Coconut King. Non può essere una coincidenza che in due su due ci diano lo stesso consiglio, proviamo a fidarci. Appena seduti, sfoglio velocemente il menu e il piatto tipico è il grande assente, e noi non vogliamo rinunciare alla nostra ultima cena. Gaia finge di sentirsi male ed io esco con lei, abbracciandola simulando preoccupazione mentre lei si tiene la pancia fingendo, tra risate trattenute, dei conati; in breve escono anche Nico e Luca e mezz’ora dopo ci sediamo finalmente nel “nostro” ristorante a cui ci arrendiamo per esasperazione. Ricorderemo per sempre il loro succo di mango, che di fatto è un frullato densissimo eccezionale, con cui brindiamo alla vacanza, all’anno che finisce, a quello che inizia, con un tavolino in spiaggia. Tornati a casa, i bambini crollano esausti; il padrone di casa viene a bussare alla nostra porta per invitarci a vedere i fuochi d’artificio in spiaggia. Titubanti, poco prima di mezzanotte, chiudiamo i bambini in camera e corriamo in spiaggia (a 50 metri) e iniziamo così il nostro 2017.

DSC_0004 DSC_0010 DSC_0008 DSC_0028
DSC_0123 DSC_0153 DSC_0177 (2) DSC_0213

1 Gennaio: di buon’ora andiamo in aeroporto dove ci imbarchiamo su un comodissimo volo Oman Air diretto, sigh!, a Malpensa. E’ stata una bella vacanza, gli intoppi sono stati pochi, i rimpianti solo due (la mancata entrata al Golden Temple e l’aver perso così tanto tempo a Kandy a discapito del sud dell’isola); sicuramente anche solo 24 ore in più avrebbero fatto la differenza,ma tutto sommato è stato anche questo un gran viaggio. Si rientra, felici della nostra breve avventura, i bambini contenti di ritrovare i giochi appena portati da Babbo Natale, noi impensieriti dalla routine che ci aspetta. Il 2017 sarà un anno di “ponti”; il budget a disposizione è basso, ma appena i nostri datori di lavoro definiranno il calendario, potremo iniziare a studiare nuove mete e a sognare vacanze low cost fai da te… pare che riescano bene!

   DSC_0216

********************************************************************************************

Consigli rapidi per un viaggio in Sri Lanka (con bambini):
– Documentarsi molto bene per avere le idee chiare su che cosa si possa trovare e che cosa aspettarsi (in termini di cose da vedere, da fare; di clima; di cibo)
– Cercare e prenotare un driver dall’Italia
– Definire con il driver, già dall’Italia, nella negoziazione, le tappe (e, se possibile, non fare come noi che ci siamo limitati a questo, ma insistere per avere un planning dettagliato e definito per essere certi che si riesca realmente a fare tutte le tappe; non conoscendo le distanze, non è detto che la nostra idea di viaggio sia realmente fattibile)
– Contrattare sempre sul prezzo. Sempre. Sempre. Alla mancia, invece, purtroppo non ci si può sottrarre.
– Avere con sè sempre acqua e frutta di scorta. Il cibo è molto piccante, molto piccante, molto.

Cosa mettere in valigia tra Natale e Capodanno:
– Magliette a manica corta; eventualmente canottiere, ma procurandosi qualcosa per coprire le spalle per entrare nei templi.
– Pantaloni lunghi o che arrivino almeno sotto al ginocchio -per lo stesso motivo di cui sopra- per gli adulti; i bambini possono stare senza problemi in shorts e canottiera. Ok a pantaloncini corti, ma procuratevi un pareo per coprirvi nei luoghi sacri.
– Un coprispalle leggero o maglietta a maniche lunghe per la sera se siete nelle zone interne.
– Scarpe comode per camminare, tipo tennis. C’è chi va in giro in infradito, noi lo sconsigliamo per praticità e igiene.
– Una bandana o un cappello se prevedete di stare al sole.
– Antizanzare tropicale, disinfettante gel mani, salviette umidificate, tachipirina e termometro, crema solare se state al sole.
– Costume da bagno in caso di spiaggia.
– Ombrello: noi l’avevamo ma non l’abbiamo mai usato. Ci si bagna, ci si asciuga, ci si ribagna.
– Spirito di adattamento, sapendo che, comunque, non si incontrano situazioni estreme.

Categorie: Viaggi, Vita da mamme

Oman, diario di viaggio: sole, mare, deserto, incenso e molto altro.

E’ fine ottobre, ricevo da Alpitour una promozione “prenota prima” per un viaggio per tutta la famiglia; in più, se parto entro il 23 febbraio, Luca non avrà ancora due anni, quindi non pagherà: è ora del Viaggione di cui sentiamo la mancanza da tempo. Le opzioni sono: Zanzibar, Cayo Largo e Salalah, in Oman. Avevo già sentito parlare dell’Oman l’anno scorso, ma avevamo optato per Gran Canaria a marzo, soluzione sicuramente più adatta ad un bambino di un anno. Quest’anno però è diverso, Nico ed io non abbiamo dubbi, blocchiamo l’opzione e iniziamo a sognare le notti d’oriente: Muscat, il palazzo del Sultano, Nizwa, gli echi da Mille e una notte, il deserto, i forti, i paesini da presepe, i wadi, il famoso Bimmah Sinkhole, l’isola di Al-Hallaniyah, tartarughe, delfini, balene, cammelli.

No. Scopriamo che l’Oman (con l’accento sulla a) è una nazione molto vasta e che noi saremo nella regione più a sud, nel Dhofar, al confine con lo Yemen. Salalah (con l’accento sull’ultima a), dove ci troveremo noi, e la capitale Muscat (sempre con l’accento sulla a), per capirci, distano più di mille chilometri. Scopriamo anche che per visitare l’Oman nella sua interezza converrebbe un tour itinerante, una o, meglio, due settimane, con partenza da Muscat per poi scendere verso Salalah. Ormai abbiamo prenotato a Salalah e, comunque, con due bambini -ma, soprattutto, con LucAttila ancora così piccolo, da una parte sarà meglio così.

Partiamo il 5 gennaio sera e arriviamo, dopo circa sette ore di volo e con tre ore in più di fusorario, nella mattinata del 6 gennaio al Salalah Rotana Resort, da tre settimane Bravo Club, un villaggio molto bello in cui però abbiamo vissuto poco. La prima sorpresa è quella di

Categorie: Viaggi, Vita da mamme