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Gaia in Jobmetoo: il primo confronto con la disabilità.

Carnevale: scuole chiuse, bambini a casa, genitori in ufficio e nonni che possono gestire fino ad un certo numero di nipoti contemporaneamente.
Per fortuna, in Jobmetoo si è attenti alle persone, ai nostri candidati così come ai dipendenti; con la mentalità giovane, aperta e la flessibilità che ci contraddistinguono, non potendo lavorare da casa per impegni improrogabili che richiedevano la mia presenza in ufficio, ho risolto affidando Luca con i cuginetti dal nonno e portando Gaia con me al lavoro.

Gaia principessa in ufficio

Ho già raccontato delle volte precedenti in cui mi ha accompagnato e del grande valore che l’esperienza aveva avuto sia per me che per lei. Questa volta, più del solito, i due giorni trascorsi alle scrivanie di Jobmetoo sono stati estremamente formativi ed educativi per Gaia: per la prima volta ha conosciuto il team allargato (a ottobre aveva incontrato soltanto un collega, anzi, come dice lei, un collego: è uomo), ha osservato dinamiche nuove e ruoli differenti e, soprattutto, si è confrontata davvero, riflettendoci anche su, con il tema della disabilità (non è che non ci avesse mai avuto a che fare, ma non in modo consapevole, magari soltanto incontrando persone con disabilità motoria casualmente per strada, o con quel compagno di classe “speciale, che ha una maestra tutta per sè”, senza ulteriori spiegazioni.)

In Jobmetoo ci occupiamo di ricerca e selezione e dell’inserimento lavorativo di persone con disabilità e/o appartenenti a categorie protette, promuovendo il valore delle competenze e di ciascuna risorsa in sè, oltre alla necessità di identificare ruoli, ambienti e strumenti compatibili con le esigenze individuali del lavoratore. In altre parole, la persona con disabilità può essere una risorsa per l’azienda, mettendo a disposizione conoscenze, competenze e proprio potenziale, laddove l’azienda sia disposta a guardare oltre l’etichetta di un’invalidità che può essere superata con sforzi reciproci.
Crediamo davvero in questo e il nostro team, in primis, accoglie anche colleghi con disabilità differenti, visibili e non, in ruoli diversi. Non è necessario conoscere o dichiarare la disabilità di ciascuno, ma -quanto a ciò che è visibile- è naturale che una bambina di ormai cinque anni si accorga da sè di qualcosa di nuovo, ed è di questo che parlerò, nel rispetto di tutti i colleghi e delle disabilità non visibili, ma che ci sono e non sono di “serie b”.

Ieri Gaia si è seduta alla scrivania vicino a me, a Daniele -nonchè fondatore di Jobmetoo, disabile uditivo-, ad Erica e a Lucia –non vedente. Già a metà della giornata, nonostante avesse sottolineato più volte il fatto che io fossi sempre al telefono, impegnata in telefonate troppo lunghe, aveva dichiarato l’intento di tornare ogni volta la scuola fosse chiusa: è stata viziata dai colleghi, tra chi le ha regalato poster da colorare delle principesse Disney, chi cioccolatini e Chupa Chups, chi le ha portato pennarelli e giocattoli e chi ha chiacchierato con lei, facendola sentire l’ospite speciale della giornata.

Lucia Erica Daniele Gaia Vale Jobmetoo

Con Daniele è stato facile: non nascondo che le avessi già parlato di lui, tempo fa, la prima volta che è venuta in ufficio. Le avevo anticipato con tutta la naturalezza possibile che Daniele parla molto bene, ma non sente e che, quindi, avrebbe dovuto semplicemente guardarlo in faccia per parlargli, in modo che lui potesse leggere i movimenti delle sue labbra. Mi era sembrato che fosse quasi divertita, aveva fatto delle prove con me – “mamma, prova ad indovinare che cosa sto dicendo”, muovendo poi le labbra senza emettere suono.

Lucia, con gli occhi azzurri che Gaia non capiva come mai non vedessero (immaginava che una persona “cieca” non avesse del tutto gli occhi, oppure si fosse accecata con qualcosa: “ma come ha fatto, con un coltello?”, mi ha chiesto poi a sera), l’ha colpita profondamente. Gaia, che è una bambina sveglia (ma, soprattutto, è una bambina e i bambini modificano i propri comportamenti in modo istintivo), ha capito subito che con Lucia era fondamentale dare dei riferimenti tattili o sonori, per indicare la propria presenza. Ha poi studiato l’utilizzo del bastone con cui Lucia vede la strada, le porte, il bagno e gli ostacoli.

Team Jobmetoo a pranzo

Tornati a casa, ha raccontato al papà dei cioccolatini di Alessandro, di Erica, che è una bellissima cantante “ma famosa, eh! ci sono anche i video su internet!”, di Lucia, che è “una ragazza che vede non con gli occhi, ma con le mani e con un bastone”.

A tavola, ha richiamato la mia attenzione con un “mamma, guarda che cosa so fare?!”: appoggiava un braccialetto sul tavolo, chiudeva gli occhi e lo riprendeva. “Hai visto? Riesco a capire dov’è e a prenderlo anche se non vedo!”.
Dopo cena, invece, andava in giro per casa ad occhi chiusi: “Lo sai che io sono capace di andare in camera senza guardare?”. Ad un certo punto, nell’entusiasmo, si è schiantata, quasi correndo -appunto- a occhi chiusi, contro uno spigolo, procurandosi un segno notevole sulla fronte: certo, Lucia va in giro aiutandosi con un bastone, lei ha capito che è meglio se, per sicurezza, allunga le braccia davanti a sè.

Insomma, più che imparare qualcosa del mio lavoro (sentendomi parlare con un collega, mi ha chiesto “Che cos’è che stai cercando?”, ho risposto: “Una persona che di lavoro faccia il contabile unico e che voglia lavorare a Bologna”, ha insistito: “Ma tu per lavoro cerchi le persone?”. Sì, ecco, io per lavoro cerco le persone e parlo tanto, tantissimo, forse troppo, con loro), questa volta Gaia si è arricchita grazie al team di Jobmetoo, a Lucia e a tutti noi che lavoriamo insieme per superare la disabilità e andare oltre le differenze, che sono tali soltanto se le consideriamo così.

Per concludere, vi invito ad ascoltare (e guardare) Erica, la bellissima e bravissima cantante che ha conquistato il cuore di Gaia:

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Figli e lavoro, figli al lavoro

Era il 2009 quando per la prima volta ho sentito parlare dell’iniziativa Bimbi in Ufficio con Mamma e Papà (ex Festa della Mamma che lavora) promossa dal Corriere della Sera e con svolgimento, tradizionalmente, nel mese di maggio: l’azienda in cui all’epoca lavoravo aderiva, pur senza organizzare nulla di specifico, e quell’anno alcune colleghe mamme avevano portato i loro piccoli a conoscere il luogo di lavoro e a condividere una merenda.

Nel 2012 ho partecipato anche io, ormai in un’altra azienda, alla mia prima giornata Bimbi in Ufficio insieme a Gaia:

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Ottobre e novembre, tra regali e dolori

“Ma tu, in che giorno posti sul blog?”
“Boh, quando ho qualcosa da dire!”

Forse non è il modo corretto per tenere un blog che abbia un discreto seguito, ma per me funziona così, l’avevo premesso. Le giornate sono sempre di ventiquattro ore, le cose da fare invece si moltiplicano.

Anche per questo, mancano dieci giorni alla fine di ottobre, novembre incombe e ancora non ho messo a fuoco il mio mese. Gli obiettivi di settembre sono stati centrati in pieno, con routine nuovamente consolidate e positività ai massimi storici.

Ad ottobre mi sono fatta un grande regalo: un nuovo lavoro, con un nuovo team compatto e produttivo, in una start-up!
Ho salutato la solida agenzia per il lavoro che mi ha fatto da casa per alcuni anni, le colleghe con cui ci si è ripromesse di rimanere in contatto, e ho accettato la sfida di provare a cambiare un pezzettino del mondo in cui viviamo, cominciando dall’inserimento dei disabili in contesti lavorativi.

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Eccomi, ora inizio! Figli o lavoro?

Ciò che mi ha convinto e dato lo spunto per aprire il blog è stato un confronto di ieri con due mie colleghe: una, la bellissima Principessa che fa girare la testa a tutti –compresa mia figlia-, impegnata-ma-non-ancora-Fidanzata; l’altra, innamorata ciecamente del proprio maritino e Futura Mamma di un bimbo dal nome ancora incerto che nascerà in autunno.

Maternità e lavoro, non un tema facile nè semplificabile, spesso ricorrente e per tanti punti di vista diversi.

Ieri pomeriggio si parlava di mamme che tornano al lavoro subito dopo la nascita dei figli, mamme che rientrano dopo qualche mese, mamme che ricominciano  dopo l’ultimo giorno disponibile di maternità/ferie/permessi; ancora, mamme che riprendono con orario ridotto, mamme che non ritornano affatto. E’ chiaro che ogni scelta possa essere dettata da necessità o da intenzione, ma è di questo secondo caso che si discuteva.

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