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Riflessioni sparse di una trentenne

I trent’anni sono compiuti, mi ritrovo con una laurea e un master remoti, nove anni di lavoro da dipendente accumulati, moltissime persone conosciute e transitate nella mia vita, un marito e due figli.
Sì, ho compiuto trent’anni, ne sono sicura, non quaranta.

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Ed ecco le mie brevi riflessioni, considerazioni e scoperte di questa mia nuova cifra tonda.

In ordine sparso, parlando prima di affetti, poi di cose da fare e di sè.

1- E’ più importante dedicarsi a chi è presente, che pensare a chi non può esserci: è il caso della mia festa di domani, a cui mancheranno inaspettatamente alcune persone su cui contavo, ma -in generale- vale nella vita. Troppo spesso si rischia di non accorgersi o non dare importanza a chi è realmente vicino a noi, perchè occupati a crucciarci per gli assenti. E’ ingiusto per chi c’è ed è ingiusto per noi stessi.

2- Le persone nel corso degli anni cambiano e le amicizie evolvono, si trasformano. Se si è in grado di ascoltarsi, volersi bene e accettare le differenze, i rapporti crescono e si rafforzano; a volte le relazioni franano, senza colpe di nessuno, ma per allontanamenti naturali e fisiologici. Sto imparando ad accettarlo, smettendo di chiedermi quali errori siano stati commessi e da chi.

3- Gli amori a senso unico portano in vicoli ciechi, così come i rapporti a tutti i costi su cui ci si accanisce. L’amicizia richiede impegno, desiderio di vicinanza e di incontro; quando la fatica supera la volontà di trovarsi, forse non ne vale la pena. Se non ci si riesce a telefonare, a scrivere, a vedere di persona per mesi, forse bisogna chiedersi quanto si tenga a quella persona. Forse basterebbe lasciarla andare, accettando lo scorrere del tempo e ammettendo onestamente con se stessi che si desidera cambiare strada.

4- Gli Amici sono pochi, gli amici sono tanti. Gli Amici tendenzialmente sono per sempre, gli amici non è detto, ma è bello poter godere di rapporti -anche momentanei- sapendo che nel presente sono fonte di gioia e serenità. Non è necessario ogni volta pensare ad un per sempre, ci si può frequentare accomunati da passioni o situazioni e mettendosi in gioco in misura discrezionale. Non si dà tutto a tutti, ma può essere bello, sano e salutare dare a ciascuno il pezzo di noi che più gli assomiglia. Questo ho imparato a concedermelo, godendo della compagnia di persone che nell’oggi riempiono il mio presente.

5- Ogni volta c’è da sorprendersi di come, anche nelle piccole cose, persone con cui ci si incontra una volta all’anno, siano presenti. Gli Amici di sempre sono per sempre, certi legami sono indissolubili e non solo per il passato condiviso, ma anche per il presente silenzioso che si vive in lontananza. Non dimentichiamoci degli Amici, perchè ogni volta avremo la riprova che basta un cenno per riaccorciare distanze apparentemente incolmabili.

6- E’ ora di lasciare andare chi ci ostacola, chi trova sempre un motivo per non incoraggiarci, per denigrarci, per non darci la soddisfazione che meritiamo; chi invidia con malignità la nostra vita, come se non ce la fossimo costruita un pezzo alla volta, con una buona dose di fortuna, sì, certo, ma anche di scelte impegnative, coraggiose e rischiose; chi non gioisce con noi solo perchè vorrebbe essere al nostro posto o perchè, con la nostra gioia, si sente defraudato di qualcosa; chi non capisce che la nostra felicità non esclude la sua, che la nostra sofferenza non sminuisce le sue difficoltà, che la sua gioia non è per noi motivo di invidia. E’ ora di lasciare andare chi non si prende cura di noi.

7- Non è troppo tardi per iniziare a fare qualcosa, per trovare un hobby, per scoprire una passione, per recuperare qualcosa di interrotto anni o secoli prima. Mesi fa ho addirittura cercato corsi di ginnastica artistica per adulti: mi sono lasciata vincere dal senso di imbarazzo che avrei provato in sala a distanza di vent’anni, nel ricordo di un body ProPatria e di un fisico da bambina, e ho deciso di ricominciare ad essere sportiva a partire da allenamenti più adatti alla me di adesso. Mi sono concessa un nuovo inizio.

8- A trent’anni, quando ormai lavori da nove, non si hanno più molte chance di sbagliare o di sperimentare. A trent’anni bisogna scegliere come indirizzare il proprio percorso professionale, verso quali ruoli, verso quali contesti, verso quali ambizioni. Io ho avuto l’opportunità di scegliere e, per la prima volta, ho scelto con il cuore e non con il senso di praticità o di programmazione a lungo termine. In principio era stata la mia prima offerta di lavoro, un tempo indeterminato, non avevo alternative, nè me ne sono cercate, e ho accettato senza interrogarmi troppo su ruolo, azienda, settore; poi è stato il momento del secondo cambio, un passaggio intermedio programmato, l’unico che mi sembrava possibile per transitare ad altro ruolo, e ho proseguito così. Solo ora ho scelto consapevolmente un lavoro che mi piace e in un contesto che amo, e ho riscoperto il piacere di darsi da fare per una causa, per un obiettivo, per una squadra.

9- A trent’anni ci si può mettere alle strette, si può parlare con se stessi onestamente. Ho ammesso a me stessa che la mia vita personale e familiare sono prioritari rispetto alla carriera o a qualunque incremento retributivo: è stato faticoso rifiutare una proposta con brillanti prospettive e uno stipendio elevato, ma alla domanda “Lei ha la necessità di stare con i propri figli?”, mi sono sentita rispondere “Non è che io abbia necessità, io voglio stare con i miei figli”. La risposta che cercavo (e negavo) l’ho trovata in me, inaspettatamente, pronta ad essere verbalizzata a tradimento.

10- Si può decidere di non avere più voglia di dedicarsi ad attività o a rapporti sterili, routinari ma di nessun apporto reale alla nostra vita. Ho smesso di inseguire rapporti faticosi, ho smesso di portare avanti piccole abitudini impegnative da mantenere e di nessun beneficio. Si possono concentrare le proprie energie in relazioni e progetti costruttivi, sicuramente più gratificanti.

11- Si può cambiare, riconoscere il cambiamento e accettarlo con benevolenza. Si può anche sperimentare, provare a vedere che cosa succede a invertire le abitudini, provare, ad esempio, anche a spostare un divano nel centro del soggiorno -stravolgendo l’assetto della casa- per fare spazio ad un albero di Natale che, per anni, era stato sacrificato in un angolo nascosto.

12- Si può essere più indulgenti e meno severi con se stessi. Si può anche scoprire, ad esempio, che dopo anni trascorsi sui Grandi Classici, o a confrontarsi su film impegnati e a tacere apprezzamento per canzoni commerciali, è salutare concedersi anche letture da spiaggia, commedie disincantate e una cantata a squarciagola di brani musicali passati da Radio Italia. Non solo: si può scoprire che adesso non ci importa nulla se qualcuno ci addita come ignoranti, o non all’altezza, o “ma tu davvero ascolti quella roba lì?”.

13- Ci si può iniziare ad accettare, con i propri difetti, con il proprio carattere poco docile o con quel sedere taglia 42 che vorremmo da anni che fosse una 40 o, magari, una 38. Si può provare ad andare al supermercato sotto casa in scarpe da ginnastica invece che con i tacchi alti, o a non truccarsi nel fine settimana, o a lasciar asciugare i capelli selvaggiamente all’aria così come vengono..ed accorgersi che si riesce a stare bene anche così, imperfetti e poco attraenti. Si riesce anche a capire che cosa -e in che misura- possiamo cambiare, che cosa invece è parte di noi.

14- A trent’anni, nei miei trent’anni che sembrano quaranta, non ci si deve lasciare andare: la vita è ancora lì, tutta davanti, con proposte di nuovi inizi, di cambiamenti, di riscoperte di sè e del mondo. Nei miei trent’anni che sembrano quaranta, ho la fortuna di avere chiare le mie priorità e le mie certezze, e di averle al centro di tutto; intorno, però, mi prometto di non dimenticarmi mai di me stessa.

albero di natale divano spostato

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