Tag : stramilano

Stramilano 2016: perchè la corsa è uno sport di squadra.

C’era tutto: la conferma di poter portare a termine una mezza avuta a Verona, la nuova tabella che ho seguito quasi alla lettera con levatacce alle 5 del mattino per ottimizzare i tempi (e no, le ripetute a quell’ora, con freddo e pioggia, non le consiglio a nessuno), la sensazione di poter mantenere per 21 km un ritmo medio di 5’50” min/km, la possibilità -su cui qualcuno aveva anche scommesso una pizza- che riuscissi a chiudere la gara in 1:59:59, insomma, sotto le due ore, con un ritmo medio di 5’40” min/km.

Era pronta anche la tifoseria, questa volta ben organizzata strategicamente: mamma al km 8, Nico e bambini intorno al km 12, Annalisa al km 15, Fra al km 18 e all’arrivo gli altri amici e la squadra.

Infine, anche fisicamente tutti i pezzi erano al loro posto: bandellette, tendini, tibie…

Insomma, era tutto perfetto -ed è stato tutto perfetto ciò che è stato pianificato e controllato-, ma io ho sbagliato tutto. Trascinata dall’onda in partenza, ho corso la prima metà gara troppo al di sopra dei miei ritmi sostenibili e mi sono ritrovata per i primi 10 km con una media di 5’35” min/km. Ovviamente, poi, il tracollo.
Parto da sola, convinta di andare piano, con il Garmin impazzito che mi segna una frequenza cardiaca di 220 bpm (che neanche le ripetute a 4’45” min/km alle cinque del mattino) e le gambe che girano bene: quando il gruppo degli Urban Runners con obiettivo 1:59 mi affianca, provo a seguirli e a stare con loro, e ho anche fiato per qualche battuta. Poco dopo, ecco che incontro altre facce amiche, con maglia Red Snakes, sguardi, strette di mano, sorrisi, qualche parola di incoraggiamento: Silvia mi chiede come vada, le dico che mi sento bene, mi fa presente che in quel momento sono a 5’20”, le rispondo che sì, mi rendo conto che devo rallentare. Mi incoraggia, mi incoraggiano, sorrido, parlocchio, non sono in affanno, posso farcela.

stramilano1 stramilano2

Arrivo in porta Venezia, cerco mia mamma: accidenti, le ho detto di mettersi a destra, speriamo di esserci capite, qua non ci si incontra..ed invece, in curva, eccola che mi chiama e rispondo! Uno scambio di sorrisi, lei che cerca qualcosa da gridarmi e opta per un perentorio “Respira!”, con cipiglio materno. Intanto gli amici vanno avanti, meglio così, con loro avrei ansie da prestazione e mi sentirei una zavorra. Arrivo al decimo chilometro in 56 minuti, perfetto, anzi, troppo! Mi fermo al ristoro e riparto, iniziando a sentire le gambe pesanti.

Prossimo obiettivo: raggiungere Nico e i bambini, non posso rallentare eccessivamente prima di incontrarli, devono vedermi scattante e in forze, altrimenti che figura faccio con loro che sanno che sono una supereroina? Spero di incontrarli, nel punto dello scorso anno non ci sono, va bene che avevo suggerito di mettersi un po’ oltre, ma ho paura di non incrociarli; e poi, si ricorderanno che ho detto di tenere la destra anche a loro? Tutti i tifosi con giacca chiara a bordo strada mi sembrano Nico, tutti i bambini potenzialmente sono i miei. Finalmente, circa al tredicesimo chilometro li vedo, mi vedono anche loro e mi chiamano! Sono felice, mi dimentico per un attimo della fatica, mi sbraccio, corro loro incontro e scambio un cinque con Gaia e una cosa simile con Luca. Nico ha le mani occupate, scatta la foto: povero papà, a cui forse non do troppa soddisfazione, concentrata come sono sui bambini.

DSC_0077 DSC_0078

Bene, anzi, non va bene per niente, devo rallentare: le gambe iniziano a non girare, rischio di non arrivare alla fine. Maledetti 14esimo e 15esimo chilometro che l’anno scorso hanno segnato la mia resa: anche quest’anno sono un punto critico; non posso però farmi vedere da Annalisa mentre arranco, quindi mi dico di tenere duro fino al ristoro e poi si vedrà. A proposito, sarò in orario con i tempi che le avevo detto? Va bene, passo sotto casa sua, ma chissà se sarà lì, con il suo bimbo piccolo, di domenica, all’ora di pranzo.. E all’improvviso, ecco anche lei: la chiamo con anticipo, ho davanti a me qualche altro runner, voglio che mi veda. Al secondo “Anna!!” mi vede, scambio rapido di sorrisi, mi scatta una foto, continuo.

stramilanoconannalisa

Dopo poco vedo il ristoro, quello dopo il quale l’anno scorso ho camminato: rallenta ma non mollare, rallenta ma non mollare, non dargliela vinta, maledetta Stramilano. Mi fermo al ristoro, sali, bottiglietta d’acqua; mentre cammino quei pochi metri che mi consentono di bere, ecco che vedo Alessandro. Non ci credo, è già lì?! Ma è lì per me?! Vedo male da lontano, ma mi è molto chiaro che mi sta mimando -e forse anche sillabando- un “ma allora, ma che cazzo stai facendo?!”. Mi si affianca, chiede come vada, male, gli rispondo. Non ricordo bene se gli abbia detto che ho tirato troppo e ora non ho fiato, o se l’ha capito da solo; so che in quei chilometri ho pensato di dirgli mille cose, spiegargli, lamentarmi, ringraziarlo, liberarlo dall’accompagnarmi chè mica deve farlo per forza, chiedergli della sua gara, arrabbiarmi, ma credo di aver solo annuito e borbottato qualche lamentela. Mi sprona, io rallento; mi dice che mi accompagnerà fino all’arrivo, di respirare, di concentrarmi e piantarla di guardare l’orologio, che anche la sua gara è andata male, ma quel che conta ormai è arrivare. Ascolto e faccio mie le parole, anche se, in cambio, grugnisco delusa e, probabilmente, senza mostrargli troppa gratitudine. Sono contenta di non chiudere la gara da sola e di non chiuderla con qualcuno che ha il mio stesso obiettivo, ma di chiuderla con qualcuno che la sta correndo con me per me.

stramilanoconale

Intanto siamo in una zona della città che non conosco, so che Francesca dovrebbe essere dalle parti di piazza nonmiricordocomesichiama, provo a leggere i nomi delle vie ma senza occhiali non vedo niente. Di nuovo, quando ormai non ci speravo più, eccola al suo posto, dove aveva detto che sarebbe stata.

18esimo chilometro, Dai che siamo quasi in Sempione.
Ma dove accidenti siamo?!
Sempione, rivedo l’anno scorso in cui in quegli ultimi chilometri ho alternato camminata a tratti a 5’50”, i fotografi e i podisti da Marte in curva, i ristori vuoti al mio passaggio, il vuoto davanti a me, il vuoto dietro di me. Quest’anno non sono sola, ai ristori c’è gente e materiale, mancano fotografi e podisti da marte in curva, ma io non cammino: vado a scatti, senza trovare un ritmo coerente, ma non mi fermo.

Due chilometri che paiono infiniti, l’Arena che vedo da lontano, l’ultimo giro: sento che adesso le gambe trovano un po’ di forza residua, non molta, ma quella sufficiente per accelerare un minimo e mettere fine alla fatica. Stiamo per entrare in Arena, Ale è lì con me, mi propone di allungare gli ultimi metri, ma io non ne ho proprio, non ce la faccio, le gambe non girano: mi sembra di lagnarmi e tirarmi indietro, ma davvero le gambe non rispondono più.

L’ingresso in arena e la pista, subito ci fanno spostare in quinta e sesta corsia: un ragazzo si è sentito male a pochi metri dal traguardo e l’ambulanza è lì per lui (scopriremo solo il giorno dopo che Fabio, 29 anni, non ce l’ha fatta e questa rimarrà un’ombra terribile su questa Stramilano).
L’ultimo imprevisto: dove saranno Nico e i bambini, ci vedremo? Non so dove cercarli, mi trovano loro, mi chiamano e, non ricordo bene come, Gaia corre in pista con me, nemmeno il tempo di dire qualcosa ad Alessandro, si scambiano i ruoli e taglio il traguardo con mia figlia, mano nella mano.

All’arrivo sono tutti lì, notano il mio sorriso, io in realtà sono un po’ delusa e decisamente stremata.
“Non ce l’ho fatta”
“Ce l’hai fatta, Vale, hai il sorriso”.

2:06, pochi secondi meno di Verona, circa 3 minuti in più di quanto, secondo me, fosse nelle mie capacità attuali.

stramilanocongaia

Ho il sorriso, però, e questo è vero. E’ stato tutto perfetto e non sarò mai sufficientemente grata a tutti coloro che hanno speso una parola di incoraggiamento, un abbraccio, una presa in giro affettuosa per me, un grido per chiamarmi mentre correvo; non sarò mai abbastanza riconoscente ad Alessandro dal cuore grande, che ha dovuto mollare la sua gara e poi ha corso con me, per essersi sorbito le mie arrabbiature, per essersi tirato indietro a pochi metri dall’arrivo e aver fatto spazio ad un’altra persona senza che io mi rendessi conto, Ale che, ingiustamente, non si è sentito chiedere fino alla fine “ma a te come è andata? come stai?”, solo perchè ho dato per scontato che ad un top fosse andata necessariamente bene, e perchè troppo concentrata su me stessa. Ale, scusa e grazie, grazie e scusa, con il cuore.

Infine, ma cosa più importante, il mio grazie più grande va anche questa volta a Nico e ai bambini, per esserci stati prima, durante e dopo, per aver avuto pazienza, per avermi festeggiato, per avermi sostenuto questa volta e sostenermi sempre, nelle mie giornate di buona e in quelle in cui faccio casino.

La Stramilano l’ho chiusa con il sorriso: il tempo conta, se così non fosse non seguirei tabelle di allenamento, ma non è nulla in confronto a quanto ho ricevuto in affetto, presenza e sostegno da questa gara. Grazie a tutti, di cuore.

DSC_0085 DSC_0087

Categorie: Sport

21,097 km: al traguardo, in qualche modo, sono arrivata. Per la prima volta.

Un mese e mezzo di allenamento, 19 giorni di stop, tre sabati di corsa, un’amica-compagna di strada, tanti supporters e 21,097 km percorsi.

Non è andata come avrei immaginato, è andata peggio dell’ipotesi peggiore che avessi preventivato, mi sono ritrovata a non sapere che cosa stessi provando all’arrivo, non la gioia della soddisfazione, non l’eccitazione da endorfine, non delusione nè sconforto. Mi sono semplicemente sentita “sollevata”. E poi felice, ma non per la corsa in sè.

La settimana precedente è stata piena di preoccupazioni, con l’imprevista conferma che non ci sarebbe stata Silvia, infortunata alla maratona di Roma, a correre con me e Fra (“tu pensa a far girare le gambe, chè al resto penso io”, mi diceva, e questa era la rassicurazione che mi ripetevo per compensare il non-allenamento), con le ferite ai piedi che non guarivano e con la normale ansia pregara. Venerdì Fra ed io abbiamo ritirato il pettorale, ma, ancora, la preoccupazione delle mie condizioni -nostre, anzi, visto che anche la mia socia aveva un bicipite femorale non in forma- è stata di sottofondo tra un sorriso e l’altro.

Nel mio sabato di negatività perchè ancora non riuscivo a camminare appoggiando i piedi senza dolore a causa di ferite sulle piante, ho poi sentito Silvia che è riuscita a tranquillizzarmi e a darmi carica.

Arriva domenica mattina: Fra ed io, Aulin per lei e Brufen600 e cerotti per me, superato il dilemma del cambio dell’ora, riusciamo ad arrivare al villaggio degli atleti. Incontriamo i Red Snakes, il coach che ci chiede come vada (“Coach, io ci provo. Ho dei buchi nei piedi, ma ci provo, ormai sono qua.” – “I buchi nei piedi: non benissimo!”), depositiamo le sacche e incontriamo altre facce amiche: Valentina, Yuri, Alessandro, che non hanno smesso di fare il tifo per noi, ci caricano ulteriormente.

IMG_20150329_105254095

Andiamo alla griglia di partenza, Fra ed io ci teniamo la mano. Fra ed io ci stritoliamo la mano. Parliamo poco, ci guardiamo, i miei occhi, ad intermittenza, si inumidiscono, ma sono felice di essere lì e mi sento positiva. Ripetiamo il piano: “andiamo ai 6 min/km fino ai 15 km, poi vediamo e, se ne abbiamo, spingiamo, altrimenti continuiamo e chiudiamo in 2.06/2.07. L’importante è arrivare, non importa il tempo”.

IMG_20150329_105052851

Partiamo, salutiamo i fotografi tenendoci per mano, qualche metro e compare Davide, che ci annuncia che correrà con noi fino al traguardo, rinunciando al suo obiettivo. I primi due, tre chilometri sono stupendi, incontriamo un sacco di facce amiche che tifano per noi, Eliana che ci saluta, Taty che, mentre corre, ci lancia un grido di incoraggiamento. E’ una festa: mentre siamo al secondo km, i primi kenyani ci doppiano arrivando oltre al quinto chilometro, tutti corriamo rivolti verso di loro applaudendo ammirati.

Al quinto chilometro c’è il primo ristoro, non ho molta sete, ma Silvia si era raccomandata di bere comunque, quindi ringrazio Davide che ci anticipa per portarci l’acqua e faccio il mio dovere. Verso il settimo chilometro mi sento stanca, mi sembra di non aver fiato, controllo il Garmin e siamo intorno ai 6, è strano per i miei tempi, ma è “come da piano”, vorrei rallentare, lo dico a Fra e Davide, li invito ad andare avanti, a fare ciascuno la propria gara, ma non vogliono lasciarmi: “l’importante non è il tempo, è arrivare insieme”. Punto alla mia prima meta: so che tra il decimo e il dodicesimo chilometro ci saranno i miei due supporter speciali, Nico e Gaia, a fare il tifo per me.

Eccoli, al decimo: mi sbraccio da lontano, allungo, mi avvicino, grido a Gaia che le voglio bene, mentre sta srotolando dei cartelloni che ha preparato per me. Vorrei dire loro di seguirmi per un pezzo in bici, ma non sono sicura che sia una buona idea e comunque non avrei fiato per dirlo.

gaiasupporter gaia supporter

Da questo momento la mia testa inizia a boicottarmi. Un occhio al Garmin e l’undicesimo chilometro lo chiudiamo con una media di 6.21, il dodicesimo a 6.25, il tredicesimo a 6.33. A me sembra di fare sempre più fatica di fiato, la vocina in testa mi dice che ho sbagliato tutto, che non solo non sto mantenendo il ritmo già blando dei 6 minuti/km, ma che sto facendo una specie di terrificante progressione al contrario. Ripeto a Fra e a Davide per l’ennesima volta di andare avanti, io vado sempre peggio e l’idea che loro rallentino per me mi aggiunge ansie. Chiudiamo il quattordicesimo km con un passo di 7.03. Qua mollo. Qua esplicito che “faccio schifo”; Davide mi dice “chi se ne frega”, Fra mi ricorda che l’importante è arrivare, ma io penso che ai 7 ho corso nelle prime due/tre uscite della mia vita. Intanto, ovviamente, rallento ancora. Penso a Yuri che mi dice che è e sarà una festa, penso a Silvia che mi ammonisce di non pensare ai chilometri che passano e a quelli che mancano perchè altrimenti sarà lunga, ripenso ad Alessandro che mi dice che sono pronta per la mezza, a tutti quelli che mi hanno detto un “credo in te, so che puoi farlo”, penso a Gaia che mi aspetta all’arrivo. Devo distrarmi.

“Davide, raccontami qualcosa”.
“Cosa?”
“Qualcosa. Dimmi del Passatore!”
“Eh, addirittura!”
E mi racconta come ha iniziato ad allenarsi per questa ultramaratona di 100 km in cui debutterà, con tutta la mia ammirazione, tra pochi mesi. Se non stessi correndo e con il fiato al limite, gli farei mille domande, per curiosità e per farmi distrarre ancora un po’, ma purtroppo il racconto finisce presto. Quando il Garmin mi avvisa che sto correndo a 7.20, penso che forse sarei più veloce se camminassi, mi mortifico, spingo Fra e Davide a lasciarmi: “Ti mollo solo se ti fermi”, qualche metro e inizio a camminare. Fra e Davide iniziano finalmente la loro corsa, io mi sento sollevata e felice per loro e riprendo a correre.

Passo sotto casa di un’amica, ha la finestra sul balcone aperta, so che sarebbe rimasta affacciata, grido un “Annalisaaa” a pieni polmoni e proseguo fino al ristoro del quindicesimo chilometro, bevo una bottiglietta d’acqua intera e due bicchieri di Gatorade, poi faccio un patto con me stessa: camminerò per un chilometro, fino al cartello del sedicesimo, poi ricomincerò sapendo che ne mancheranno solo cinque. Chi corre da tempo e su lunghe distanze dice che “per cinque chilometri neanche ci si cambia”. Raccolgo anche bottigliette d’acqua da terra, quelle scartate dai runner davanti, ho troppa sete, probabilmente prenderò tutte le malattie del mondo, ma devo bere. Saranno i liquidi, sarà l’indulgenza nei confronti di me stessa, ma mi sento meglio. Ormai la gara “è andata”, lo accetto, l’unico obiettivo è recuperare la medaglia dei finisher da consegnare a Gaia, che ormai mi aspetta al traguardo.

Ricomincio a correre, arriva il diciassettesimo, cammino qualche metro, ricomincio, vedo che il Garmin indica che corro a 5.40, è follia, rallento, riprendo a 6, rallento, ma mi ritrovo a 5.50, quindi il fiato sparisce del tutto, cammino di nuovo qualche metro, ricomincio a correre. Arriverò così al ventesimo chilometro, assolutamente non in grado di avere un ritmo, di regolarmi, di respirare e di far girare le gambe.

Mi sento tra gli ultimi, il ristoro del diciottesimo chilometro è vuoto, non ci sono neanche più bottiglie d’acqua, stanno sbaraccando tutti. Noi runner delle retrovie corriamo da soli, tutti molto distanti gli uni dagli altri: non rimane che sorridere ai fotografi, quale occasione migliore per essere inquadrati alla perfezione? Sarà che inizio a sorridere per le foto, sarà che lungo la strada chi fa il tifo lo fa proprio per me -“dai, che sei brava!”, “forza ragazza, manca poco!”-, sarà che ho voglia di vedere facce amiche..non mollo più. Passo nel tifo dei Podisti da Marte, qualcuno mi batte il cinque, intravedo l’Arena.

Ci siamo. Allungo l’ultimo mezzo chilometro, tornando sul mio passo a 5.40, vedo di nuovo Sara che in questa gara è comparsa ripetutamente, entro in Arena. Fisso lo sguardo sul gonfiabile del traguardo, cercherò Gaia e Nico lì vicino. Faccio girare le gambe. Sento il coach Matteo che grida “Vai Valeria!”, alzo un braccio in segno di ringraziamento e di conferma “sì, vado, cazzo, adesso vado!” e spingo gli ultimi metri. Sorrido, fotografi da tutte le parti: incredibile, aspettano anche noi lumachine. Finalmente vedo Gaia e Nico, grido loro un “Vi voglio bene”, passo il traguardo, spengo il Garmin, ma cerco facce.

Fra mi aspetta, ci abbracciamo, recuperiamo la medaglia. Avevamo sognato un arrivo al traguardo per mano, così non è stato, ma per me rimarrà la nostra prima mezza maratona, prima di una lunga serie. Poi abbraccio Yuri, Davide, un altro Davide, Valentina, Alessandro, tutti quelli che mi hanno sostenuto e pensato in questa fatica enorme. Quando mi chiedono come sia andata, dico “non bene, ho anche camminato per un chilometro”, ma per loro conta che io sia arrivata alla fine. Non sento euforia, nè sconforto: sono sollevata, è finita, potrò ricominciare da capo, con i piedi a posto e con un allenamento costante.

Il mio motivo di felicità è ricevere l’appoggio di tutti, sono gli abbracci che ricevo, i complimenti, i sorrisi, le pacche sulle spalle, gli sguardi di approvazione.

IMG_20150329_171126

Saluto Nico, facciamo passare Gaia al di qua delle transenne, in pista con me, mi fa rileggere bene i cartelli che mi aveva preparato, si fa premiare con la sua meritata medaglia.

IMG_20150329_171433 IMG_20150329_133409472 IMG_20150329_133503462

Sono felice perchè mia figlia è orgogliosa di me, è emozionata e un po’ spaesata dalla situazione, dall’Arena così grande e affollata, dal chiasso dei runner festosi e dai tifosi accalcati. In serata mi chiederà se un giorno potremo fare una gara insieme, mentre Gli Uomini faranno il tifo per noi, così poi lei potrà mettere la sua medaglia al collo di Luca; poi mi dice che però, magari, prima dovremmo allenarci qualche volta insieme prima della gara, così da diventare più veloci. Questa mattina ha voluto portare a scuola la mia sua medaglia, da far vedere ai compagni e alla maestra, mi ha chiesto di accompagnarla perchè così, magari, la maestra mi avrebbe fatto soffiare sulla candela come premio (non so di che cosa parlasse, le ho detto che l’avrei accompagnata volentieri, ma senza soffiare da nessuna parte, e che la mia festa era già stata ieri con lei).

In tutto ciò, la mia prima mezza maratona l’ho chiusa in 2.19.18, con un chilometro percorso camminando (e ancora 210 runner arrivati al traguardo dietro di me). Non so quindi, se io sia ufficialmente una mezza-maratoneta, nel dubbio, aspetto la prossima occasione per riprovarci.

Obiettivo: concluderla correndo, senza Garmin e con in testa solo una grande chiassosissima Festa.

gaiaquadro

Categorie: Sport

Stramilano e agitazioni.

Ci siamo: il contatore sulla pagina della Stramilano, che visito quotidianamente in modo compulsivo, come se ci potessi trovare incredibili novità o notizie, ricorda che mancano 6 giorni alla data.

-6, come i km che, in gara, dovrò aggiungere alla fatica fatta questo sabato mattina con Fra.
-6, come i km più difficili che mi aspetteranno domenica.

Arrivo impreparata e con molte agitazioni. Un ottimo allenamento nel mese di gennaio, con gambe, muscoli, testa e cuore che hanno retto bene il ritmo delle tre uscite settimanali, delle ripetute, delle salite e delle progressioni con i Red Snakes. Una pausa pressochè totale da metà febbraio ad oggi, con dolori continui e di vario genere.

Arrivo alla mia prima mezza maratona con uno stop di 19 giorni e una sola uscita a settimana per le tre settimane successive: più che un allenamento, solo un tentativo di ricordare a gambe e fiato come affrontare una corsa, e un modo per rassicurarmi che no, non sono stata ferma proprio del tutto. Dopo ogni uscita di questi ultimi weekend, tendinite e vesciche-ferite sulle piante dei piedi si sono rifatte sentire: corsa, un paio di giorni di zoppia, qualche altro giorno per riprendere ad appoggiare il piede correttamente, e poi ecco tornato il fine settimana e la nuova uscita, un circolo vizioso.

 17km_ok 15km_ok

Le ultime due corse, però, sono state speciali: non ero da sola, ero con Fra. Sono state corse prese sul serio, in uno strano silenzio, concentrate entrambe sui nostri acciacchi e pronte a captare le sensazioni di muscoli, piedi, tendini, focalizzate sui chilometri che scorrevano, sul ritmo del respiro; ci siamo prese più tempo per lo stretching, perchè le chiacchiere tra noi ci mancavano da un pezzo. Sono state prove generali per la nostra Prima Mezza Maratona insieme: non sempre affiancate ma, a turno, una, avanti di qualche metro, trainava l’altra.

Fra&ValePostCorsa ValeFraStretching

Non siamo al massimo della nostra forma nè ben allenate, e abbiamo corso senza tecnica nè ritmo: troppo veloci in partenza, incostanti e senza progressione, alternando casualmente chilometri più rapidi a chilometri in cui il rallentamento era notevole ma necessario. Ormai, però, abbiamo deciso di andare fino in fondo e provarci.

Anche se in cuor mio mi piacerebbe -anzi, mi sarebbe piaciuto-, concludere la gara entro un certo tempo, adesso la cosa che conta sarà arrivare al traguardo e farlo con il sorriso. Le incognite sono tantissime e non abbiamo neanche la garanzia di essere fisicamente a posto o di aver fatto il nostro dovere agli allenamenti: l’unica certezza è che, nelle condizioni in cui siamo e saremo, abbiamo e avremo dato il massimo.

E’ la nostra gara, vorrei che la facessimo fianco a fianco per spronarci e arrivare insieme, ma -come a Parigi- penso che sia giusto che Fra si goda la sua corsa nel caso io non dovessi tenere il ritmo. Non so come andrà, non vedo l’ora di sapere come finirà, che cosa proverò/proveremo.

So solo che gli incoraggiamenti di chi ci ha sostenuto fino ad ora, tra infortuni, allenamenti, stop, incertezze, non potranno mancare in questi lunghi S E I giorni di attesa.

givemefive

Categorie: Amicizia, Sport

Ma una “mezza” si improvvisa?

Settimana scorsa ho ricominciato a correre.
Questa settimana ho rismesso di correre.
Giovedì la mia tendinite andava meglio, la mia voglia di uscire era alle stelle, la mia ansia e preoccupazione per il lungo stop e l’avvicinarsi della Stramilano hanno fatto il resto. Spalmata di creme e gel di vario genere e natura, mi sono regalata 11 km al parco sotto casa: la giornata era stupenda, il cielo limpido, un vento che aveva spazzato via inquinamento e qualsiasi forma di vita dal mio parco, un tramonto pazzesco su quartiere Adriano e un mio ritmo inaspettato -certo, con fatica tremenda. Ad ogni passo sentivo le tensioni delle ultime settimane scivolare via da me, calpestavo tutte le questioni lavorative, familiari, gli impegni e i pensieri inutilmente martellanti.

Sono tornata a casa al settimo cielo, con energia e ottimismo da vendere, con i tendini affaticati come tutti i muscoli che ho in corpo, e con due vesciche sotto la pianta dei piedi.

run ripresa

Venerdì pomeriggio, per approfittare delle belle giornate, siamo partiti con i bambini per Garda. Sabato mattina, prima delle otto, non ho potuto fare a meno di regalarmi un’altra ora di corsa, questa volta su un lungolago deserto e rasserenante. E’ stato qui che mi sono resa conto che correre sulle vesciche potesse essere più doloroso che correre sulla tendinite, arginabile con Artiglio del Diavolo, Arnica, Pennsaid e intrugli simili.

E’ stato qui che, appoggiando male i piedi per non scarnificarmi, è subentrato un principio di tendinite al piede sano.
IMG_20150307_070829022 IMG_20150307_085545058  IMG_20150307_091443406
run garda  IMG_20150307_092652557 IMG_20150307_092611838
Ieri ho deciso di smettere di correre.
Ieri ho deciso di smettere temporaneamente di correre.
Ieri ho deciso, dopo lunghi arrovellamenti, di smettere temporaneamente di correre.
Da una parte c’è la Stramilano a cui, per molti motivi, ormai non voglio rinunciare, dall’altra c’è la mia salute, quindi ho raggiunto un compromesso con me stessa.
Le opzioni erano due:
Accantonare l’obiettivo mezza maratona, recuperare l’uso dei piedi, riprendere l’allenamento, scegliere un’altra gara e correrla tra qualche mese con un buon livello di preparazione e l’auspicio di chiuderla in 2 ore / 2.05. Da sola.
– Perseguire l’obiettivo Stramilano, recuperando l’uso dei piedi con il riposo e tentando la gara senza un allenamento adeguato, puntando solo a finirla, per confermare a me stessa che ce la posso fare, senza ambizioni particolari di tempo o andatura. Con Fra e con chi sarà con noi per supportarci.

..e io ho scelto la seconda opzione.

In parte è una piccola sconfitta per non essere riuscita ad allenarmi, perchè il mio fisico non ha retto adeguatamente, forse per le scarpe non idonee (a breve dovrebbero arrivare i plantari correttivi che ho fatto fare su misura), forse per un sovrallenamento a cui non ero ancora pronta, forse perchè l’inconscio e l’ansia (quella invece è consapevole) remano contro l’obiettivo mezza maratona imposto dalla testa.

Non ho potuto non ascoltare i segnali del mio corpo e stavolta non è un modo di dire. Il mio piede mi ha parlato ieri mattina, quando, indecisa se andare agli allenamenti con i Red Snakes e già iscritta alla run, ho controllato lo stato della vescica-ferita: il segnale di pericolo e di allerta è stato evidente.
IMG_20150310_101628

A questo punto, quindi, il mio piano prevede:

cura delle ferite e definitiva regressione della tendinite
allenamento lungo e lento sabato prossimo (o lunedì all’alba, se le vesciche non fossero rimarginate), 1 allenamento medio e lento il sabato successivo, gara il weekend dopo.

Insomma, mi dicevano che “La mezza maratona si può improvvisare e ho sempre negato che potesse essere così, ma è esattamente quello mi troverò a fare. L’unica cosa che rimane, nel frattempo, sarà provare un training intensivo per la testa. Qualcuno conosce metodi infallibili?

Categorie: Sport

Infortunio e presagi

Weekend: tutti corrono, i runner professionisti, i runner amatoriali e i runner della domenica, quelli che sono stati in letargo per tutto l’inverno, ma si sgranchiscono sulla ciclabile nelle domeniche di sole che fanno presagire l’arrivo della primavera.
Io, invece, sono ancora ferma.

Sabato avrei voluto ricominciare dopo l’infortunio della staffetta di Verona: preoccupata per le due settimane di fermo completo e per la memoria corta dei miei muscoli e fiato, avevo pianificato una ripresa con 15 km, la famosa via di mezzo tra le istruzioni del coach (un weekend 13, uno 17..e via verso la mezza maratona).
Ero anche già d’accordo con Fra, anche lei lontana dalla corsa da una decina di giorni per un piccolo stiramento del bicipite femorale. Anzi, insieme avevamo deciso di testare piede per me e gamba per lei venerdì mattina, con una corsetta di soli cinque chilometri nel nostro parco sotto casa.

Venerdì ore 8.30 ci siamo trovate al parco; a neanche due km dalla partenza io mi sono dovuta fermare di nuovo per il dolore al piede, che era invece scomparso ormai da quasi una settimana. Avvilita, sconfitta e demoralizzata, ho abbandonato Fra ai suoi quattro restanti chilometri e sono rincasata, sentendomi uno straccio e buttandomi sul lavoro.

tendinite peronei

Sabato nessuna delle due ha corso: anche a Fra la gamba aveva dato fastidio dopo il test e abbiamo saggiamente scelto di fermarci ancora qualche giorno prima di tentare di nuovo.

La Stramilano è tra ormai meno di un mese ed io sono ferma da 16 giorni che diventeranno almeno 21 prima di tentare nuovamente un’uscita. Ho il serio dubbio di non riuscire a recuperare gambe e fiato e di azzerare tutti i miglioramenti che mi ero conquistata in due mesi di duro allenamento. Questo perchè guardo avanti, perchè, in realtà, non è neanche detto che io guarisca dalla tendinite dei peronei  in tempo per la gara (sì, mi pare che l’abbiano chiamata così).

Venerdì mi sono sentita sconfitta, sabato frustrata; c’è chi mi ha rassicurato dicendomi che sono pronta, chi mi ha ricordato che se non dovessi correre la Stramilano, basterà che io scelga una gara successiva, c’è poi chi ha sminuito con un “ma sì, pazienza, il mondo va avanti lo stesso, le cose importanti sono altre”. Siamo tutti d’accordo, la fame del mondo è una questione sicuramente più spinosa, ma -oltre che con i massimi sistemi- io mi trovo a fare i conti anche con me stessa. E a me questa cosa del non riuscire ad accettare l’infortunio e l’imprevisto come parte dell’allenamento, fa impazzire. E incazzare, si può dire?

Domenica il mondo dei runner si è diviso tra gare e corsette in amicizia al parco.
Io invece, nonostante i bambini fossero a dormire dai nonni, alle sette mi sono alzata, ho acceso il pc e, armata di carta di credito..mi sono iscritta alla Stramilano.

tessera fidal

Coerente no?
Finalmente mi sono risentita in gioco: magari il piede non mi consentirà di correre proprio quella gara, magari invece riuscirò a correre qualche giorno prima e arriverò impreparata, ma almeno mi do la possibilità di partecipare.

Oggi, rientrando dal lavoro, ho trovato ad aspettarmi una sorpresa, come presagio di buone notizie: è finalmente arrivata la tessera della società alla quale sono iscritta, con canotta sociale e zainetto.
Happy Runner Club.

“Mamma, vuol dire che tu quando corri sei felice?”

Happy runner

Categorie: Sport

Verso la Stramilano: la soglia dei 17 km

Mancano due mesi scarsi alla Stramilano e io continuo ad allenarmi: due volte a settimana con i Red Snakes e una volta nel weekend per un “lungo” con Francesca, o da sola, ma con aggiornamento reciproco costante da parte di entrambe. Per ora, anche la tibia regge bene, sembra che riesca a sopportare anche le tre uscite settimanali e a recuperare dopo ciascuna (ho annullato la risonanza e la visita del 30 gennaio: non essendo stata a riposo, non avrei certo avuto esiti e indicazioni differenti dalle precedenti, e fermarmi proprio ora non riesco).

Coach Matteo ci ha detto che, per il primo mese sui due che ci separano dalla nostra prima mezza maratona, nei weekend alterneremo: una volta 12/13 km e una volta 16/17 km.
Oggi “toccava” la distanza più lunga: avevo già corso una volta 17 km insieme a Nico, faticosissimi fin da subito; oggi sono partita da sola, con musica a sufficienza nel telefono per avere compagnia fino anche oltre la fine, di buon umore, in una giornata gelida, limpidissima e con un sole meraviglioso, su una ciclabile semideserta all’andata e popolata da runner al ritorno.

vale17km 20150131_084640

I primi 9 km sono andati bene: ho corso con la musica ad alto volume, il sole negli occhi, su una strada che, oltre il cartello di Cernusco Sul Naviglio, avevo visto soltanto in bicicletta. Sorprendentemente, oggi, per la prima volta, quasi tutti i runner che ho incrociato, mi hanno salutato: sarà che, dopo mesi in cui i miei passi venivano annunciati da rantoli da animale agonizzante, inizio forse ad avere delle sembianze umane? Forse iniziano a riconoscermi come quasi una di loro? O forse, sarà che inizio anche a distrarmi e ad alzare gli occhi dall’asfalto? Ad ogni modo, oggi ho fatto collezione di sorrisi solidali.

Ogni tanto davo uno sguardo al Garmin: il lungo dovrebbe essere anche lento, ma io mi trovo in quella fase in cui lo scarto tra ciò che per me è lento e ciò che è veloce è minimo. Normalmente mi impongo di iniziare a correre a 6’20″/6’30” a chilometro, per poi aumentare progressivamente e finire tra i 5’10” e i 5’30”. Normalmente. Da qualche corsa a questa parte, sembra paradossale, ma non riesco a rallentare, e così settimana scorsa ho fatto 13 km con una media di 5’40”, più o meno tenuta lungo tutta la strada, pur rendendomi conto che gambe e fiato chiedevano pietà.
Oggi sono riuscita a rallentare, ma ho mantenuto una media quasi costante di 6’/6’05” a chilometro.

Al nono chilometro, ho fatto dietro front: ormai mancava meno di metà strada. Concluso il tredicesimo, le gambe, hanno iniziato a tradirmi. E’ stato lì che una vocina ha cominciato a insinuare che avrei potuto fermarmi a quel traguardo, che comunque avevo fatto il mio, che, se proprio non avessi voluto terminare, avrei potuto sostare un attimo, riprendere fiato, sciogliere le gambe pesanti come macigni e poi ripartire. Per fortuna, un’altra vocina, quella che veniva dalla parte della testa che sto provando ad allenare duramente, l’ha messa a tacere con dei secchi NO, ripetendo che se ce l’avevo fatta una volta, avrei potuto rifarcela nuovamente, che mancavano meno di quattro chilometri, nulla in confronto a quanto già fatto. “Non vorrai mollare proprio adesso?”

Poi sono arrivati i quindici e allora la vocina cattiva ha esclamato “Ma lo sai che tra i 13 e i 17 esistono i 15? Fermati qua, va benissimo, il lungo l’hai portato a casa”. No, niente sconti: dovevano essere 17 e 17 sarebbero stati: un occhio al Garmin, un occhio alla strada; il pensiero sui passi, uno alla volta; ho tolto uno dei due auricolari e ho iniziato ad ascoltare il mio respiro e a ritrovare un ritmo a cui questa volta non avevo mai badato; mi sono concentrata non sui due chilometri rimanenti, ma sul lasciarmi un passo alla volta dietro di me. Uno dopo l’altro e la strada scorreva.
Compiuto il chilometro 16 ho cercato di fare un ultimo sforzo, per spingere fino a traguardo.

D I C I A S S E T T E .
A questo punto ho sentito solo una vocina, quella che ha esultato sull’altra, quella che non ha trattenuto il “Visto, te l’avevo detto che ce l’avresti fatta!”.

17 km roadto21

Mi sono goduta un chilometro scarso di camminata, stretching sulla Martesana, sole in faccia, musica a tutto volume, un sorriso di soddisfazione enorme. Per un istante mi è anche quasi venuto da piangere, non per aver corso 17 km, ma per aver vinto la fortissima tentazione di fermarmi, la pesantezza delle gambe e il respiro affaticato. (Da dove, e da quando, arrivi tutta questa emotività rimarrà un mistero, ma giuro che non sono mai stata così. Ho letto da qualche parte che “disciplina vuol dire anche avere il controllo delle proprie emozioni”, che io stia diventando meno disciplinata? Non saprei, ma mi piace essere un’aspirante runner e le sensazioni che mi travolgono).

Non è vero “se corri i 10, puoi correre una mezza maratona”, non io: tra i 13 e i 17 km c’è un abisso, e tra i 17 e i 21 c’è ancora una gran distanza da imparare a correre. Devo allenare le gambe e rendere sempre più solida la vocina che mi farà concludere la gara.

Vietato ripetere, o anche solo pensare, “non ce la faccio”, “non so se ce la posso fare”: so in cuor mio che ce la posso fare e devo allenarmi per farcela nel migliore dei modi.

20150131_102106

Categorie: Sport

Un anno fa, la prima corsa. Tra due mesi una mezza maratona?

Un anno fa ho iniziato a pensare di provare a correre. A dirla tutta, già nel mese di agosto 2013, per non vanificare i risultati degli allenamenti BootCamp alle 7 del mattino tre volte a settimana per tutto luglio, avevo tentato qualche uscita all’alba, sul lungomare: sette/otto chilometri, un po’ correndo, un po’ camminando, un po’ fermandomi…

Un anno fa, per la prima volta, ho iniziato a correre e a registrare le mie run su Nike+.

prima run della mia vita running ultima run 13 km running

Ho corso senza costanza, circa una volta ogni due settimane, su distanze intorno ai 5 km. A marzo mi sono iscritta alla We Own The Night, ad aprile ho corso una sola volta in tutto il mese e per soli 6 km, poi ho aggiunto 1 km per ogni settimana di maggio. Il 30 sera ho corso i miei primi 10 km, e anche consecutivamente, senza fermarmi.

Poi non ho più smesso.
All’inizio è stato per l’euforia dell’avercela fatta, poi è diventata

Categorie: Sport