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Come cominciare a correre.
Le cose che ho imparato e il mio nuovo inizio.

Un anno e poco più da quando ho iniziato a correre; un anno esatto dal mio primo vero infortunio, la frattura da stress alla tibia dello scorso agosto; un anno e poco più che provo a correre un mese e sto ferma due perchè mi faccio male; un anno e poco più, e sono al punto di partenza.

Questa volta però mi sento più consapevole, ed ecco tutto quello che avrei voluto sapere un anno fa, prima di iniziare, o che avrei dovuto ascoltare con orecchie attente e che invece ho ignorato.

Occorrono scarpe giuste: ammortizzate a dovere, adatte al vostro appoggio (fate un test blando, di quelli gratuiti in negozio, almeno, se non ve la sentite di investire sui plantari per scarpe neutre), al vostro peso e al vostro livello, di almeno un numero/un numero e mezzo più grandi delle vostre scarpe quotidiane, esteticamente irrilevanti. Davvero, piuttosto abbinerete dri-fit e pantaloni alle scarpe, ma non fate il contrario, le scarpe non si scelgono per colore. Ho impiegato una frattura da stress, tendiniti, sindrome della BIT e tre modelli di Nike e Asics prima di acquistare il nuovo paio di scarpe neutre giuste e, soprattutto, investire nei plantari.
Le calze salvano il piede: solo dopo mesi di vesciche inguaribili sulle dita e sulle piante dei piedi, unghie perse e altre irrimediabilmente nere, qualcuno mi ha fatto scoprire l’esistenza di calzini rinforzati che, specialmente per chi come me usa i plantari, sono fondamentali. Non esagero se dico che mi è cambiata la vita, mai più vesciche o unghie nere (per ora, vedremo quando ricomincerò ad allungare le distanze). Ovviamente no a calze di cotone o di spugna, ma neanche semplici calzini dri-fit (che già usavo), bensì specifici rinforzati; io uso questi. Perchè nessuno mi ha mai parlato delle calze?
L’infortunio va messo in conto: è stata la lezione più importante e faticosa da capire e accettare in questo anno di errori. Tanto più si è inesperti, principianti, fuori forma, ma anche desiderosi di darci dentro, superarsi e darsi obiettivi senza conoscersi bene, tanto maggiore è il rischio di farsi male. L’infortunio (mi) spaventa, perchè significa fermarmi dall’attività che mi fa essere felice, mi gratifica e mi dà soddisfazione, ma anche perdere l’allenamento conquistato, a livello muscolare e di fiato. Le ho provate tutte per riuscire ad ignorarlo, impacchi di ghiaccio tre volte al giorno, arnica, artiglio del diavolo, pomate a base di lidocaina, creme e spray a base di Diclofenac, Brufen, antinfiammatori e antidolorifici per via orale.. Poi ho accettato, a malincuore, che la cura è una: riposo finchè il dolore non passa.
– Il sovraccarico è dietro l’angolo: anche questo è stato (ed è) il mio errore principale. Mi faccio prendere da allenamenti ben riusciti e incremento l’intensità secondo quella che in realtà non è una progressione adatta a me; purtroppo credo di aver capito che, per evitare di esagerare inconsapevolmente, siano necessari un’ottima conoscenza di sè e delle proprie potenzialità, eventualmente -per i più fortunati- qualcuno che sappia dire come allenarsi, la capacità di fermarsi o fare un passo indietro alla prima sensazione di aver ecceduto (o di dolore) e tanta pazienza, ovvero non aver fretta di raggiungere i propri obiettivi o di vedere che cosa ci sia “oltre”.
Una corsa non è mai uguale ad un’altra: i “soliti” km, sul “solito” percorso, alla “solita” ora, possono risultare estremamente diversi di volta in volta, più o meno faticosi o di successo. La corsa dipende da moltissimi fattori, dalla motivazione, dall’energia del momento, dalla forma fisica, dal clima, da ciò che abbiamo mangiato il giorno prima, dall’alimentazione in generale, dal ciclo per le donne, dai pensieri che abbiamo in mente.. L’ho scoperto tardi, dopo essermi inutilmente frustrata: mai più.
– La corsa è democratica, le sue leggi valgono per tutti: gli errori, gli infortuni, gli imprevisti non sono riservati solo alle schiappe neofite, ma possono capitare anche a runner esperti (possono). Uno stop forzato per un periodo prolungato costa fatica a tutti, così come la ripresa. Una scarsa cura delle quotidiane sane abitudini influisce sulle prestazioni di chi comincia così come di quelle di chi è allenato. Tutto in proporzione, naturalmente, ma le regole valgono per tutti (e, se ci sono eccezioni, non voglio frequentarle).

Ho ricominciato a correre dopo metà luglio, seguendo le indicazioni di Maga Marina, con iniziali test di 12 minuti, per poi passare a 15 minuti, poi a 3 chilometri e via via incrementando le distanze. Nel mese di agosto ho corso due volte a settimana, all’alba naturalmente, aumentando fino ai 9 km, e correndo su un territorio nuovo per me, spesso su sterrato o su strade provinciali e con salite. Ho sempre prestato attenzione alle sensazioni muscolari e alle spie del sovraccarico, agli accenni di eventuali dolori; non mi sono curata (molto) del ritmo, dei tempi, della frequenza cardiaca, anche se, alla fine di ogni corsa, lo sguardo al Garmin e all’andatura media lasciava sempre una sensazione di delusione o di incredulità per una ripresa che non avrei creduto così impegnativa.

Tornata a Milano, nonostante un’otite in corso e una settimana di fermo, ho voluto provare a correre i miei “di nuovo primi” 10 km, sul mio percorso abituale, in pianura, ma è stato proprio in quell’occasione che gambe e fiato mi hanno tradita e, già solo dal sesto km, è ricomparso inaspettato il dolore alla bandelletta; ho corso 7 km, ho camminato qualche minuto, poi ne ho “strappati” a me stessa altri 2, lentissimi, per non sentirmi “schiappa”.

Non ero pronta, non sono pronta. Ho lasciato passare un’altra settimana di stop e ieri ho ricominciato. Parto da 6 km, lenti, che dovranno tornare ad essere spensierati e senza ansie.
Per settembre rallenterò, correndo da sola e provando a seguire le tabelle delle soglie cardiache, puntando ad un aumento della resistenza che prescinda da ritmi e velocità; per ottobre spero di poter essere in forma per ricominciare ad allenarmi in gruppo e iniziare di nuovo a fare sul serio. Non ho obiettivi perchè in questo momento sarebbero deleteri per il concetto stesso di recupero e re-inizio, ma ho due sogni, la partecipazione alla DeeJay10 di Milano dell’11 Ottobre e una mezza maratona per la fine dell’anno. Senza fretta, senza ansie, senza farmi male.

Mi sento molto saggia e giudiziosa, i miei buoni propositi sono scritti nero su bianco. Sarò ricompensata?

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Io non so se è proprio amore (faccio ancora confusione)

Ci siamo, dicembre è alle porte e quest’anno sarà più impegnativo che mai.

Tra meno di dieci giorni sarà il mio compleanno, non uno qualunque, ma quello della cifra tonda, del cambio di decade, della fine degli sconti ai musei anche su presentazione del vecchio tesserino universitario, dell’inaccessibilità delle promozioni delle compagnie telefoniche dedicate ai ragazzi e giovani fino a..
Sarà il compleanno dei TRENTA e per il mio trentesimo anno di vita ho in mente grandi cose: se anagraficamente accuso il colpo, mai prima d’ora mi sono sentita così energica, attiva, con la voglia e la possibilità di dedicarmi a diversi progetti.

Un passo alla volta, cominciando dalle scarpe giuste, da una giacca antivento-antipioggia-traspirante-catarifrangente regalo di compleanno anticipato e dal mio Ortopedico o, come l’ha chiamato una mia amica, Ortofigo (e già qua..). Bene, dopo averlo tempestato di e-mail per due mesi, e dopo aver sognato ripetutamente nell’ultima settimana suoi rimproveri, visite annullate, referti senza speranza, stasera c’è stato il verdetto, anzi, si è accesa una piccola luce di speranza. Tralasciando la sindrome della BIT (bilateralmente) e risonanze magnetiche per verificare lo stato dell’esito della frattura di agosto, l’Ortofigo si è lasciato sfuggire -caro dottore, scripta manent e io continuo a rileggere il referto post-visita- che mi è concessa la ripresa.

Mentre il mio sorriso di allargava a dismisura, il dottore si è sentito in dovere di aggiungere, in più momenti:

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