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Riso della Cantonese, Riso con la Cantonese, Non-riso alla Cantonese

Ci sono scoperte che si fanno all’improvviso e che da subito riconosciamo come tappe fondamentali nella nostra vita: è quello che mi è successo settimana scorsa cazzeggiando aggiornandomi sulle notizie dal mondo su Facebook, quando sono incappata in una video-ricetta postata da uno dei miei contatti. Ok, forse chiamarla tappa fondamentale della vita è eccessivo, ma sicuramente è una svolta.

Detesto, da sempre, il cavolfiore, il suo sapore, il suo odore; l’unico modo in cui me lo potrei far piacere sarebbe coperto di formaggio filante, magari gratinato al forno con una spolverata di pecorino, o con besciamella: grassi, lattosio a cui sono intollerante e tutto ciò che, in un colpo solo, sarebbe in grado di trasformare una verdura in una delle cose per me meno sane sulla faccia della terra. E poi, oltre a me, c’è LucAttila: se Gaia ha sempre accettato qualsiasi cibo proposto, verdure comprese, se Gaia ha sempre eletto la pasta con i broccoli suo piatto preferito, LucAttila è un po’ più rompipalle schizzinoso, ed ecco che -siccome in casa nostra vige la regola che si mangia quel che è previsto, che piaccia oppure no (certo, il più delle volte cerchiamo di stare attenti a proporre qualcosa che, sano, sia anche gradito)- spesso per far andare giù le verdure bisogna a scendere a compromessi, promettendo, ad esempio, qualcosa di buono a conclusione del pasto.

Da stasera non sarà più così, perchè stasera ho sperimentato con successo una magia: ho trasformato il cavolfiore in riso. Naturalmente, perchè l’esperimento potesse riuscire meglio, ho coinvolto Luca nella preparazione, in modo che potesse pregustare ciò che aveva iniziato lui stesso a cucinare.

Ingredienti per 2 adulti e 2 bambini che mangiano quasi come adulti (perdonatemi, ho il brutto vizio di andare ad occhio, anche se occhio non ne ho, e di non pesare le cose: questa volta però le dosi sono perfette)
1 cavolfiore 
3/4 di una scatola di piselli
3 carote
1 cipolla
3 uova
sale, olio, salsa di soia

*nota sulle fotografie: scattate con il cellulare, pessima qualità, click per ingrandire*

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Per prima cosa abbiamo fatto saltare -come direbbe la mia collega Elisabetta: abbiamo sfritto– cipolla tagliata sottile, carote a dadini e piselli in una padella con olio, e condito con sale.
Contemporaneamente abbiamo separato le cimette del cavolfiore e le abbiamo tritate: attenzione a tritare secondo dimensione desiderata, è qua che il cavolfiore crudo si trasforma in riso o in cous cous.

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A quel punto, abbiamo saltato il cavolfiore in un wok con un po’ d’olio, girando di frequente, per 5-10 minuti, in modo che non rimanesse del tutto crudo (ma neanche molle, no all’effetto cavolfiore lessato!).

Tornati a carote e piselli, li abbiamo messi da un lato della padella, per strapazzare le uova in piccoli brandelli, per poi di unirle alle verdure.

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Ultimo passaggio: mentre LucAttila testava il cavolfiore saltato, ho unito il condimento.
LucAttila ha riassaggiato tutto l’insieme e ha approvato con entusiasmo. 
Ho assaggiato anche io e, sì, con aggiunta di salsa di soia, il cavolfiore diventa b-u-o-n-o!

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Ho riempito due piatti abbondanti per i bambini, preparato un contenitore da portarmi in ufficio per il pranzo di domani e tenuto da parte una porzione per Nico. Naturalmente, alla ricetta sarebbe possibile aggiungere mais, cubetti di prosciutto, pancetta, e quant’altro, a piacimento: per noi, la ricetta è perfetta, per sostituire cereali che preferiamo non mangiare di sera, senza alimenti a cui siamo intolleranti (nella salsa di soia c’è il frumento però!) e ricca di verdure.

Mentre lo divoravano, i bambini chiedevano come si chiamasse, perchè il nome che risuonava loro in mente non tornava: riso della cantonese? con la cantonese? alla cantonese!
Sì, anzi, Non-riso alla cantonese!
O meglio, sapete che cos’è? Cavolfiore alla catonese!
Sì, e voi per stasera avete fatto un bel pieno di verdura!

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Mani in pasta e dita in bocca

Un sabato come tanti altri, anzi no, perchè sono da sola con i bambini e non ho organizzato nulla. Coccole nel lettone, poi si gioca, poi loro iniziano -in uno stranissimo e inquietante silenzio e d’amore e d’accordo- a disegnare mentre io preparo la colazione. Ci sediamo a tavola, finiamo la colazione e intanto, tra le varie proposte, il piano approvato da Gaia e Luca è: si gioca un po’, si va a comprare le cose che ci servono per fare le pizzette a forma di cuore, impastiamo insieme, mangiamo, andiamo a trovare la nonna in bicicletta, merenda, parco, cena, nanna. Dovremmo sopravvivere tutti. Finiamo la colazione, guardo l’ora: 8.00. Ma come è possibile, se ci siamo alzati alle 7.30 e siamo in piedi da almeno 2 ore?!

In un modo o nell’altro arriviamo al momento di impastare, ore 11.00.
Tra tutte le opzioni per focaccine o pizzette, ho scelto una ricetta meno sana delle altre (farina 00 + lattosio + pomodoro: ma è sabato e, comunque, anche per noi intolleranti e/o a dieta, uno sgarro ogni tanto è concesso), ma decisamente appetibile per i bambini, facilissima da fare per loro e, soprattutto, veloce. Anzi, velocissima.

La ricetta non è mia, ma di Misya e la trovate qua: si tratta delle pizzette al Philadelphia.

160 gr di Farina
160 gr di Philadelphia 
20 gr di burro (evitabile)
pizzico di bicarbonato, sale.
Pomodoro e mozzarella (noi scamorza) per farcire la pizza.

Per noi dose doppia, in modo che sia Gaia che Luca possano lavorare la propria pallozza.

Farina + Philadelphia + sale + bicarbonato: si impasta, ci si appiccica, ci si lecca le mani.

G: Mamma, che buono! E’ burro?
IO: No, è Philadelphia, è formaggio!

G: Ma formaggio di formaggio? Formaggio di mucca?
IO: Sì, oggi sì, formaggio di formaggio, non è formaggio-non-formaggio, non è quello di soia, neanche quello di mandorla, è formaggio V-E-R-O!

Mamma, ma il mio pancino ha fame, possiamo mangiare?

Luca cucina e pasticcia da solo per la prima volta: con lui sono in ritardo rispetto a quanto fatto con Gaia, vuoi per cambio di alimentazione che mi ha portato a ridurre torte dolci e salate, panificati etc, vuoi perchè anche le abitudini e le routine sono cambiate; certo, spesso si procura una sedia per guardare o collaborare a preparare verdure, o budino o castagnaccio per la colazione, o passato di verdura e via dicendo, o per buttare la pasta, ma è la prima volta per lui con le mani in una pasta che poi..mangerà.

Per 15 minuti le pallozze raffreddano in frigorifero; nel frattempo, lavate le mani, Gaia prepara e condisce il pomodoro e Luca sistema, separandoli uno alla volta, i quadratini di scamorza che io taglio. Gaia, poi, supervisiona e gli segnala i cubetti ancora da staccare, mentre lui tenta vanamente di rubarne senza farsi vedere.

Mamma, lo sai che il mio pancino dice che ha fame?

Finalmente si stende la pasta: intervengo io perchè è abbastanza appiccicosa e per accelerare i tempi.
Poi, scelte due formine, una a forma di cuore e una a forma di uovo, ognuno inizia a preparare le proprie pizzette.

Mammaaaa, il mio pancino ha ancora fameee, posso mangiare?

Gaia si occupa di nuovo del pomodoro, Luca dei cubetti di formaggio: resta tutto in famiglia, nessun problema per cucchiai di pomodoro leccati tra una pizzetta e l’altra, nè per il furto di pezzi di scamorza.

Mamma, ma adesso il mio pancino può mangiare?

In forno, solo 15 minuti a 180°: mi avvisate voi quando suona il campanello?

Mamma, ma secondo me sono pronte subito, il mio pancino vuole mangiareee!

E dopo un quarto d’ora più lungo che mai, ecco finalmente la soddisfazione.

Insomma, ricetta economica, facile da fare anche per un bambino di meno di 3 anni, senza tempi di lievitazione, veloce da cuocere, di effetto: le forme a cuore le avevamo già sperimentate Gaia ed io ad un San Valentino di anni fa.

Che altro dire? Provatela, con bambini preferibilmente!

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Sveglia all’alba con sorpresa

L’ultima settimana, tra referti inattesi, premi sorprendenti, belle notizie, è stata per me densa -oltre che di qualche notte in bianco- di emozioni e pensieri. A questo si aggiunga il fatto che sono abituata ad alzarmi dal letto ben prima del resto della famiglia ed ecco che, anche se sono a casa dal lavoro con la gamba sul famoso sgabello, si verificano risvegli irrimediabili alle 5.40, occhi sbarrati, cervello che inizia a frullare, pianificare, organizzare, progettare piani A, B, C.

Per i primi cinque-dieci minuti provo a riaddormentarmi, poi le gambe iniziano a scalpitare, il materasso diventa scomodo, mi sembra che faccia anche decisamente caldo e non resta che alzarmi. In casa si sentono soltanto tre orsi letargici che russano, il cielo è ancora scuro e dal condominio non si percepisce nessun movimento.
E’ l’ora perfetta per andare a correre e ho così tanta energia e adrenalina in corpo che so che oggi potrei battere ogni record, di tempo e distanza. Mio marito apre un occhio, mi chiede l’ora, rispondo con un “5.45, basta, vado a correre!”; si fa una risata nel sonno e si gira dall’altra parte.

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Ginocchio fermo, mani in movimento

Weekend-divano-gambe distese non si conciliano facilmente con due figli, specialmente se abituati a guardare poca televisione e a giocare in modo anche abbastanza fisico con mamma e papà.

Oggi pomeriggio Gli Uomini (come direbbe Gaia) sono usciti, lasciando noi Donne finalmente in pace. Tra chiacchiere, puzzles, canzoni (Mamma, adesso mi metti quella ‘del sole’?), è arrivato anche il momento della torta del weekend.

L’avevo promessa ai colleghi perchè il contributo principale è loro, ma ne farò un’altra da portare al rientro in ufficio.

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