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In stand-by

Devo digerire, devo digerirmi.

Le nostre vacanze non sono state rigeneranti, quanto, piuttosto, impegnative, faticose, con errori di valutazione e, diciamolo, anche un po’ di sfortune. Ho pensato più volte all’incipit di un post per raccontare delle nostre settimane in Sardegna, riflettendo sul fatto che non possa permettermi di lamentarmi, sarebbe un’offesa alla splendida regione e, soprattutto, a chi in ferie non è neanche andato. Allo stesso tempo, però, complice anche un rientro difficile, con problemi di salute per me e vari accertamenti di cui avremo esiti -non preoccupanti, ne sono certa- presto, con pensieri di familiari ammalati e gestione acrobatica dei bambini incontenibili parallelamente alla ripresa dell’attività lavorativa, non riesco a portare avanti il resoconto del nostro viaggio.

Mi prendo del tempo per smaltire le fatiche, far luce su quanto di bello c’è stato (perchè c’è stato, eccome!), accettare le pesantezze del Mostro a Quattro Teste che siamo stati -un’unica entità senza spazi per la coppia-, riappacificarmi con me stessa.

Devo scendere a patti e ricacciare i miei nervosismi, che negli ultimi giorni mi fanno essere anche una madre intransigente e rigida, che mi fanno desiderare dei figli-soldatino che obbediscano ed eseguano le indicazioni per creare meno complicazioni possibili, che mi trasformano in un essere che impartisce ordini e divieti, a volte assurdi per la natura stessa dei bambini; non sono in grado di sorvolare su capricci, su prese di posizione o su sfide di resistenza, non ho la pazienza di gestire litigi o ridarole sciocche che finiscono immancabilmente in pianti a mille decibel; bombardo con i divieti, urlo, mi arrabbio, desidero che vadano a dormire il prima possibile già da quando si svegliano al mattino; quando provo a ricacciare il lato oscuro e a mettere una pezza, mi rendo conto che il buco è ormai troppo grosso, non serve il rattoppo temporaneo e loro lo capiscono che è una finta, e mi riprometto di ricominciare dal giorno dopo con amore e quel desiderio di essere madre che in questo momento si è proprio nascosto dietro ad un esaurimento delle energie.

Mi guardo intorno e mi chiedo se alle mamme perfette che mi circondano, quelle che non si staccano mai dai loro figli, quelle che organizzano attività insieme ovunque e in qualunque momento del giorno in ogni stagione, quelle che non concepiscono che i (nostri) bambini dormano dai nonni il sabato sera, quelle che hanno sempre il sorriso, quelle che dispensano caramelle a tutte le ore e non hanno bisogno di discutere per la verdura o per il pesce lesso, quelle che raccontano che essere mamma per loro è semplice e che con i loro splendidi gioielli fanno cose meravigliose ed escono anche a cena insieme, quelle che vivono costantemente felici nell’osannare le gioie dell’essere madre, ecco, mi chiedo se a loro capiti mai di sentirsi fuori posto, in un ruolo sbagliato, stanche, inopportune e, soprattutto, colpevoli.

“Ridi mamma, ti ho chietto cusa!”

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Categorie: Vita da mamme

Quando una mamma va a correre

“Ma come fai a lavorare full time, occuparti dei figli e andare anche a correre?”
“Ma dopo che stai fuori di casa tutto il giorno e vivi di fretta per tutta la settimana, dove trovi la voglia di correre?”
“Ma tu lasci i bambini per andare a correre?”

Ecco, se le mie motivazioni a correre sono in evoluzione (in questo momento ho l’obiettivo della mezza maratona, nient’altro), se il mio passo e le mie distanze e i momenti che scelgo per le uscite sono variabili, le domande che invece mi vengono fatte -e quelle che vengono corrette in corso, o rimangono tra i denti, come tentativi di “ma non ti senti in colpa a lasciare i bamb..?”– sono più o meno le stesse.
Al primo posto rimarrà sempre il “chi te lo fa fare?”, ma poi si passa all’attenta analisi della mia vita quotidiana.
Ecco come vivo il mio (provare ad) essere runner all’interno della mia famiglia, e come la mia famiglia -quella ristretta, dei miei genitori e suoceri magari parlerò un’altra volta- vive il mio (provare ad) essere runner.
  Gaia color run noitrecolor run luca color run

Innanzi tutto: la questione tempo (“dove lo trovi il tempo di..?”) in tre parole:

1) Marito: mi ripeto nel dire che è fondamentale la sua collaborazione, la sua disponibilità a sostituirmi o ad alternarsi nella gestione dei bambini. Se non ci fosse, o non fosse in grado (o non volesse) stare con Gaia e Luca, inutile, dovrei trovare un altro appoggio o rinunciare alle mie uscite.
2) Organizzazione: nonostante la disponibilità del marito, cerco di incastrare le varie corse negli orari meno fastidiosi per lui e meno di impatto sui bambini. Ciò significa che in primavera ed estate esco a correre alle 5.45/6 del mattino, quando tutti dormono e non si accorgono neanche della mia assenza, oppure, di questi tempi, il sabato mattina, mentre tutti e tre sono in piscina, occupati in attività che non mi includerebbero comunque. Quando mi alleno in settimana faccio in modo di precipitarmi dall’ufficio ad asilo e scuola materna, recuperare i bambini, stare con loro un’oretta, scarsa, a dire la verità, ma sufficiente a rendermi presente e a spiegare loro dove vado, prima di darmi il cambio con il papà e uscire per la run. Tutto questo implica sveglie all’alba, chilometri in più da percorrere in bicicletta (circa 12/15 ogni volta che torno a casa prima di correre, per un totale di circa 25/28 km di bicicletta giornalieri) e una vita frenetica. Tutto però si incastra e pare, per ora, che nessuno ne sia scontento.
3) Motivazione: è mia forte convinzione che se si voglia ottenere veramente qualcosa e, nello specifico, uno spazio per sè, si debba e si possa farlo. Un’ora di tempo nell’arco di una giornata, se le prime due condizioni si verificano e se c’è l’intenzione di averla davvero, si trova. La forza di volontà deve vincere sulla fatica, altrimenti non usciremo mai dalle coperte per andare a correre con il buio, il freddo e, magari, anche la pioggia.

addominali mammaluca plank mammaluca

Passiamo alla voglia di correre.

C’è davvero qualcuno che pensa che io abbia sempre voglia di correre? C’è davvero qualcuno che pensa che io sia già così appassionata da amare e desiderare sempre le uscite all’alba, con il ghiaccio o gli allenamenti sulle salite dopo una giornata di lavoro? C’è davvero qualcuno che pensa che si agisca solo in base a ciò che abbiamo voglia di fare? E c’è davvero qualcuno che pensa che correre controvoglia non sia soddisfacente?

Aver voglia di fare fatica, di sottoporsi ad uno stress fisico, ma spesso anche mentale -quando la testa insiste sul ricordarci alternative più piacevoli, una cena tutti insieme, un film sul divano, i giochi per terra con Luca e Gaia, un sushi con le mammiche..-, soprattutto quando ci si sente fuori forma o non predisposti, è innaturale. Spesso il primo sforzo è proprio allacciare le scarpe e iniziare a correre; vincere la demotivazione e la pigrizia è ciò che mi porta a godere delle endorfine post allenamento e della soddisfazione per aver tenuto duro e aver rispettato gli impegni con me stessa.

“Mamma, ma vai a correre anche se c’è la neve?”
“Mamma, ma non hai freddo?”
“Mamma, ma perchè se non hai voglia vai lo stesso a correre?”
Non nascondo che, a volte, siano proprio le domande di Gaia a ricordarmi che devo essere esempio, non di masochismo, ma di dedizione, costanza, determinazione, che devo tenere duro anche per insegnare ai miei bambini che, se abbiamo un obiettivo o un impegno, non deve essere la non-voglia a guidare le nostre azioni. Anche perchè, altrimenti, varrebbe lo stesso discorso per loro se, un giorno qualsiasi, non volessero andare a scuola o a nuoto o a teatro perchè, ad esempio, piove.

corsa a ìl buio neve

Infine, sì, lascio i miei bambini quando vado a correre.
Non solo non me li porto dietro, cosa ovvia, ma “sottraggo loro del tempo che scelgo di dedicare a me stessa”.
E no, non mi sento in colpa.
Certo, cerco di incastrare ogni cosa in modo che io possa stare con loro, anche per poco, quasi tutti i giorni (a volte, una o due a settimana, se non riesco a prenderli a nido/materna, rincaso direttamente dopo gli allenamenti, verso le 21, quando loro stanno già dormendo, è vero). Quando torno dagli allenamenti e soprattutto dopo gli ultimi soddisfacenti “lunghi del sabato” (ah, a proposito, sabato scorso, uscendo alle 8 di mattina, con la neve ancora sulle strade, ho raggiunto per la prima volta la soglia dei 18 km consecutivi e con un passo per me anche molto buono!) sono generalmente di ottimo umore, con la mente sgombra e predisposta a dedicarmi a loro..e con una dose maggiore di pazienza -che non è certamente il mio punto forte.
Una donna felice è anche una mamma più felice con i propri bambini; della realizzazione personale (lavoro, sport, passioni) e della serenità di uno dei componenti della famiglia, beneficiano generalmente anche tutti gli altri.

Anche per i bambini ormai è una routine, è normale che la mamma vada a correre: quando mi vesto, senza che io chieda nulla, mi portano le scarpe -rigorosamente una a testa-, Luca sfreccia lungo il corridoio al grido di “correreeee!” o di “anche Luca a correreeee”, mi salutano dalla finestra. Gaia mi chiede sempre se io abbia una gara -e nel caso si raccomanda di vincere e portare la medaglia-, o se invece sia un allenamento; ogni tanto le rispondo -nel caso dei lunghi del sabato- che è un allenamento, ma anche un po’ una gara e che devo vincere assolutamente, anche se non avrò nessun trofeo. A volte, Gaia aggiunge che vorrebbe venire insieme a me e mi chiede se, quando sarà più grande, potremo correre insieme. Non vedo l’ora, amore mio, non vedo l’ora.

In tutto questo, sono convinta anche che i miei bambini si stiano ulteriormente avvicinando al mondo dello sport (al di là del corso di nuoto che entrambi seguono dall’età di tre mesi), che non ha età, che è per tutti, che fa bene al corpo e allo spirito; impareranno pian piano che si può correre per competere con se stessi, per gareggiare fra molti, o per il piacere stesso di muoversi; scopriranno che non sempre ci sarà una medaglia all’arrivo e che, a volte, sarà soltanto per i più meritevoli, che magari non saranno loro; sceglieranno lo sport che più apparterrà alla loro indole, individuale o di squadra, in acqua o fuori, agonistico o amatoriale, con l’auspicio che possano sempre divertirsi in ciò che fanno e lottare per raggiungere le proprie soddisfazioni.

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Categorie: Sport, Vita da mamme

Quando “MPR” non è un vaccino – nonsolomamma

Qualche mese fa, Nico ed io ci siamo iscritti alla Monza Power Run, con l’obiettivo di correre insieme una corsa tutta nostra e divertirci con un percorso ad ostacoli degno dei nostri allenamenti di BootCamp che ci hanno accompagnato in quest’anno.

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Non è stata una corsa, è stato molto di più!

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