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Alla fine mi è stato chiaro il perchè.
Una DeejayTen perfetta.

La nuova Me che ha ricominciato a correre come se fosse il primo giorno, trascurando i ritmi passati e la velocità a cui potenzialmente riuscirebbe ad andare, che tiene a bada le gambe per seguire la frequenza cardiaca che deve rimanere entro certi parametri, che ascolta i segnali di bandellette e tibie e che addirittura aggiunge un giorno di riposo e rinuncia ad un’uscita se sente che significherebbe sovraccaricare, dicevo, la nuova Me aveva detto che le sarebbe piaciuto provare a correre la DeejayTen, ma che si sarebbe iscritta all’ultimo, se ci fossero state le condizioni.


All’ultimo
però, ovvero un paio di settimane fa, ormai le iscrizioni erano chiuse ed era sembrato inutile il tentativo di elemosinare un pettorale nei vari gruppi di runner online. Pazienza, la nuova Me se ne era fatta una ragione: oltretutto le cifre parlavano di 25.000 persone ad accalcarsi tra le vie di Milano, suddivise in scaglioni -le waves- per numero di pettorale e non per ritmo gara, dando l’impressione che tutto si sarebbe rivelato un gran casino. Insomma, tutto sommato, forse, meglio così.

Mercoledì: Antonella mi scrive per avvisarmi che da Koala Sport sono spuntati ancora alcuni -pochissimi- pettorali. La nuova Me le risponde che non correrà, ha altri programmi ormai, nulla di prenotato, ma c’è Pompieropoli e quest’anno ha deciso che è ora di portare i bambini. Poche ore e la nuova Me non riesce a trascurare una sensazione di fondo che la porta a riconsiderare i piani e a vedere quanto facilmente si riesca a fare in modo diverso, incastrando di nuovo tutti i pezzi. Antonella mi iscrive alla gara nel pomeriggio stesso.

Venerdì: in pausa pranzo la nuova Me ritira il pettorale.

La nuova Me è confusa, non è sicura di aver fatto la cosa giusta. Ha fondamentalmente paura di rifarsi male: i 12 km di settimana scorsa con Nico, seppur lenti e cauti, hanno lasciato i segni (google parla chiaro, potrebbe essere un inizio di periostite e, google a parte, la solita bandelletta si fa riconoscere facilmente) e non vuole esagerare. Un conto è correre da soli, un altro correre nel mucchio: anche dichiarando che si correrà solo per divertimento, si sa che è facile lasciarsi trasportare dalla folla o dalla compagnia.

La nuova Me si chiede anche perchè si sia ostinata a volerla correre: sarà mica perchè la fanno tutti, può essere questo un motivo sufficiente? E’ per non essere da meno, per non sentirsi esclusi da qualcosa?

Sabato: la nuova Me, che della vecchia me mantiene l’ossessione per la precisione e l’organizzazione, inizia a definire orari, percorsi, puntelli con amici e conoscenze, coinvolgimento della famiglia. Pur non sembrando una cosa semplice, considerate 25.000 persone disordinate e caotiche che correranno, balleranno, faranno casino per la città, la nuova Me guarda il tragitto su google pedometer, con chilometraggio preciso, e definisce un punto di incontro poco prima del quarto km, in cui potrà cercare Nico e i bambini, che subito dopo si sposteranno in zona arrivo, in modo da poter provare a correre gli ultimi metri insieme a Gaia. Facciamo anche una prova auricolari, in modo che Nico possa chiamarmi per comunicarmi le sue coordinate e rendere più semplice l’incontro tra la folla. Infine, mi massaggio ogni tre ore bandelletta, ginocchio, coscia..per precauzione, meglio coccolarli un po’. No, non vi farò del male, mi prendo cura di voi, guardate come sono brava, su, state buoni.

Domenica: io sono tranquilla, Gaia non sta più nella pelle. “Mamma, ma all’arrivo ci fanno anche cadere in testa tutti quei coriandoli colorati della partenza?”. Prepariamo insieme un pettorale anche per lei: stesso colore del mio, stesso mio numero, stesso baffo Nike, decorazioni personalizzate. Vuole spillarlo subito e la preoccupazione successiva è “se papà le saprà fare, tolto il casco della bici, una coda alta laterale bella come gliela faccio io”. Insomma, ha capito: ci si deve divertire, correre insieme e sorridere ai fotografi. Io sono abbastanza tranquilla, i miei obiettivi sono correre felice, condividere le emozioni soprattutto con Gaia e, naturalmente, portare a casa tutti i pezzi.

Vado, mi incontro con Fra e gli homies del NRC, qualche foto e arriviamo alla partenza. Metà Dynamo, la mia socia Fra, Veronica ed io, ci accodiamo dietro Giorgione, pacer con ritmo 6’30”. Si parte, Veronica scappa avanti, io e Fra continuiamo insieme senza perderci di vista. E’ la prima gara che corriamo di nuovo insieme dopo la Stramilano, lei ora ha altri obiettivi, molto ambiziosi, io ricomincio da zero, ma questa la facciamo insieme. “Ti ricordi la nostra partenza alla mezza?”, eccome se me la ricordo, anzi, dove sono i fotografi qua?!

Nico non chiama, arriverà in tempo? Svolto in Foro Bonaparte, c’è il curvone, sa che sono sulla sinistra, ma meglio controllare: ecco, a destra, nel punto più largo, la sua bici con bambini  a bordo. Accelero, mi sbraccio, grido: “Amooooooriiiii!! Gaia!! Luca!!”, taglio la strada a tutti, un rapido bacio in sequenza Gaia-Luca-Nico e mi rimetto in strada, sentendo Fra che a sua volta saluta la truppa.

Tutto bene, il fiato è leggermente più corto del solito, le gambe un po’ più pesanti, ma va bene, è che non sono più abituata a spingere; al settimo chilometro sento un breve avvertimento impercettibile del ginocchio e capisco che, purtroppo, ad oggi il mio limite sia ancora intorno a questa distanza. Il Garmin ha avuto problemi di satellite ed è impazzito subito, quindi inutile guardare distanza e ritmi: l’unico parametro attendibile è quello della frequenza cardiaca, ma si sa che in gara è giusto che salga. La vela in strada indica concluso il nono chilometro, ora anche i pacer accelerano e io inizio a cercare Gaia. Probabilmente ci saranno stati dei problemi di linea, Nico non mi ha chiamato per dirmi dove accidenti potrò trovarlo. Senza occhiali non vedo nulla abitualmente, ma per cercare Gaia riconosco moltissime persone a bordo strada; chiamo Sara, infortunata, che non ha potuto correre ma che è lì, a fare il tifo. Poco dopo, sulla destra (questa volta dal lato giusto!), ecco i bambini!

“Gaia, Gaia! Pronta? Andiamo!”. Gaia ed io ci prendiamo per mano e iniziamo a correre, contestualmente Luca scoppia in un pianto disperato: sarà che vuole unirsi, sarà gelosia o solo desiderio di stare sempre con Gaia? Noi andiamo! Gaia si scioglie subito la coda: “Mi slego i capelli, papà non l’ha fatta molto bene la coda”, “Ok, dammi, te lo tengo io l’elastico, così corri libera”. I duecento metri mi sembrano lunghi per Gaia, le indico lontano il traguardo azzurro, appena dopo il semaforo: “Sì, mamma, lo so già che è lì!”. Va bene, andiamo. Sarà un ritmo troppo veloce per lei? Avrò rallentato eccessivamente mentre lei vorrebbe sfrecciare? Che cosa le frulla intesta, lo vede il casino, la sente tutta l’euforia dell’arrivo?

Non ci molliamo le mani, ma corriamo sul lato destro, così che Gaia possa battere il cinque ai bambini e ragazzi a bordo strada – “sono qua per noi, per farci festa!”; in zona arrivo, ecco i pacer festanti, ad accogliere i runner tra incitamenti, grida, applausi, e anche per Gaia ecco qualche faccia nota.

Arriviamo, Fra insieme a noi. Siamo felici, io tantissimo perchè è stato tutto perfetto, lei al settimo cielo, un po’ frastornata dalla situazione nuova: “E la medaglia, non ce la danno?”

Vorrei che mi dicesse subito quanto è stato bello, magico, nuovo, emozionante, ma è stranamente di poche parole. La incalzo: “Allora? Lo rifacciamo?”, “Sì, però tu devi arrivare un po’ più in fretta”. Nico poi mi racconterà che l’attesa del mio arrivo è stata fonte di pianti: “E se non arriva? E se l’hanno investita in macchina?”.

Ritiriamo la nostra sacca del ristoro, ci facciamo qualche foto nel prato, le metto la meritata medaglia al collo, festeggiamo insieme a Fra, di cui Gaia parlerà per tutto il pomeriggio.

Ci dirigiamo verso il deposito borse e, dopo aver cercato dei possibili papà alternativi tra i ragazzi che si cambiavano –“sì, però, mamma, giovane eh!”-, ci incontriamo nuovamente con gli uomini.

La mia DeejayTen è stata perfetta e ho capito perchè ho voluto farla.
Era il punto di partenza di cui la nuova Me aveva bisogno: un numero, un pettorale, il poter correre di nuovo al di fuori della pista ciclabile in solitaria, poter correre insieme agli altri, ma non “perchè la fanno tutti”, bensì perchè correre una gara mi ha reso di nuovo in grado di ricominciare.

Ho voluto farla perchè è in queste occasioni che faccio il pieno di adrenalina e di energia, attingendo ai sorrisi degli altri e agli incontri inaspettati, non voluti, ma possibili, che si verificano a sorpresa. E’ per il saluto di Lucrezia, che immancabilmente arriva all’improvviso tra migliaia di persone; è per il ritrovo con i ragazzi del Running Club; è per le donne del gruppo Running 4 Mommies, ciascuna con una scritta R4M per riconoscerci nel caso ci si trovasse -e se non ci si trovasse, stiamo correndo insieme lo stesso-; è per l’incontro inatteso con Cek de glispillinelginocchio, con cui finalmente, dopo mesi di blog, foto su instagram e post su facebook, ci si riconosce di persona; è per Marianna, R4M, con cui ci si sarebbe potute incontrare migliaia di volte senza che accadesse, e che invece ho conosciuto e rivisto due volte in una stessa settimana; è per ritrovarsi, dopo il traguardo, a raccontarsi ciò che di bello si è vissuto.

Ho voluto farla perchè ci sarebbero potuti essere i bambini a fare il tifo, ad aspettarmi; coinvolgere Gaia è stata una delle idee migliori che abbia avuto ultimamente. La sua adrenalina l’ha portata fino a sera, mentre ripeteva che correre insieme era stata la cosa più bella di tutta la giornata, e che avremmo dovuto incorniciare insieme i nostri pettorali per tenerli come ricordo (lo faremo). Anche Luca ha avuto la sua medaglia (quella della DeejayTen dell’anno scorso, i bambini hanno notato subito le scritte uguali), e ha dato dimostrazione pubblica di quanto possa correre veloce nel giro esterno dell’Arena Civica.

Il tempo finale? La nuova me ha rispettato le premesse (e le promesse) fatte a se stessa: per una volta è stato davvero irrilevante. La nuova me ha scoperto a metà pomeriggio il risultato ufficiale: 01:03:00, neanche poi così male rispetto alle aspettative.

Si riparte da qui, soprattutto da questa testa, da questo modo di prendere le cose, dalla pazienza che prima o poi pagherà, dall’assorbire le energie positive degli altri.

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Categorie: Sport, Vita da mamme