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Milano Marathon 2015: una staffetta per le malattie rare

Mesi fa, quando con le DynamoGirls e Nike ho partecipato alla We Run Paris, ho conosciuto Marcella e RarePartners, una onlus a sostegno delle persone affette da malattie rare, che  promuove  lo sviluppo di nuove terapie e strumenti diagnostici: ci hanno messo le ali ai piedi e noi ragazze siamo partite per la nostra avventura oltre confine.

Di ritorno, già proiettata al calendario gare 2015, ho proposto in ufficio di partecipare alla Milano City Marathon con una staffetta Jobmetoo. Noi che ci occupiamo di inserimento lavorativo di persone con disabilità (fisiche, sensoriali, psichiche, intellettive, motorie), appartenenti a categorie protette, e persone affette da malattie rare, abbiamo scelto di correre proprio per le malattie rare e di sostenere la causa del 2015 di Rare Partners per la Sindrome di Usher.

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In prima frazione, io e i miei acciacchi (dopo la Stramilano, è il turno del ginocchio destro, forse la sindrome della BIT), a seguire Nico, poi Alessandro e, infine, Danilo.

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Mezz’ora prima di noi iniziava la maratona vera, quella di chi non ha bisogno di dividere la distanza in quattro per portarla a termine, quella di chi si allena duramente, quella di chi fa sul serio, spesso continuando a farlo riuscendo a divertirsi: tra di loro, molti amici, a cui ho pensato continuamente e del cui entusiasmo mi sono nutrita per tutta la mattinata.

In griglia stavolta ero da sola, in mezzo a migliaia di persone, ma pronta a correre facendo i conti con il mio fiato e le mie gambe: serena, senza obiettivi di tempo, con il pensiero rivolto al vero motivo per cui ero lì e con l’unica preoccupazione sulla resistenza del mio ginocchio (prima di partire Brufen600 e pomata alla lidocaina). In settimana, agli allenamenti di martedì e giovedì, il ginocchio mi ha imposto di fermarmi dopo soli cinque chilometri: per precauzione, quindi, ho chiesto a Nico che mi aspettasse non nella zona di cambio, a 11.2 km, ma tra il quinto e settimo chilometro, in modo che potessi, alla peggio, passargli il testimone e tornare alla base con la metropolitana più vicina; in caso non avessi avuto bisogno, avremmo corso insieme un tratto.

Partiti, ecco subito la salita in Porta Venezia per consentirmi di testare il ginocchio, poi via, i chilometri scorrevano veloci, il mio fiato mi ha sorpreso, le gambe giravano bene; di nuovo la salita, al contrario, fianco a fianco con i bambini e ragazzi della Milano School Marathon, entusiasti e grintosi, molti dei quali trascinavano i genitori per mano; intorno al quinto chilometro il ginocchio ha bussato, ma è stato solo un avvertimento. Tranquilla, ho iniziato a pensare che mancava solo metà gara, che entro un paio di chilometri, volendo, avrei potuto mollare e affidare il resto a Nico; poi di nuovo nessun dolore e, mentre mi chiedevo che cosa fare e iniziavo a far fatica, ho ripensato al motivo per cui stavo correndo. Scritto di mio pugno sul pettorale con un indelebile nero a punta grossa, avevo indicato: “CORRO PER CHI NON PUO'”. Un paio di ceffoni, una doccia fredda e ho avuto chiaro che sarei arrivata alla fine, avevo preso un impegno importante che avrei avuto ragione di tradire solo se fossi stata male e non per banale fatica.

Nico si è fatto trovare all’ottavo chilometro, niente chiacchiere tra noi e, all’inizio della sua frazione, ci siamo salutati e lui ha preso il volo, per correre complessivamente 15 chilometri con una media di 4.50 min/km (io, per la cronaca, ho corso circa 11.3 km con una media di 5.42 min/km).

Il tempo di scattare una foto al mio traguardo, mi sono fermata qualche minuto ed ecco che il ginocchio ha ceduto del tutto, mi sono appoggiata al muro e poi, poco dopo, di nuovo alla parete che costeggiava le scale della metropolitana. Pazienza, il mio tratto l’avevo fatto, avevo finito ed ero contenta: ora era il turno dei tre uomini della squadra. Sono arrivata in qualche modo allo scambio tra Nico e Alessandro, ho avvisato Danilo quando Ale ha iniziato la frazione e sono tornata con Nico in Porta Venezia; abbiamo recuperato le sacche allo stand di RarePartners, salutato e ringraziato, ma ancora non era arrivato il momento di rientrare a casa.

Ho degli amici-di-corsa che mi avevano detto che avrebbero contato di finire la loro maratona in circa quattro ore, mancavano una ventina di minuti scarsi, ho voluto aspettarli al traguardo e gioire della loro felicità.

Arrivano, li chiamo, mi sbraccio, li incontro, li bacio; sono sudati, stanchi, felici, mi commuovo al posto loro, o forse insieme a loro; mi commuovo del fatto che, pur non essendo Amici con la A maiuscola, ma condividendo le stesse passioni e le stesse fatiche, conosciamo il valore di un semplice saluto o di un incoraggiamento, e ci portiamo tutti nella testa e nel cuore ogni volta che arriviamo alla griglia di partenza, il successo di uno è la gioia di tutti.

Intanto mancava poco anche all’arrivo di Danilo, abbiamo incontrato nuovamente Alessandro per caso in zona arrivo: la nostra staffetta era di nuovo al completo, pochi minuti ed ecco che il nostro ultimo staffettista ha tagliato il traguardo: finalmente è stata medaglia, soddisfazione, festa e senso di squadra per tutti. Facciamolo ancora!

L’atmosfera di serenità, i buoni motivi per cui tutti eravamo lì a correre, chi con una onlus, chi con l’altra, la sensazione di aver fatto, nel nostro piccolo, qualcosa di importante, di aver macinato qualche chilometro per chi non può farlo e per contribuire ad aiutare gli altri, hanno fatto sì che siamo tutti soddisfatti della giornata.

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Le nostre medaglie, come squadra, sono per le persone che nel nostro lavoro incontriamo quotidianamente, per Rare Partners, per Alessandro, per tutti coloro che lottano nelle difficoltà; la mia medaglia, personalmente, invece, è sempre per loro due, che mi aspettano a casa e che non vedono l’ora di chiedermi “mamma, com’è andata? hai vinto anche stavolta?”.

Ho vinto, sì, e con me tutti quelli che, per gli altri, non si arrendono alla fatica.

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Categorie: Il (mio) mondo del lavoro, Sport

Verona Half Marathon, per un San Valentino di corsa

Sono in ritardo, siamo già a metà settimana e siamo già tutti proiettati verso il prossimo weekend, più che a ricordare quello scorso, ma la mia vita è un puzzle da diecimila pezzi, arrivo ad incastrare tutto, ma non è detto che lo faccia immediatamente.

E’ stato il nostro -mio e di Nico- undicesimo San Valentino, ma il primo “di corsa”.
Nella cornice di Verona In Love, programma di festa di quattro giorni dedicato agli innamorati e non, ci siamo iscritti alla Verona Half Marathon. Non essendo pronti per affrontare un’intera mezza maratona, abbiamo optato per l’opzione staffetta, il Duo Half: Nico avrebbe corso la prima frazione di 8 km e io la seconda di 13, una distanza più vicina alla mia preparazione alla Stramilano.

LUI: “Io, appena ti vedrò, griderò ‘ti amo’!”
IO:    “…”
LUI: “E tu mi dirai: ‘spicciati, chè perdiamo tempo!'”

Sabato i bambini sono andati a pranzo dai nonni e noi siamo partiti per Verona.
Purtroppo il cielo era grigio, la pioggia continua e io, da giovedì sera, avevo un piede dolorante che facevo fatica ad appoggiare: gli umori non erano alle stelle, non ero certa che avrei corso il giorno dopo.

duo half

Abbiamo ritirato pettorali e pacco gara -uno dei momenti che adoro, quello in cui si concretizza l’iscrizione, in cui si legge il proprio numero e, nella maggior parte dei casi, si entra in possesso della maglietta e iniziano le prove di outfit (se piove, se non piove, se piove e fa freddo, se piove e fa caldo, se..) -, e ci siamo concessi un giro per il centro della bellissima Verona (che, se non avessi visto Roma, direi che è la città italiana più bella in cui sia stata, prima ancora di Firenze o Venezia). Abbiamo salutato coach Matteo e alcuni Red Snakes incontrati nei pressi del palazzetto, che mi hanno ammonito in merito alla scelta di correre e ricordato di preservare il piede; abbiamo ritirato il nostro sigillo d’amore, prenotato a sorpresa da Milano, e una tavoletta omaggio di cioccolato Lild, zoppicato intorno all’arena e a Castelvecchio.

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Quasi convinta che non avrei corso, abbiamo valutato l’ipotesi di uscire a cena invece di mangiare sano in previsione della gara; alla fine abbiamo festeggiato un salutare San Valentino nel caldo inaspettato del camino della casa di Garda, acceso due giorni prima del nostro arrivo per rendere la casa agibile.

Domenica mattina il piede sembrava essere migliorato, riuscivo a camminare; la scarpa dava fastidio, ma -deciso di correre- l’ho infilata all’ultimo momento. Avrei potuto lasciar correre Romeo da solo, o peggio, impedirgli di gareggiare solo per il ritiro di Giulietta?

Rare Partners #corrieimmaginadivolare.

Ho  accompagnato Nico alla partenza e poi, con Giorgia, abbiamo aspettato l’arrivo dei nostri compagni di staffetta.

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Pettorale 478/1 in arrivo, Nico mi passa il chip e inizio i miei 13 km.

E’ stata la mia prima gara su una distanza superiore ai 10 km, non avevo molta voglia di correre e, per quanto avessi scelto consapevolmente di ignorare i fastidi del mio piede, il pensiero ogni tanto andava a lui e una vocina mi ricordava di aver già sottovalutato il dolore di una gamba e di essermi procurata una frattura alla tibia. In tutto questo, non sono riuscita a darmi un ritmo, a gestire la gara, ma mi sono fatta gestire, faticando lungo il tragitto, arrabbiandomi per le salite (va bene, non sono la Salita del Pincio, chi è allenato li chiama giusto falsopiani, ma io avevo sempre pensato che Verona fosse pianeggiante ed ero impreparata), concludendo però con un passo medio di 5’39”, passo per me molto buono. Lungo la strada, questa volta ho voluto provare ad essere io ad incoraggiare un ragazzo che ho visto iniziare a camminare con fatica (un premio alla sua maglietta “Lazy but talented”), ricordando tutte le volte in cui sconosciuti che correvano nel mio stesso percorso hanno speso una parola per spronarmi vendendomi in difficoltà. Ho incontrato anche un atleta non vedente con il suo accompagnatore: erano ad una decina di metri davanti a me e avrei voluto spendere il poco fiato per dire con ammirazione a quel ragazzo che, per me, il vincitore della gara era lui, ma la verità è che, a poco a poco, la distanza che ci separava è aumentata e non sono stata in grado di raggiungerlo.

Il percorso non mi ha entusiasmato, ma probabilmente era il mio umore (la testa, accidenti!) che mi ha fatto avvertire la fatica e godere poco del tragitto mai fatto prima; ho atteso dal primo passo l’ingresso in Arena, che ho attraversato rapidamente e da cui sono uscita incontrando Nico che tifava per me.
Il ‘ti amo!’ gliel’ho gridato io, credo che per lui sia stato inaspettato.

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All’arrivo, l’occhiata al Garmin, il pensiero di aver scampato la pioggia giusto in tempo, la soddisfazione per non aver mollato neanche stavolta e per aver raggiunto un obiettivo in più, mi hanno risollevato l’umore, come ultimamente sempre succede dopo le corse, che siano in gara o in allenamento.

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Abbiamo salutato gli amici incontrati, moltissimi i milanesi in trasferta, gruppi e amici sparsi, e pranzato con Francesco e il suo compare di gare, direttamente da Abano: “la corsa unisce” e questa occasione, per la prima volta, mi ha fatto provare un senso di appartenenza a..boh, alla categoria dei runner?

Da domenica sera non riesco a camminare bene, lunedì sono state escluse fratture e oggi ho incontrato il mio ortofigo che ha confermato una tendinite che, con riposo, ghiaccio etc etc etc e adeguato cambio scarpe e solette, si dovrebbe risolvere in tempi brevi.

Questa volta mi prenderò cura del mio piede, prima che il dolore diventi infortunio serio e comprometta la preparazione in corso e, più ancora, la partecipazione alla Stramilano (non mi sono ancora formalmente iscritta, non riesco a smettere di pensarci), quindi starò ferma finchè non avrò più dolore (ecco, l’ho detto, nero su bianco).
La coscienza e la ragione lo sanno; razionalmente mi ripeto che è giusto così, che in certi casi “il riposo è allenamento”, che fare altrimenti sarebbe controproducente, ma le gambe scalpitano e il cuore è in agitazione. Non ho ancora imparato -e non so se riuscirò mai a farlo, nella corsa e nella vita- ad accettare l’infortunio come parte dell’allenamento, l’imprevisto come qualcosa che si può gestire, e men che meno a trasformare gli intoppi e i fuoriprogramma come occasioni da cui trarre qualcosa di positivo.
Ad ogni modo, spero di poter ricominciare nel giro di una settimana: fortunatamente saranno giornate estremamente impegnative, il secondo compleanno di LucAttila è in arrivo e avrò tempo di dedicarmi alla preparazione dei festeggiamenti!
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Categorie: Sport

We Run Rome 2014: molto più di 10 km

Non sono ancora sicura che sia successo davvero, che io abbia vissuto davvero tutto quel trambusto in poche velocissime ore.

La mia We Run Rome ha avuto come premesse lo stravolgimento di tutti i -pochi- piani, la conferma che dovessi provare a cavarmela da sola, ad improvvisare, a divertirmi e a lasciare che le cose accadessero, così come del resto è successo, nel modo più semplice, naturale e bello possibile.

we run rome, viaggio da sola

La mia We Run Rome è iniziata non con un passaggio in auto, ma con un Intercity che in sei puntualissime ore mi ha fatto arrivare a destinazione per l’ora di pranzo del 30 dicembre.
La mia We Run Rome è iniziata quando in stazione ho ritrovato M, uno “sconosciuto con cui diciassette/diciotto anni fa giocavo a biglie in spiaggia, durante le vacanze sull’Adriatico con i nostri genitori”, che mi ha ospitato, ma soprattutto gestito la vita. E anche la gara.
La mia We Run Rome è iniziata proprio nel momento in cui non ho pensato solo alla We Run Rome.

Categorie: Sport

10KM Paris Centre: prima, durante, dopo.

Eccezionale, pazzesco, incredibile, troppo, oltre ogni immaginazione, surreale, meraviglioso: credo siano stati gli aggettivi più utilizzati durante questo weekend.

Le Dynamo Girls incontrano la crew Fast and Furious a Linate: cinque ragazze Nike al gate AirFrance vedono arrivare altre cinque ragazze innegabilmente Nike, impossibile non riconoscersi. Breve presentazione dell’altra crew: un team di amiche e atlete vere, di quelle che corrono sul serio -per tempi e distanze-, ma che si aspettano, si motivano, si incoraggiano; simpaticissime, casiniste, alla mano, che non te le mandano certo a dire da qualcun altro e, più di tutto, donne con le palle e un gran carattere. E’ stato subito gruppo.

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Arrivate a Parigi scopriamo per cenni il programma della giornata: nel pomeriggio ci aspetta una 5KM di riscaldamento; i tempi, tra spostamenti, check-in, ritrovo, sono strettissimi, il pranzo è al volo. L’euforia inizia a salire alle stelle, accompagnata dalla concitazione dei ritmi generali.

Categorie: Amicizia, Sport

-1: Ed è subito outfit

Quando ci sono arrivati i biglietti aerei, noi Dynamo -prese dall’entusiasmo- ci siamo precipitate a fare il check-in online.
Già, peccato che il check-in si possa fare a partire da 30 ore prima del volo e non da..9 giorni prima!

Stamattina però tutto è diventato ancora più concreto: ore 9.30 check-in di squadra effettuato, tutte vicine in areo, in file 3+2. Alla stessa ora, domani, ci incontreremo a Linate (per i fan, avremo anche qualche minuto per firmare autografi, ma forse meglio al rientro).

Siamo quindi passate all’operazione valigia: due giorni con programma a sorpresa, una serata, una corsa. Previsioni incerte: le più recenti prospettano pioggia sabato pomeriggio e in serata, bel tempo domenica. Un unico bagaglio a mano. Ci siamo sentite confuse

Categorie: Sport

Mi ha detto che…devo vincere!

La partenza per Parigi sarà anche la prima volta che lascerò i bambini per due giorni. In realtà, Nico ed io li abbiamo già lasciati qualche volta dai nonni, ma è stato diverso: un conto è dire che mamma e papà “devono andare a lavorare / hanno una riunione / devono sbrigare delle commissioni” (ok, ai bambini diciamo tendenzialmente la verità, ma so che Gaia non accetterebbe altrettanto di buon grado il nostro allontanamento se sapesse che è perchè usciamo a cena, andiamo a Firenze, andiamo alle terme..), un altro è dire che la mamma parte per due giorni e lascia loro e papà da soli. Siamo abituati a fare le cose tutti e quattro insieme, oppure a coppie (maschi/femmine, Gaia e papà/Luca e mamma, genitori/figli), mai separandoci tre/uno (è successo una volta, Luca era nato da poco e abbiamo voluto dedicarci solo a Gaia).

E’ arrivato quindi il momento di parlare con Gaia.

Categorie: Mi ha detto che, Sport

– 4 giorni: A Parigi con..

Continuano i preparativi per la 10 KM Paris Centre, l’evento della settimana.

Oggi, noi della #crewdynamogirls abbiamo stretto la mano a RarePartners che, in qualche modo, verrà con noi a Parigi.

RarePartners è una società non profit dedicata allo sviluppo di nuove terapie e strumenti diagnostici nel settore delle malattie rare e, soprattutto nella nostra prima run europea, noi Dynamo correremo anche per questa causa, nel cuore e..ai piedi!

Scoprirete tutti i dettagli nel corso del weekend più emozionante della stagione, continuate a seguirci sui social; aggiungiamo, per i più curiosi, l’hashtag ufficiale di RarePartners:

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Francesca, Marisol, Sara, Valeria, Veronica
#justdoit #CrewDynamoGirls #WeRunParis

Categorie: Altro, Sport