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Mani in pasta e dita in bocca

Un sabato come tanti altri, anzi no, perchè sono da sola con i bambini e non ho organizzato nulla. Coccole nel lettone, poi si gioca, poi loro iniziano -in uno stranissimo e inquietante silenzio e d’amore e d’accordo- a disegnare mentre io preparo la colazione. Ci sediamo a tavola, finiamo la colazione e intanto, tra le varie proposte, il piano approvato da Gaia e Luca è: si gioca un po’, si va a comprare le cose che ci servono per fare le pizzette a forma di cuore, impastiamo insieme, mangiamo, andiamo a trovare la nonna in bicicletta, merenda, parco, cena, nanna. Dovremmo sopravvivere tutti. Finiamo la colazione, guardo l’ora: 8.00. Ma come è possibile, se ci siamo alzati alle 7.30 e siamo in piedi da almeno 2 ore?!

In un modo o nell’altro arriviamo al momento di impastare, ore 11.00.
Tra tutte le opzioni per focaccine o pizzette, ho scelto una ricetta meno sana delle altre (farina 00 + lattosio + pomodoro: ma è sabato e, comunque, anche per noi intolleranti e/o a dieta, uno sgarro ogni tanto è concesso), ma decisamente appetibile per i bambini, facilissima da fare per loro e, soprattutto, veloce. Anzi, velocissima.

La ricetta non è mia, ma di Misya e la trovate qua: si tratta delle pizzette al Philadelphia.

160 gr di Farina
160 gr di Philadelphia 
20 gr di burro (evitabile)
pizzico di bicarbonato, sale.
Pomodoro e mozzarella (noi scamorza) per farcire la pizza.

Per noi dose doppia, in modo che sia Gaia che Luca possano lavorare la propria pallozza.

Farina + Philadelphia + sale + bicarbonato: si impasta, ci si appiccica, ci si lecca le mani.

G: Mamma, che buono! E’ burro?
IO: No, è Philadelphia, è formaggio!

G: Ma formaggio di formaggio? Formaggio di mucca?
IO: Sì, oggi sì, formaggio di formaggio, non è formaggio-non-formaggio, non è quello di soia, neanche quello di mandorla, è formaggio V-E-R-O!

Mamma, ma il mio pancino ha fame, possiamo mangiare?

Luca cucina e pasticcia da solo per la prima volta: con lui sono in ritardo rispetto a quanto fatto con Gaia, vuoi per cambio di alimentazione che mi ha portato a ridurre torte dolci e salate, panificati etc, vuoi perchè anche le abitudini e le routine sono cambiate; certo, spesso si procura una sedia per guardare o collaborare a preparare verdure, o budino o castagnaccio per la colazione, o passato di verdura e via dicendo, o per buttare la pasta, ma è la prima volta per lui con le mani in una pasta che poi..mangerà.

Per 15 minuti le pallozze raffreddano in frigorifero; nel frattempo, lavate le mani, Gaia prepara e condisce il pomodoro e Luca sistema, separandoli uno alla volta, i quadratini di scamorza che io taglio. Gaia, poi, supervisiona e gli segnala i cubetti ancora da staccare, mentre lui tenta vanamente di rubarne senza farsi vedere.

Mamma, lo sai che il mio pancino dice che ha fame?

Finalmente si stende la pasta: intervengo io perchè è abbastanza appiccicosa e per accelerare i tempi.
Poi, scelte due formine, una a forma di cuore e una a forma di uovo, ognuno inizia a preparare le proprie pizzette.

Mammaaaa, il mio pancino ha ancora fameee, posso mangiare?

Gaia si occupa di nuovo del pomodoro, Luca dei cubetti di formaggio: resta tutto in famiglia, nessun problema per cucchiai di pomodoro leccati tra una pizzetta e l’altra, nè per il furto di pezzi di scamorza.

Mamma, ma adesso il mio pancino può mangiare?

In forno, solo 15 minuti a 180°: mi avvisate voi quando suona il campanello?

Mamma, ma secondo me sono pronte subito, il mio pancino vuole mangiareee!

E dopo un quarto d’ora più lungo che mai, ecco finalmente la soddisfazione.

Insomma, ricetta economica, facile da fare anche per un bambino di meno di 3 anni, senza tempi di lievitazione, veloce da cuocere, di effetto: le forme a cuore le avevamo già sperimentate Gaia ed io ad un San Valentino di anni fa.

Che altro dire? Provatela, con bambini preferibilmente!

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Categorie: Pasticceria e pasticci, Vita da mamme

Una mattina con Coquelicot Mafille

Quest’anno siamo riusciti a liberarci dell’impegno della piscina che, da quando Gaia ha tre mesi, occupava i nostri sabati mattina: Luca, arrivato finalmente ai 30 mesi di età, può entrare in acqua da solo e così, Luca Anatroccolo1 e Gaia ormai Alborella, imparano a nuotare di lunedì pomeriggio.

E’ vero che adesso non ho più la mattinata del sabato mattina libera per correre senza orari, andare dal parrucchiere, cazzegg.. dedicarmi solo a me stessa, fare shopping, etc etc, ma è anche vero che rivedere le routine settimanali per ritagliarmi i miei spazi senza impattare eccessivamente sulla famiglia è assolutamente solo una questione di organizzazione. Soprattutto, in questo modo, abbiamo interi weekend da trascorrere insieme: naturalmente, siccome non sono una mamma perfetta, ho la necessità di trovare attività da fare, luoghi da visitare, iniziative, perchè altrimenti, chiusa in casa, potrei impazzire -o sicuramente esaurire le mie scarse scorte di pazienza.

Questo weekend è stato il turno di un’iniziativa tutta per me e Gaia -ma solo perchè LucAttila è ancora troppo piccolo! Sabato mattina il MUBA, in collaborazione con Kinder Sorpresa, ospitava Coquelicot Mafille, un’artista gentile che ha condotto un laboratorio fatto di sguardi, timori, impacciamenti, risate..

Io e Gaia ci siamo ritratte, a turno, partendo da un pezzo di stoffa e con una matita grigia. Ha iniziato lei, prima il contorno viso, poi gli occhi, le ciglia, la bocca -grande, sorridente-, i capelli con due fiocchetti, il naso -“dai, facciamo un pallino” (grazie, amore!).
“Mi raccomando, eh, fammi bella!”
“Oh, come mi hai fatto bella, grazie!!”
“Ma sei bravissima, guarda come mi hai ritratto bene!”

Poi è stato il mio turno: abbiamo girato il foglio e ho iniziato con l’ovale del viso, degli occhioni, il naso, una grande bocca sorridente, i capelli sciolti e il cerchietto con fiocco rosa in testa. Ci siamo guardate, riguardate, abbiamo ridacchiato sotto i baffi: “Eh, aspetta, Gaia, fatti vedere chè non vorrei sbagliare..Vediamo un po’, come ce l’hai il naso?Aaaah, ecco, ecco..”.

Poi siamo entrate nel clou: dopo aver scelto il colore giusto, abbiamo infilato il filo di cotone nell’ago e abbiamo iniziato a ricamare i nostri ritratti. Insieme, naturalmente: io passavo l’ago da sotto la stoffa, lei lo prendeva e procedeva al punto successivo. Purtroppo il tempo non è mai abbastanza: avremmo potuto fare diversamente, magari avrei potuto terminare da sola la parte del ricamo, per andare più veloce e portare a casa il lavoretto terminato; invece ho preferito fare insieme a lei, senza affrettare, prendendoci il tempo per stare insieme.

Infine, abbiamo incorniciato il nostro foglio di stoffa, con l’impegno di terminare insieme i ritratti a casa. Il risultato finale, artisticamente sarà un quadretto che conterrà due ritratti sovrapposti, il mio e il suo, l’una sull’altra, l’una nell’altra, l’una parte dell’altra; oltre l’arte, il risultato è stata una mattinata solo per noi, come non accadeva da tempo, senza interferenze di fratelli-terremoto, senza computer/smartphone/chat e altre distrazioni.

Mamma, una sera usciamo a cena io e te come quella volta che eravamo andate a mangiare al ristorante senza gli uomini?

Certo, lo faremo, rifaremo anche questo!

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Piedini da mosto:
la vendemmia spiegata ai bambini

Sempre in cerca di attività e gite fuori porta per trascorrere il weekend tutti insieme, siamo incappati, all’ultimo minuto, nell’iniziativa di diverse cantine lombarde che per i weekend di settembre aprono le porte ai bambini. Così, oggi, su prenotazione last minute di venerdì, rischiando il tutto esaurito, siamo stati ospiti del Piccolo Bacco dei Quaroni, azienda agricola nel pavese, con aspettative molto alte da parte di Gaia e Luca ed entusiasmi alle stelle.

Bambini, oggi andiamo a fare la vendemmia e a scoprire come nasce il vino!

Non siamo stati molto fortunati con il meteo: non abbiamo voluto credere alle previsioni nefaste e siamo partiti da casa con un cambio di pantaloni e calze per i bambini, ma del tutto impreparati alla pioggia che poi, di fatto, abbiamo preso in abbondanza nella mattinata. Grazie all’accoglienza dei padroni di casa, ci siamo organizzati sul momento e abbiamo scelto di proseguire con il programma.

Dopo una buonissima colazione con torta di mele e crostata, siamo saliti -per la gioia estrema di Luca- sul trattore che ci ha portato in vigna. Qui, ciascuno dotato di forbici della propria misura, abbiamo iniziato a raccogliere l’uva nei filari, con l’obiettivo di riempire la nostra cassetta rossa. Pioveva, strapioveva, ci siamo inzuppati e coperti di fango: non so se i bambini se ne siano accorti o se si siano infastiditi, io -dopo un centinaio di ripetizioni di un mantra che suonava più o meno “ci sono i vestiti di ricambio asciutti e il fango si lava, non è niente di grave e non si ammaleranno neanche”– ho deciso di godermi la giornata.

Gaia, autonoma, dava la caccia ai grappoli più grossi, zigzagando tra i filari; Luca -che già all’Agriturissimo Santa Lucia a Tratalias aveva sperimentato il furto la scorpacciata la raccolta dell’uva dalle vigne- un po’ raccoglieva, un po’ portava i grappoli nella cesta e un po’ mangiava.

Ci siamo poi riparati al caldo, cambiati e rifocillati con risotto e crostata; nel pomeriggio ha smesso di piovere e davvero ci siamo goduti il clou della giornata. Abbiamo fatto indossare di nuovo ai bambini scettici ed increduli i vestiti bagnati e sporchi, tolto loro calze e scarpe e, sciacquati i piedi, hanno iniziato a pigiare l’uva. Va bene, sì, ad un certo punto mi sono unita a loro.

Infine, terminato il gioco, abbiamo ascoltato la spiegazione di quello che è il processo dall’acino al vino, abbiamo visto in funzione una macchina per la pigiatura con quanto già in parte spremuto da noi nei catini e da uva raccolta in mattinata, e infine abbiamo brindato con il mosto ottenuto.

Raramente ho dedicato post ad attività fuori porta vissute insieme, pur essendo soliti a frequentare agriturismi, cascine e iniziative per bambini, ma la giornata di oggi è stata speciale. Nonostante il vino non sia un prodotto per bambini, è comunque sulle nostre tavole, spesso nelle occasioni importanti, quasi sempre come una bevanda da adulti in cui, al massimo, si può pucciare un dito -ma non troppo! In generale, per il vino come per altri prodotti, credo che ormai si sia persa la coscienza del fatto che non nascano al supermercato e trovo importante -e soprattutto divertente- coinvolgere Gaia e Luca nella conoscenza delle lavorazioni e dei processi di trasformazione, e di conseguenza riavvicinarli ad una dimensione più naturale e semplice di quella che si trovano a vivere nella quotidianità cittadina e tecnologica.

In macchina, al ritorno, sono stati i bambini a raccontarci di aver imparato come si produce il vino.
Voi sapete qual è la prima cosa da fare? Raccogliere l’uva!

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