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Lierac Beauty Run, buona la prima!

Mettiamo insieme un pacco gara strepitoso, una corsa per sole donne -chè, si sa, le donne insieme sono una potenza-, la possibilità di scegliere una 5 o 10 km eventualmente anche competitiva, un obiettivo di beneficenza in favore della Fondazione Veronesi -progetto Pink is good per la lotta al tumore al seno-, un percorso serale con partenza e arrivo all’Arena civica, il coinvolgimento degli Urban Runners e di tanti amici, ed ecco che viene fuori la prima edizione della Lierac Beauty Run. Per me, un vero successo.

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Con il caldo estivo milanese delle ultime settimane, le mie uscite tardo pomeridiane sono state un disastro: anche con Fra, provando a correre 10 km tranquilli di chiacchiere, ci siamo arrese a 8, con gli ultimi 4 a singhiozzo. I miei battiti a mille, neanche fossi in ripetuta, gambe pesanti, affanno.. l’unica soluzione è stata ricominciare a correre all’alba. Del resto, l’ho fatto per tutto l’inverno, non si capisce perchè proprio ora dovessi decidere di cambiare orario.

Inizialmente la Lierac Beauty Run sarebbe dovuta essere la mia gara di prova sui 10km, ma poi, proprio per le temperature torride, ho deciso di prenderla come una corsa tra amiche, per divertirmi e chiacchierare. A dire il vero, nei due giorni precedenti la gara, la voglia era calata del tutto, quando ecco che la mattina stessa Gaia, dopo colazione, chiede “Ma quindi stasera, corri all’Arena?”. Luca le fa eco con “Sì, stasera corriamo di notte!”, e avanti con un botta e risposta “Che bella l’Arena con il buio”, “Noi vinciamo con te” e via dicendo.

Ok, bambini, corriamo la Lierac Beauty Run. 
Abbiamo ritirato il ricchissimo pacco gara insieme al mattino e, contestualmente, fatto prove tecniche di sprint al traguardo sulla pista di atletica dell’Arena: i bambini carichi come molle su una pista tutta per loro.

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Poche ore dopo ci ritroviamo su quel prato: loro, con il papà ed un pallone, io con amici e amiche -Urban Runners e non- a chiacchierare e aspettare il via. I bambini e Nico vanno a mangiare fuori , d’accordo che ci saremmo visti per il rettilineo finale.

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Inizio a correre con Giorgia, pacer, e Vanessa, obiettivo un’ora: ritmo tranquillo, per sopravvivere al caldo, che ci consenta anche di raccontarci un po’. Al ristoro del quinto km, io mi fermo per bere -anzi, bere è riduttivo- e le perdo: vedo che sono poco più avanti, ma non ho voglia e non me la sento di fare scatti per raggiungerle.

Mi gusto la città, il castello, il parco, il tramonto; corro tranquilla e me la godo proprio, felice di non aver altro obiettivo che arrivare al rettilineo finale per far vedere a Luca che possiamo vincere anche questa gara. Prima di partire, preoccupato, mi ha salutato con uno strappalacrime “Mamma, ma io ho paura che oggi non vinci”. Grazie per la fiducia, tesoro del mio cuore.
Percorro gli ultimi km ad incoraggiare le ragazze che si dicono l’un l’altra “non ce la faccio più”, ma soprattutto le mamme con i bambini nel percorso di 5 km. Con una di loro, in particolare, mi intrattengo un po’: carico il ragazzino, che dice di non farcela e poi, al mio incoraggiamento, scatta avanti trascinando letteralmente la mamma. Gli dico che è un campione, che è bravissimo, che è quasi arrivato e che anche io ho i miei bambini che mi aspettano all’arrivo: loro sono più piccoli, correranno solo un pezzettino, lui invece è proprio un runner! Mi risponde orgoglioso di aver già lasciato indietro la sorellina più piccola e continua ad accelerare per far vedere che sì, ce la farà.

Proseguo verso i miei due chilometri finali, sorridendo tra me e me; passo attraverso il tifo del Nike Running Club, un altro giro nel parco, ed ecco di nuovo l’Arena. In ingresso incontro Rudy, che mi avvisa di aver visto Nico e i bambini: io, senza occhiali, non vedo nulla. Mi accompagna fino da loro: ecco il momento che ho atteso dal primo metro di quella corsa.
Gaia e Luca battono le mani eccitatissimi, mi chiamano, hanno un piede in pista, trepidanti, non sapendo se buttarsi o aspettare che io passi alla loro altezza per unirsi: arrivo, non vogliono tenermi per mano, corriamo affiancati.

“Dai, Luca, chè questa sera poi corriamo per mano e vinciamo!”
“Sì, ma non per mano: sono pronto per correre da solo. Così vado anche più veloce”

Tagliamo anche questo traguardo insieme, poi ci battiamo il cinque: loro sono contenti, Luca si è convinto di aver vinto anche stavolta. Sono circa le 22, ho impiegato un’ora e due minuti, è buio, l’arena è illuminata e c’è un sacco di gente. Per i bambini è tutto sempre più straordinario, ogni volta di più.

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Lo rifacciamo?
Certo che sì, bambini!

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Cangrande HalfMarathon, anzi, Last 10 Km

Verona è una città meravigliosa, che, nonostante trent’anni di weekend e ferie a Garda, a quaranta minuti di strada, ho scoperto solo da un anno. Ed è stato colpo di fulmine.

Ecco uno dei motivi per cui a febbraio Nico ed io abbiamo corso la Duo Half Marathon: una staffetta di San Valentino in una città stupenda. Così abbiamo scoperto Verona Marathon, la sua eccellente organizzazione e le sue iniziative.

Cangrande Half Marathon, 15 novembre 2015: l’avevo addocchiata come rivincita sulla mezza, senza dirlo a molti, ho sperato di riuscire a riprendere ad allenarmi adeguatamente, poi la Nuova Me -quella più saggia- a malincuore si è resa conto e ha dovuto ammettere che sarebbe stato decisamente un azzardo, e ha lasciato perdere.
Non ho però rinunciato a correre: volevo respirare l’aria dell’evento, accontentandomi di ciò che sarei riuscita a fare, dichiarando a quella Half Marathon che, da parte mia, si sarebbe trattato solo di un posticipo della data.

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Last 10 km, quindi: una corsa non competitiva, per molti una passeggiata -nel senso letterale del termine-, con cani, passeggini, donne in pettorale e stivali con il tacco. Io, invece, tra me e me, l’ho presa sul serio, non perchè non avessi capito il senso della manifestazione -anzi, mi era ben chiaro e l’ho apprezzato, così come alla Deejay Ten-, ma perchè, con la rinuncia alla gara vera, volevo comunque misurarmi con me stessa e i miei tre mesi da che ho ricominciato, pian piano, a correre.

Venivo da una settimana in cui la bandelletta si è fatta nuovamente sentire, dopo il mio errore nel provare a correre 18 km domenica scorsa e, quindi, con una sola uscita-test giovedì; in parte sconfortata, mi ero detta che l’obiettivo sarebbe stato correre tutti i 10 km senza che la maledetta facesse male e mi sono ripetuta che mi sarei messa in frequenza, passo 6.15/6.25 e via, lenta ma costante fino al traguardo.

Sapevo anche che avrei corso da sola, cosa che mi avrebbe consentito di gestirmi come avessi voluto: probabilmente avrei incontrato amici milanesi in trasferta per correre altre distanze, ma io nella mia avrei pensato a me stessa. Ho fatto colazione all’alba, poi ho tirato giù dal letto Nico e i bambini e ci siamo subito messi in auto, con la promessa che avrebbero fatto colazione a Verona. Lungo la strada a piedi per arrivare alle griglie mi è venuto, per un attimo, un nodo in gola, per la mezza mancata, per l’impreparazione generale, per la sensazione che -a dover fare i conti con ginocchia storte e piedi che appoggiano male- non sarà una cosa breve, per la sensazione di ripiego più che di scelta, per la partecipazione ad una 10 km non competitiva che ‘chiunque può fare e in seguito alla quale non c’è festa’ (e neanche medaglia da dare ai bambini); poi è passato in fretta, mi sono ricordata perchè ero lì e che avevo tutte le intenzioni di correre una 10 km competitiva nei miei confronti.

Così è stato: il primo chilometro è passato facendo lo slalom tra i camminatori e guardando se, nel senso opposto del viale, di ritorno, vedessi passare gli amici della mezza; poi secondo e terzo, e a cercare se, per caso, Nico fosse riuscito a mettersi con i bambini a Castelvecchio (c’erano ma, vedendo gente camminare al secondo km, hanno pensato che io fossi già passata -probabilmente no, i camminatori erano in prima fila- e sono andati, a buon diritto, a fare finalmente colazione); quarto, quinto, sesto, settimo km; ottavo e una salita che mi è parsa infinita, nono ed un’altra salita eterna, penso a far lavorare le gambe e a mantenere il fiato. Ultimo mezzo km, si gira a destra per tornare verso piazza Bra ed è lì che grido un tempestivo “Gaia! Luca!”, vedendoli passeggiare con il papà; si voltano immediatamente, mi riconoscono, e per i metri successivi corro con le loro voci acute “vai, mamma, corriiiii, mammaaaa, vaiiii!”. Fantastico.

Traguardo, spengo il Garmin, mi dicono che non c’è medaglia per noi della 10 km, mi avvio verso lo stand Rare Partners, associazione no profit che opera nell’ambito delle malattie rare con la quale ho voluto iscrivermi anche questa volta, dove conto di ritrovare i miei mini-supporters. Nel frattempo, guardo il crono: 58’11”, ho corso con una media di 5’48” a km, il che significa che finalmente, forse, qualcosa sto recuperando (finalmente ho superato di nuovo il test del moribondo). Non c’è aria di festa, non ho fatto niente di speciale e, come me, nessuno dei partecipanti alla 10km, mi sento come se avessi concluso un allenamento ben riuscito, ma sono soddisfatta per il tempo, per l’essermi goduta la città e il Lungadige e, soprattutto, per avere tutti i pezzi a posto. Durante la corsa tibie, bandelletta e fascia lata non si sono fatte sentire: magari era solo un avvertimento e io ho capito, è presto per allungare le distanze e sovraccaricare, andrò più cauta. Vedremo come stanno nei prossimi giorni.

Ritrovo i bambini e, invece sì, per loro è una festa: sono arrivata, pur senza medaglia, sono stata brava, hanno fatto il tifo e ora possiamo correre e fare stretching insieme. Li guardo correre intorno all’Arena e poi allungare i muscoli con me per qualche minuto.

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Dovrei e vorrei aspettare gli amici della mezza e il coach alla Maratona, ma la famiglia mi ha accompagnato, ha aspettato al freddo, mi ha assecondato, e ora è il mio turno di dedicarmi a loro: si torna a Garda a giocare con le biciclette, a raccogliere corbezzoli dall’albero nell’orto, a infangarsi con gli animali.

E a sfogliare il volantino delle corse veronesi del ponte dell’Immacolata.

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Verso la Nike Women’s 10 km: sconfitte, rivincite e nuovi tentativi

Quando ripenso -e lo faccio spesso- all’ultima volta che ho corso con gioia e soddisfazione, mi viene in mente la Martesana a gennaio, coperta di neve e ghiaccio, il mio lungo più lungo, i primi 18 km di pura soddisfazione, alle otto di un sabato mattina, quando la città non aveva neanche l’intenzione di uscire dal piumone. Poi, presa dall’entusiasmo dei miei nuovi ritmi a cui non ero preparata, sono iniziate le tendiniti, gli stop, le corse sui dolori.

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La prima mezza maratona: ad oggi, nonostante tutto, non riesco a ricordarla con gioia. A mano a mano che passa il tempo, sento sempre più l’amaro in bocca per quel chilometro percorso camminando, per aver mollato, per non aver voluto accettare che non fossi pronta e allo stesso tempo per essermi sabotata da sola durante la gara.

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Poi la staffetta, su un ginocchio incerto e con qualche preoccupazione, ma felice, piacevole, per una buona causa; corsa sapendo che sarebbe stata la mia unica eccezione allo stop per il dolore al ginocchio.
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Gli esami
, tutti negativi.
Dicono che situazioni particolarmente difficili da gestire o stressanti possano influire sulla rigidità di tendini, legamenti, dolori muscolari o ossei; forse il mio versamento al ginocchio, le fitte, i cedimenti e il dolore sono dovuti a un periodo non brillante che, si spera, potrebbe essersi schiarito settimana scorsa.

Da sabato
, improvvisamente, il mio ginocchio è guarito.
 bacioluca naturopatia

Ho voglia di rivincite.

Ho già rinunciato alla Mezza Maratona di Padova del 19 aprile e alla Mezza Maratona del Naviglio del 24 maggio, sono ancora indecisa se iscrivermi almeno alla Avon Running del 24 maggio: sarò in grado -il ginocchio ce la farà?- di correre per 10 km tra una settimana e poco più?

Mi sono invece iscritta, senza dubbi, alla Nike Women’s 10km del 5 giugno: solo donne, per una corsa serale nel centro di Milano, una festa con la mia crew 100runninggirls che raccoglie fondi per LILT, per la prevenzione dei tumori femminili, donne che supportano altre donne.

Ieri sera abbiamo corso insieme, un buon gruppo delle ragazze della crew, quelle che sono riuscite a scappare dall’ufficio e a liberarsi da altri impegni: ci siamo fatte notare per Milano, con i nostri sorrisi e i nostri fiocchi rosa.

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Nike Women’s 10km
: l’anno scorso si chiamava We Own The Night, ed era stata la prima volta che ho corso 10 km consecutivi e la mia prima gara.
Impossibile mancare all’appuntamento.
Mi sarebbe piaciuto vedere, a distanza di un anno, nello stessa competizione, quali fossero i miei miglioramenti, invece non correrò con questo obiettivo: correrò insieme ad amiche che si stanno avvicinando ora alla corsa, che correranno per la prima volta i 10 km, che si sono unite alla mia crew, e che spero di riuscire ad incoraggiare e spronare fino al traguardo. Questa volta tocca a me a motivare, lo devo al karma, è un grazie nei confronti di chi, anche in gara, mi ha preso sottobraccio. La mia soddisfazione saranno loro.
I miei nuovi obiettivi sono altri: riuscire a recuperare l’allenamento, procedendo da capo, con scarpe e plantari nuovi da testare, fiato da ritrovare, muscoli da scaldare, qualche chilo di troppo da smaltire.
Procederò gradualmente, da poche, brevi e lente uscite, aumentando man mano, cercando di tenere a bada la fretta; il pensiero fisso rimane quella mezza maratona su cui voglio riprendermi la rivincita, a cui voglio arrivare allenata, tranquilla e senza dolori…sarà a settembre?


Intanto, avanti tutta verso il mio primo anniversario dei 10 chilometri!

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https://www.facebook.com/sara.v.barzaghi/videos/10206419156099056/

Categorie: Amicizia, Sport