Tanti auguri LucAttila: festa, trasvestimenti, torta e baci.

23 febbraio: il mio cucciolo pestifero compie due anni. Luca l’abbiamo chiamato alla nascita, LucAttila lo chiamiamo quotidianamente da sempre e, ora che inizia il periodo dei terrible twos, probabilmente lo chiameremo direttamente Attila. LucAttila è un testadura, che si impone irremovibilmente, è un tornado spericolato che, mentre combina un guaio mettendo a rischio la

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Gaia in Jobmetoo: il primo confronto con la disabilità.

Carnevale: scuole chiuse, bambini a casa, genitori in ufficio e nonni che possono gestire fino ad un certo numero di nipoti contemporaneamente. Per fortuna, in Jobmetoo si è attenti alle persone, ai nostri candidati così come ai dipendenti; con la mentalità giovane, aperta e la flessibilità che ci contraddistinguono, non potendo lavorare da casa per

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Quando una mamma va a correre

“Ma come fai a lavorare full time, occuparti dei figli e andare anche a correre?” “Ma dopo che stai fuori di casa tutto il giorno e vivi di fretta per tutta la settimana, dove trovi la voglia di correre?” “Ma tu lasci i bambini per andare a correre?” Ecco, se le mie motivazioni a correre

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Oman, diario di viaggio: sole, mare, deserto, incenso e molto altro.

E’ fine ottobre, ricevo da Alpitour una promozione “prenota prima” per un viaggio per tutta la famiglia; in più, se parto entro il 23 febbraio, Luca non avrà ancora due anni, quindi non pagherà: è ora del Viaggione di cui sentiamo la mancanza da tempo. Le opzioni sono: Zanzibar, Cayo Largo e Salalah, in Oman. Avevo già sentito parlare dell’Oman l’anno scorso, ma avevamo optato per Gran Canaria a marzo, soluzione sicuramente più adatta ad un bambino di un anno. Quest’anno però è diverso, Nico ed io non abbiamo dubbi, blocchiamo l’opzione e iniziamo a sognare le notti d’oriente: Muscat, il palazzo del Sultano, Nizwa, gli echi da Mille e una notte, il deserto, i forti, i paesini da presepe, i wadi, il famoso Bimmah Sinkhole, l’isola di Al-Hallaniyah, tartarughe, delfini, balene, cammelli.

No. Scopriamo che l’Oman (con l’accento sulla a) è una nazione molto vasta e che noi saremo nella regione più a sud, nel Dhofar, al confine con lo Yemen. Salalah (con l’accento sull’ultima a), dove ci troveremo noi, e la capitale Muscat (sempre con l’accento sulla a), per capirci, distano più di mille chilometri. Scopriamo anche che per visitare l’Oman nella sua interezza converrebbe un tour itinerante, una o, meglio, due settimane, con partenza da Muscat per poi scendere verso Salalah. Ormai abbiamo prenotato a Salalah e, comunque, con due bambini -ma, soprattutto, con LucAttila ancora così piccolo, da una parte sarà meglio così.

Partiamo il 5 gennaio sera e arriviamo, dopo circa sette ore di volo e con tre ore in più di fusorario, nella mattinata del 6 gennaio al Salalah Rotana Resort, da tre settimane Bravo Club, un villaggio molto bello in cui però abbiamo vissuto poco. La prima sorpresa è quella di

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Figli e lavoro, figli al lavoro

Era il 2009 quando per la prima volta ho sentito parlare dell’iniziativa Bimbi in Ufficio con Mamma e Papà (ex Festa della Mamma che lavora) promossa dal Corriere della Sera e con svolgimento, tradizionalmente, nel mese di maggio: l’azienda in cui all’epoca lavoravo aderiva, pur senza organizzare nulla di specifico, e quell’anno alcune colleghe mamme avevano portato i loro piccoli a conoscere il luogo di lavoro e a condividere una merenda.

Nel 2012 ho partecipato anche io, ormai in un’altra azienda, alla mia prima giornata Bimbi in Ufficio insieme a Gaia:

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Mamme e papà di figlie femmine: tot cose che vorremmo sapere (come affrontare)

In questi giorni si sta diffondendo su internet un articolo che si intitola “Papà di figlie femmine, 15 cose che dovreste PROPRIO sapere”. L’ho trovato molto bello, per diversi aspetti adatto anche a papà di figli maschi: la presenza di un genitore anche nei momenti difficili, l’importanza degli esempi di comportamento, lo stare insieme in un tempo di qualità, il rispetto reciproco, la capacità di chiedere scusa per i propri errori, l’amore.

Però credo che qualcuno debba scrivere anche un articolo più o meno dal titolo “Papà di figlie femmine, 15 cose che dovreste PROPRIO sapere come affrontare“, anzi, “Papà e mamme di figlie femmine..”.

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Mi ha detto che…Non l’ha fatto apposta!

Si sa, quando in una casa con figli piccoli regna il silenzio, le possibilità sono poche:

– i bambini sono in asilo/dai nonni/al parco
– è notte fonda e, miracolosamente, non ci sono incubi, pipì che scappano, cadute da letti a castello.
– i bambini stanno combinando un guaio, tendenzialmente di dimensioni apocalittiche.

Rincasando dopo nido/materna/ufficio, quando i figli sono due e la maggiore ha quattro anni e mezzo ma-è-più-grande-rispetto-alla-sua-età, è molto responsabile, autonoma e obbediente, viene spontaneo occuparsi maggiormente del piccolo di un anno e mezzo: Gaia si toglie le scarpe, va a lavarsi mani e faccia, si cambia. Io tengo d’occhio che anche Luca, nel suo processo di responsabilizzazione, si tolga le scarpe, le riponga al loro posto, si spogli e via dicendo. I due fratelli si incontrano per lavarsi le mani e poi, di nuovo, una volta puliti e cambiati, in sala a giocare.

Di norma va tutto liscio.

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Mi ha detto che..POSSO!

Capita che un’amica lanci un chiaro S.O.S. e, in barba ai programmi e al piano A di un pomeriggio in famiglia, si telefoni ad un’altra amica e si improvvisi un piano B: “Marito porta figli alla festa programmata, verso le 15 gli farò sapere luogo esatto del parco e se la caveranno senza di me; lei passerà a prendermi tra mezz’ora, ho giusto il tempo di salutare i suoceri, andare a casa a sistemarmi la faccia e a preparare un minimo di borsa -bancomat, una felpa, fazzoletti e una bottiglietta d’acqua; dovremmo arrivare dall’amica a 160 km da qua per merenda, si sta insieme e poi, a seconda di come va, potremmo tornare per cena. Male che vada, comunque stasera gioca il Milan, lui avrebbe compagnia”.

Anche se preso alla sprovvista, Nico -di gran cuore come sempre- capisce la situazione, mi rassicura sul riuscire a gestire le due pesti fino a sera e si raccomanda soltanto con un “Torna quando devi tornare, non ti preoccupare; solo, fammi sapere quando arrivi e quando riparti…e guidate piano”. Luca si è già addormentato per il riposino pomeridiano; Gaia no e devo affrontarla. Ottengo anche il suo benestare spiegandole che, purtroppo, non potrò andare con loro alla festa, perchè c’è un’amica che ha molto bisogno di me, e promettendole che quando tornerò –presto, ma certo, presto!– le porterò una sorpresa (funziona sempre).

Succede poi che, in effetti, si ha conferma che il rientro avverrà dopo cena: un’amica è un’amica e in questo momento ha bisogno di noi, di me. Fammi fare una telefonata.

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Sveglia all’alba con sorpresa

L’ultima settimana, tra referti inattesi, premi sorprendenti, belle notizie, è stata per me densa -oltre che di qualche notte in bianco- di emozioni e pensieri. A questo si aggiunga il fatto che sono abituata ad alzarmi dal letto ben prima del resto della famiglia ed ecco che, anche se sono a casa dal lavoro con la gamba sul famoso sgabello, si verificano risvegli irrimediabili alle 5.40, occhi sbarrati, cervello che inizia a frullare, pianificare, organizzare, progettare piani A, B, C.

Per i primi cinque-dieci minuti provo a riaddormentarmi, poi le gambe iniziano a scalpitare, il materasso diventa scomodo, mi sembra che faccia anche decisamente caldo e non resta che alzarmi. In casa si sentono soltanto tre orsi letargici che russano, il cielo è ancora scuro e dal condominio non si percepisce nessun movimento.
E’ l’ora perfetta per andare a correre e ho così tanta energia e adrenalina in corpo che so che oggi potrei battere ogni record, di tempo e distanza. Mio marito apre un occhio, mi chiede l’ora, rispondo con un “5.45, basta, vado a correre!”; si fa una risata nel sonno e si gira dall’altra parte.

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Ginocchio fermo, mani in movimento

Weekend-divano-gambe distese non si conciliano facilmente con due figli, specialmente se abituati a guardare poca televisione e a giocare in modo anche abbastanza fisico con mamma e papà.

Oggi pomeriggio Gli Uomini (come direbbe Gaia) sono usciti, lasciando noi Donne finalmente in pace. Tra chiacchiere, puzzles, canzoni (Mamma, adesso mi metti quella ‘del sole’?), è arrivato anche il momento della torta del weekend.

L’avevo promessa ai colleghi perchè il contributo principale è loro, ma ne farò un’altra da portare al rientro in ufficio.

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