Nuoto vs Corsa, giorno 1.

Mi trovo ad essere da due settimane una malata immaginaria con un dolore al ginocchio che non trova riscontro nelle indagini mediche. Prendo atto e, dopo aver recuperato parte (ne avrei ancora di ore!) del sonno perso in due anni di sveglie all’alba, da oggi -non potendo correre- ho deciso che è giunto il momento di darsi un po’ da fare. 
Non posso caricare il ginocchio, già in bici, dopo 2/3 chilometri, sento un discreto fastidio, quindi l’opzione tipica per gli infortunati lontani dalla corsa è una sola: il nuoto.

12 anni di nuoto complessivi in gioventù, adoro l’acqua, mi piace nuotare, mi piace l’apnea, stare sott’acqua.
Detesto farlo in piscine affollate, acque fredde, costretta ad orari da milanesi imbruttiti. Tant’è, martedì e giovedì, due volte a settimana si farà: culo, testa, polmoni e cuore richiedono tutti che mi dia una mossa.

Oggi, dunque, il primo giorno -di pochi a venire, spero e mi auguro (ma chi può dirlo? Magari ci prendo anche gusto). Piscina Cozzi, vasca da 33,33 mt, dove in gioventù facevo tuffi. Trampolino, piattaforma, 1 / 3 / 5 /10 mt. Oggi opto per la scaletta per entrare in acqua, dopo un’attenta analisi del rapporto utenti/corsia e al ricordo di acqua più che fredda. L‘app “di terze parti” installata sul Forerunner235 mi consente di tracciare anche la distanza: bene così, visto che tra le 20 e le 30 vasche perdo il conto. 

Escludendo la gente e il rumore, la sensazione e il pensiero fisso di rischiare di bere acqua con lasciti organici altrui (ne ho visti di nasi soffiati..), il dover sprintare per sorpassare il lento in corsia dei medi e, per una buona decina di vasche, il dovermi adeguare, rallentando, alla processione dei nuotatori in corsia… e considerando che è pausa pranzo e non sono morta di fame e, soprattutto, sono ancora sveglia, che sento le spalle che hanno lavorato e il ginocchio che non si lamenta, direi che non è andata male. Un’ora di corsa, anzi, 58 minuti, Garmin che mi indica 2.125 mt: non so se sia buono o sia uno schifo, ma è quello che ho fatto, un’ora di nuoto comehadettoilcoach.

Tuttavia, la corsa è un’altra roba. E mi sono venute in mente alcune differenze, così, giusto per iniziare con il piede giusto. 

Le differenze percepite dopo la prima vera volta: Corsa vs Nuoto, giorno 1.

C: suona la sveglia, mi vesto, esco, corro.
N: suona la sveglia, mi vesto, esco, faccio 20′ di bici, coda per entrare in piscina che apre alle 7, mi spoglio, faccio una doccia gelida, fisso la vasca, conto le persone in corsia, penso che nonvogliononvoglio, mi faccio coraggio, entro e nuoto.

C: esistono i lenti, i medi, i veloci. Convivono pacificamente sulla stessa ciclabile, superandosi senza intralciarsi.
N: esistono i lenti, i lenti nella corsia dei medi, i lenti nella corsia dei veloci, i medi, i medi nella corsia dei lenti, i medi nella corsia dei veloci, i veloci, i veloci nella corsia dei medi, i siluri nella corsia dei veloci, i siluri nella corsia dei medi. Ci si urta, ci si sorpassa a destra, a sinistra, persino da sotto. Sfanculandosi.

C: Esiste una sorta di codice: ci si conosce, ci si saluta. Non ci si conosce, ci si saluta. Ci si sorpassa, ci si saluta. Ci si ferma agonizzanti, ci si saluta. Ci si taglia la strada, ci si saluta. Ci si fa uno sgambetto, si saluta. Non siamo dello stesso gruppo, ci si saluta.
N: Esisterà anche una sorta di codice, ma per ora non saluta nessuno. In corsia, non saluta nessuno. In spogliatoio, non saluta nessuno. Non sei della cerchia, non saluta nessuno. Sorridi, non saluta nessuno.

C: All’alba, se fa caldo, ti spogli e corri, se fa freddo, ti copri e corri. Non esistono condizioni sfavorevoli, ma solo atleti arrendevoli.
N: All’alba, se fa freddo, ti metti il costume e soffri, se fa caldo, non è vero che fa caldo. L’acqua fredda della piscina è intollerabile. Non esistono atleti arrendevoli, ma solo piscine gelide.

C: Dopo una maratona il cibo è l’ultimo dei miei pensieri, mi devo sforzare per il reintegro.
N: Dopo i primi 15′ a stile, mi mangerei anche le boe.

C: Se vuoi, corri da solo, se vuoi, corri in compagnia. Puoi scegliere la solitudine o il gruppo, il silenzio, il buio, il sole, il vociare. Puoi farlo quando vuoi, quando puoi, come vuoi.
N: Qualunque cosa desideri, dovrai desiderare la gente. Essere toccato dalla gente, preso dentro dal lentomedioveloce nella corsia a fianco, da quello che ti vuol fare passare avanti, da quello che davanti si impianta di colpo. Dovrai per forza farti andar bene la gente. E già che ci sei, sorridi, anche se non saluta nessuno.

C: Ti ammazzi di ripetute, reintegri, fai colazione, ti prepari, vai in ufficio e “Buongiorno a tutti”.
N: Nuoti per un’ora, reintegri, fai colazione, ti prepari, ti guardi allo specchio, aggiungi fondotinta, aggiungi correttore, dai, ancora un po’ di fondotinta, e sì, meglio ancora un po’ di correttore, vai in ufficio e: “Ma che occhiaie, non hai dormito stanotte?”

Una cosa è certa però: che sia corsa o nuoto, un’ora di fatica, è un’ora di soddisfazione.

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1 commento

  • pincus

    Dopo un po’ ci si fa l’abitudine; come quando si va a correre e la prima volta l’alzata all’alba è una violenza. Si entra nell’acqua; non si riesce a fare amicizia con il gelo, ma ci si convive. Poi si lascia che il corpo trovi il suo ritmo, bracciata dopo bracciata, e immersi nell’acqua il mondo intorno non esiste più, si è soli con il proprio corpo, il proprio respiro, i propri pensieri, bracciata dopo bracciata, non c’è più chi ti tocca, chi tocchi tu, chi è lento, chi è veloce (sì, qualche siluro prepotente, ma quello c’è dappertutto), si impara ad amare quel momento di stacco da tutto, immersi nell’acqua, soli con sé, il proprio corpo, il proprio respiro, il proprio ritmo.

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