Mara…cosa? Ecco come è iniziato tutto.

Era metà maggio quando ho deciso definitivamente di non correre la Jesolo Moonlight Half Marathon, ma di prendermi 15 giorni di riposo, riflettere su ciò che stavo facendo e come lo stavo facendo. Ho preso in mano il telefono, ho scambiato (ben più di) due chiacchiere con Andrea, che dal giorno dopo avrei arruolato come mio nuovo coach. 

Qualche giorno di stacco, di uscite libere, di corse come viene viene, per il piacere di correre anche senza sapere che cosa si stia facendo. Poi, il 5 giugno sono, come si dice, entrata in tabella. 

Obiettivo: 26 novembre, la mia prima…maracosa?!
E’ così difficile da pensare e da pronunciare, non so se sarò in grado, però, insomma, ci capiamo, intendo quella roba lì, quella di 42 chilometri e spicci.

Da quel momento, non è passato un solo giorno in cui io non abbia pensato alla mia maracosa, a quella meta così lontana, ma che nei mesi, giorno per giorno, avrebbe condizionato ogni mia scelta. Ho iniziato ad andare da una nutrizionista, a limitare i danni alimentari estivi, a concentrarmi su di me. Ho avvisato Stefano, il mio fisioterapista, che avrei avuto bisogno di lui, se non per problemi, almeno per prevenirli. 

Ho scelto che avrei aspettato a condividere apertamente un obiettivo così lontano, in fondo ad una strada così impervia e tortuosa, lunga, con chissà quali possibili deviazioni; ne ho parlato in casa e con un paio di amici.

“Sei FOTTUTA.”
Così mi ha detto Yuri il 10 maggio, prima ancora che tutto iniziasse davvero, quando la maracosa iniziava ad essere ancora solo un pensiero che andava a sostituirsi alla gara di Jesolo. Poi ha aggiunto:
“Lo sapevo! Ricordati che la maratona si corre nel momento in cui si inizia a pensare di volerla fare.”
E ha concluso rincarando:
“Ormai sei fottuta!”

Il 5 giugno, dicevo, ho iniziato la mia tabella, con un nuovo coach, un obiettivo mai immaginato prima, un percorso che non è stato solo di gambe-frequenza cardiaca-testa, ma molto di più.

Non è stato sempre facile, nè sempre divertente: i chilometri che ho percorso in questi mesi non sono stati solo distanze su ciclabili, ma momenti di riflessione, di scoperta di me, di autocritica e concessioni. Non è bastata unicamente la passione per la corsa a farmi scendere dal letto o a farmi rinunciare a molti sgarri, spesso ho dovuto forzarmi per assecondare la sveglia, arrabbiarmi per le ripetute riuscite male, vivere qualche frustrazione che, dalla vita quotidiana, si trasferiva nella corsa.

Quello che poi, mesi dopo, ho avuto in cambio -e precisamente ieri, il 26 novembre 2017-, è stata una gioia che mi ha restituito molto di più.

*L’immagine qua sotto documenta, in ordine cronologico, quasi tutti gli allenamenti -con qualche dimenticanza- terminati in questi mesi. Negli ultimi due riquadri ci sono io alla partenza e al traguardo della mia prima Firenze Marathon.

Categorie: Sport

4 commenti

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    Ho iniziato (…) un percorso che non è stato solo di gambe-frequenza cardiaca-testa, ma molto di più.
    sono stati (…) momenti di riflessione, di scoperta di me, di autocritica e concessioni. Non è bastata unicamente la passione (…) a farmi scendere dal letto o a farmi rinunciare a molti sgarri, spesso ho dovuto forzarmi per assecondare la sveglia, arrabbiarmi per le (…) riuscite male, vivere qualche frustrazione
    Quello che poi, mesi dopo, ho avuto in cambio (…) è stata una gioia che mi ha restituito molto di più.

    Così è la vita. E tu sei (stata) grande.

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