Il sentiero dello Spirito del bosco

Questo non è un post qualunque, questo è un invito a tutte le mamme e papà con bambini, zii, cugini, baby sitter, insegnanti.. e, perchè no?, a chiunque abbia conservato in sè la capacità di fantasticare e stupirsi per le piccole cose.

Oggi, dopo la mia corsetta mattutina, ho portato tutti in gita. La meta: il Sentiero dello Spirito del bosco, di cui avevo letto qualche settimana fa, per caso, non ricordo su quale sito o blog. Si tratta di un sentiero nel bosco -appunto-, da percorrere con occhi e cuore ben aperti, per lasciarsi incantare dalle sculture di Alessandro Cortinovis, che si incontrano a volte come elementi esterni, a volte come trasformazione di tronchi o legni ancora radicati.

Per arrivarci, si parte da Canzo, paese in provincia di Como; nel web avevo letto informazioni differenti, che suggerivano di parcheggiare alle fonti del Gajum, da cui parte una -abbiamo scoperto oggi abbastanza ripida- mulattiera di grossi ciotoli e sassi. Le indicazioni riportano anche che il parcheggio è molto piccolo, motivo per il quale abbiamo deciso di parcheggiare circa un chilometro prima, pensando anche che, stando alle indicazioni lette, il percorso sarebbe stato breve e avremmo potuto passeggiare tranquillamente un po’ di più. Conilsennodipoi, suggerisco di provare a parcheggiare alle fonti del Gajum, perchè al ritorno, dopo la camminata, la discesa si fa sentire, soprattutto per il fondo sconnesso della mulattiera.

I bambini erano più che eccitati all’idea di andare a fare una gita; tra l’altro, da cittadini, ogni volta che ci si addentra nel bosco è magia per tutti. Ieri sera ho preparato con Luca il pranzo al sacco e ho caricato gli animi per la giornata.

Una volta parcheggiata l’auto, la strada in salita verso la mulattiera e la mulattiera stessa sono sembrate molto lunghe: non faticose, ma lunghe, probabilmente per l’attesa di entrare nel sentiero dello Spirito del bosco, con cui tutti noi volevamo entrare presto in contatto. Si arriva quindi al Primo Alpe, dove si trovano un Centro di educazione ambientale, un centro visitatori, un enorme prato e aree pic-nic, ma soprattutto l’ingresso del sentiero.

Ci avviamo e, all’entrata, Gaia ci legge ad alta voce il messaggio con cui ci incamminiamo. 

Ecco che si apre davanti a noi e sotto i nostri piedi un sentiero comodo come fondo, con un po’ di gradini e saliscendi, pieno di sorprese. I bambini vogliono fare strada, ma al primo bivio nessuno vuole assumersi la responsabilità della scelta: seguiamo il cartello “Per di su” o il cartello “Per di giù”? Naturalmente li percorriamo entrambi. Attenzione: il percorso è un anello ma, percorso una volta e mezza, consente di riprendere il sentiero che non finisce, bensì continua!

Lo Spirito del Bosco è intorno a noi, nelle forme più strane, gnomi, animali, volti intagliati; Luca rimane colpito dallo Spirito Triste, di cui parlerà ancora al ritorno a Milano. Cerchiamo di non fare troppo rumore e di non gridare, per non disturbare le creature del bosco: riusciamo anche a scorgere un serpentello che striscia, non intagliato stavolta, ma vivo sotto le foglie. 
Le sorprese sembrano non finire, incontriamo un paio di casette di gnomi e finiamo persino in un labirinto da cui, dopo un paio di strade sbagliate, i bambini riescono a portarci sani e salvi all’uscita. Troviamo anche tavolini e sedute di gnomi e folletti, ma preferiamo terminare il sentiero prima di pranzare. 

Abbiamo iniziato a camminare intorno alle 10.45 dal parcheggio, ci sediamo per il pic nic al Terzo Alpe intorno alle 13.20. Il percorso in sè non ha passaggi pericolosi o impegnativi, tuttavia non è certo piano e facile come leggevo su alcune recensioni: le gambette di Luca sono messe alla prova, soprattutto per i saliscendi continui. Ci sono altri bambini più grandi che corrono, letteralmente, ma noi ci soffermiamo ad incantarci davanti alle sculture, agli Spiriti, e ce la godiamo tutta questa gita, fantasticando sulle creature che incontriamo.

Dopo il pic nic, i bambini curiosano per la fattoria, osservando gli asini e i cavalli, per poi incamminarci nuovamente sulla via del ritorno. Per tornare alla base, abbiamo tre opzioni: la prima è quella di ripercorrere il sentiero dell’andata, la seconda è quella di incamminarci sul sentiero geologico alto, la terza è quella di seguire una strada carrozzabile un po’ sconnessa ma ampia e senza grosse difficoltà tecniche. L’idea era quella di rientrare sul sentiero geologico, ma preferiamo rientrare più rapidamente e seguiamo la terza via, tenendoci buona l’opzione per la prossima gita.

In appena poco più di un’ora di discesa che mette alla prova le ginocchia di tutti, torniamo alla fonte del Gajum. Naturalmente, nel frattempo, raccogliamo ricci, rami di abeti, pigne, ghiande da portare alla scuola materna. Luca azzarda un piccolo lamento e basta, condividiamo i nostri acciacchi: lui ha male ai piedi, Gaia alle gambe, io al ginocchio e alla schiena, ma svelo di aver portato un pezzo di cioccolato fondente per quando saremo arrivati alla macchina. Continuiamo insieme noi tre, Nico dietro: so che, lungo la mulattiera che sembra non finire mai, i bambini mi odiano. Luca in particolare è un po’ incazzato, in parte con me che ho parcheggiato ad un chilometro da dove parcheggiano tutti, in parte con il sentiero che è così lontano dalla strada e, improvvisamente, forse neanche troppo bello. Gli spiriti fanno schifo.

Terminata la mulattiera, ricomincia l’asfalto: l’ultimo tratto io e Gaia lo corriamo, sollievo per le mie ginocchia e la mia schiena. Quando anche gli uomini arrivano all’auto, il mio pezzo di cioccolato fondente riporta alla luce tutta la bellezza di quello che abbiamo visto e vissuto insieme oggi.

I bambini tornano ad essere così eccitati da non crollare addormentati in auto, ma iniziano a stilare una classifica degli Spiriti e delle creature e sculture più belle, dalla prima posizione a scalare finchè iniziano a confondere i numeri e i soggetti. Sul podio concordiamo: al terzo posto, il Drago; al secondo posto, la casetta dello gnomo a cui si accede tramite due lunghissime scale e numerose porticine e finestre intagliate, nascoste ai più, ma non a noi che ci siamo arrampicati e fermati almeno dieci minuti; al primo posto, la porta del regno degli gnomi, da cui parte un sentiero verso il sole, su cui sono incamminati uno Gnomo che ha per mano uno gnomino.

     

Non continuo con la classifica, per non rovinare la magia e la sorpresa, e perchè lo Spirito del Bosco a ciascuno dirà qualcosa di diverso. A Luca, addirittura, uno Spirito ha strizzato l’occhiolino, parola di bambino di quattro anni e mezzo emozionato come pochi.

Categorie: Viaggi, Vita da mamme

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