Estate in Grecia: bambini alla scoperta di Milos.

Ferie. Agosto. Più precisamente, la settimana di Ferragosto e quella successiva.
Il periodo più caro dell’anno, noi siamo in quattro e io detesto la gente spiagge e luoghi affollati.
La casa dell’anno scorso in Salento è stata già affittata, cogliamo l’occasione per cambiare meta, promettendoci che dovremo assolutamente trovare qualcosa che compensi pittule leccesi e pasticciotti.

Dopo una breve ricerca, decidiamo di orientarci su Milos che, delle Cicladi, sembra ancora abbastanza selvaggia e non meta tra le più gettonate. Prenotiamo per ciascuno di noi un volo Milano-Atene e, decidendo di viaggiare leggeri con bagaglio a mano, un volo interno con paio d’ore di intervallo: ci costa meno del traghetto ed è più comodo e rapido; fermiamo anche un appartamento ad Adamas, presso l’hotel Almyris, che si rivelerà estremamente comodo, piacevole e gestito da due persone decisamente accoglienti e amichevoli; infine, sempre dall’Italia, blocchiamo un’auto a noleggio perchè noi l’isola vogliamo girarla tutta.

Milos è un’isola con un’estensione territoriale pari quasi all’Isola d’Elba, molto varia nel suo territorio: le mappe che ci consegnano e che troviamo più o meno ovunque ad Adamas riportano chiaramente ben segnate le due strade principali, le strade sterrate che consentono di avvicinarsi alle spiagge e le strade sconsigliate, quelle su cui l’assicurazione non copre i danni e per le quali non si prevede servizio di carroattrezzi. Queste ultime, avvertono gli autonoleggi e le piantine, sono accessibili solo in 4×4; per noi, su una Peugeot 107, la zona ovest dell’isola sarà p-r-o-i-b-i-t-a.

Molto bene. Inizia la vacanza e nei primi tre giorni visitiamo ciò che a me preme di più: con una corsa mattutina e un allucinante discreto dislivello, Nico ed io visitiamo all’alba Klima, tipico villaggio di pescatori, pieno di colori, con rimesse delle barche praticamente in acqua; ci incantiamo poi a Sarakiniko, la mia preferita, con il suo paesaggio lunare e il mare blu, impetuoso, e il forte vento (sarà la spiaggia, per i bambini, delle “meduse che non urticano”, che loro raccolgono con le mani e con cui giocano tutta la mattina); arriviamo a Firiplaka, la spiaggia più a misura di bambino, con l’acqua limpida e bassa, il fondo sabbioso chiaro, e il faraglione che per noi diventerà Il Sederone; Firiplaka si affolla per l’ora di pranzo, noi arriviamo sempre intorno alle 9.30 e poi trascorriamo il pomeriggio altrove. Nei primi giorni ci spingiamo anche a Tsigrado, spiaggia che è un azzardo raggiungere con Luca, tramite una corda e due scale di dimensioni un po’ troppo grandi rispetto a lui e ad altezze -con il senno di poi- rischiose. A Tsigrado ci accoglie un cartello che segnala il pericolo e avverte che la discesa sarà affar nostro; superate le difficoltà e le paure, già di buon mattino, ci tuffiamo in un’acqua meravigliosa e facciamo colazione con i dolci locali; ripartiamo subito, così da non trovare ingorghi nè crearne sulle scale di accesso alla spiaggia. Pranziamo anche al famoso Medousa di Mandrakia -in cui torneremo una seconda volta-, dove non ci tiriamo indietro nè agli antipasti, nè al polpo eccezionale nè al primo assaggio di koufeto, il tipico dolce locale, servito tradizionalmente ai matrimoni, che altro non è che yogurt con marmellata di zucchini –in realtà zucca gialla.

       

Pianificata la gita in barca che ci porterà alla cava di Sikia, a Kleftiko e, soprattutto, alla piscina di Milos, Kalogries irraggiungibile via terra (o meglio, irraggiungibile in tempi rapidi, a piedi, con bambini, in infradito), iniziamo a girare in modo casuale le spiagge, orientandoci con la mappa e, spesso, improvvisando lungo la strada. Decidiamo di spingerci anche nella zona proibita, leggendo rassicurazioni di turisti con auto come la nostra e vedendole con i nostri occhi.

Milos è molto varia, Milos è bellissima: troviamo sabbia fine chiara, sabbia fine scura, sabbia grossa, ciotoli, sassi, spiaggia mista, scogli scuri, scogli bianchi, rocce rosse. Impossibile elencare tutte le spiagge in cui siamo stati: quelle indicate sulle mappe le abbiamo battute pressochè tutte, ad eccezione di quella di Pollonia. Quelle di cui, tornati da una quindicina di giorni, ancora si parla sono sicuramente la baia di Thiorichia, con la miniera di zolfo abbandonata e mille colori meravigliosi; il nostro angolo nascosto di Provatas, spiaggia senza nulla di particolarmente eccezionale, ma con un tratto di sabbia tra le rocce, a misura di famiglia di 4-5 persone, che un paio di volte è diventata la nostra “spiaggia privata a Provatas”; Agathia, una spiaggia lunga e deserta, nella zona proibita, con tre tamerici sotto cui ripararsi dal sole, ed una sorta di rientranza del mare, la palude che ci colorava disgustosamente i piedi di nero; Fyropotamos, con i suoi sassi grandi tra le miniere e Plathiena da cui si assiste al tramonto; Papikinou, la spiaggia di Adamas, senza nulla da rilevare ma comoda per l’ultimo tuffo prima di rincasare o per la pausa pranzo all’ombra sotto le tamerici;  Kyriaki, con tamerici sotto cui ripararsi dal sole e l’acqua, che diventa subito fonda, con dei colori meravigliosi grazie al primo tratto di fondale coperto da sassolini bianchi; Papafragas e Pachena, ammirate dall’alto perchè, con il mare mosso che purtroppo accumulava sporcizia, e le rocce da scalare non le abbiamo scelte per soste lunghe; Agios Ioannis, enorme, interamente per noi, con un masso che ci ha protetto dal vento e il bagno tra le onde; Paliochori, in cui, al di là del tratto attrezzato, si può trovare ampio spazio sulla spiaggia larga, con le spalle protette da rocce rosse con cui colorarsi e disegnarsi addosso. Scoperta il penultimo giorno ed eletta a miglior spiaggia con l’acqua più bella dell’isola (raggiungibile via terra), e in cui siamo tornati anche per l’ultimo bagno, è Gerontas, nella zona sud-ovest, vicino a Kleftiko. 

 

Milos è stato anche cene e pranzi fuori casa, con prezzi decisamente economici e convenienti rispetto alla spesa nei supermercati carissimi (e al valore del tempo da spendere per cucinare, pulire…). La nostra panetteria-pasticceria preferita è quella di Adamas, nella zona portuale: si acquistava qualcosa per il pranzo ed era poi meta per il dolce del dopocena -spesso, poi, in realtà, mangiato a colazione; l’ultimo giorno, per salutarci, ci hanno regalato un sacchetto enorme con biscotti misti. Abbiamo provato anche la concorrenza, che effettivamente produceva prodotti altrettanto buoni, ma di una scortesia e antipatia più uniche che rare. Gaia si è trasformata in una spanakopita, Luca in una tiropita; le nostre cene non potevano non iniziare con la pitarakia, una sorta di sfoglia fritta sottilissima ripiena di un altrettanto sottile strato di formaggio ed erbe, e proseguivano con polpette di zucchini / melanzane, feta con il miele, tortino di cipolle, tzatziki… Tra i ristoranti, siamo stati due volte al Medousa di Mandrakia a pranzo e, per le cene, siamo tornati ripetutamente da Oh Amos di Adamas, che ci ha colpiti per gli antipasti, per la torta di arance e per la mastika o mastiha, termine con cui si indica sia il liquore offerto agli adulti che un dolce simile ad un marshmallows offerto ai bambini. Quello che a fine vacanza, tra un compito di matematica e un gioco per allenarci con le addizioni e i calcoli, ha ottenuto il punteggio più alto, è stato il ristorante Methismeni Politeia di Tripiti, in cui Gaia ha scoperto un’ottima moussaka, Luca il classico pastitsio greco, e noi della carne strepitosa. A pari merito, ma per un altro genere di cena, si è posizionato il miglior pita gyros di Adamas, quello di O Gyros tis Milou, dove più di una volta abbiamo cenato spendendo 12 € in 4, bevande incluse. Infine, ha incantato tutti -Luca compreso, impazzito per il polpo- per la qualità del pesce, Mikros Apoplous, sul lungomare di Adamas, a pochi metri dal nostro alloggio, con tavolino praticamente sul mare. 

Per quello che riguarda la parte di pasticceria, oltre al koufeto, un altro dolce tipico è la karpouzopita, una watermelon pie, insomma, una torta di anguria con sesamo, dalla consistenza tra una torta e un budino, e dal sapore che non convince subito, ma poi conquista. Si può impazzire con i vari tipi di baklava e di kataifi -il dolce “con i capelli”-, con le varianti di forma (i nidi) e sapori; si trova una torta al cioccolato con noci, che al ristorante viene servita con ulteriore copertura di cioccolato ed una pallina di gelato, e dolcetti di piccola pasticceria, tendenzialmente fritti e trasudanti melassa. In generale, ahinoi, anche le torte di impasto soffice, hanno il fondo inzuppato nella melassa. Alla fine della vacanza, i dolci che inizialmente ci sembravano irresistibili, iniziavano a deluderci e a non sembrarci più poi così buoni. Non siamo abituati, ma per fortuna siamo partiti prima di tornare nauseati, riuscendo a mantenere buoni ricordi anche per il palato.

Milos ci è rimasta nel cuore, i bambini ancora ieri giocavano ai turisti: dal soggiorno, li sentivo in camera loro, mentre uno faceva il check-in discutendo con la poliziotta che non lasciava imbarcare il vasetto di koufeto, mentre si sedevano al ristorante e lui ordinava un pita gyros e lei una moussaka, mentre insieme decidevano di andare ad esplorare le grotte e gli anfratti subacquei. Anche Nico ed io ce la siamo goduta: siamo riusciti a ritagliarci i nostri spazi, correndo ogni tanto insieme all’alba -così da dividere la fatica delle salite-, e insieme anche in spiaggia, finalmente, forse, con i bambini autonomi e quella sensazione di essere fuori dal tunnel. La cosa che non mi riesco a spiegarmi del tutto è l’incapacità di rilassarmi completamente, stavolta però per colpa di quella sensazione di voler dare un occhio ai bambini, per quell’incapacità di ignorarli mentre giocano felici insieme, incuranti di noi, per quella curiosità di divertirmi e compiacermi nell’assistere ai loro discorsi e alla loro complicità. E vedere quanto accidenti crescono velocemente. 

Categorie: Viaggi

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