Stamattina ho avuto paura.

Stamattina, per la prima volta, ho avuto paura davvero, paura soprattutto per via di quel mio sesto senso.

Sono due anni che corro, estate e inverno, più o meno alle 5, conosco i percorsi migliori, non scambio più pali e alberi per esseri umani minacciosi, so come chiedere eventualmente aiuto a seconda del tratto di strada, ho messo a punto un mio sistema per correre in sicurezza.

Questa mattina, prima di uscire di casa, ho avuto paura. Non era necessario correre così presto, avevo solo pochi km da fare, ma ero sveglia e così non avrei tolto neanche un minuto al programma della giornata con i bambini: mi sono ritrovata a pensare che fosse ancora buio e non mi sono sentita tranquilla. Al primo km, in Martesana, mi sono spaventata sentendo una rumorosissima bici rallentare e affiancarmi, per poi ridere del fatto che fosse semplicemente una suora non molto agile.

Salgo in Ponte Nuovo e subito mi accorgo del movimento che c’è in giro: effettivamente, realizzo, è un sabato estivo, a quest’ora la gente rincasa. Sguardo concentrato e proseguo finché, nell’attraversare, un tizio, sul lato opposto, si sposta davanti a me. Io mi scanso, lui mi resta davanti. Si ferma, io passo di lato, si piazza di fronte e, bisbigliando, allunga le braccia e mi tocca un fianco. Gli grido con rabbia e corro, mentre lui, spiazzato, mi fa il gesto internazionale del “vaffanculo, stai calma!”. 100 metri e 3 uomini dall’aspetto di, ecco, non residenti fissi, con bottiglie e una sedia, mi gridano qualcosa, si girano e mi seguono per qualche passo. Accelero, penso che mi avranno sentito gridare e sanno che adesso ho paura, penso che così non è libertà, che sembro Biancaneve quando scappa nel bosco, che quasi quasi torno casa e per oggi rinuncio.

Poi mi dico che non c’è un “oggi“, lasciar perdere oggi, avrà senso solo se rinuncerò anche domani, settimana prossima e via dicendo, perché la situazione sarà sempre la stessa. Proseguendo, dei lavori chiudono la strada al traffico; subisco i commenti cretini dei soliti uomini, italianissimi stavolta, davanti a Siemens, faccio il giro del quartiere e finalmente entro nel parco. In questi due km ho ripreso un passo controllato e i battiti sono tornati a posto. Sono le antenne quelle ancora drizzate. Una bici e del vociare in entrata al parco: tra i ragazzi, due donne, la cosa mi rassicura, oggi avrei voglia di chiedere loro di “tenermi d’occhio” per i due giri che devo fare.

Finalmente il mio parco, mi accorgo che ho perso la concentrazione quando mi spavento per 4 stranieri che, tirandosi su da un materasso in un’area giochi per bambini, mi guardano e mi dicono qualcosa con delle birre in mano. Dopo un “ma a che cazzo pensavi e dove guardavi?”, mi dico che, a malincuore, farò un solo giro e tornerò in quartiere, che starò attenta a non passare da lì di nuovo né a salire in collinetta.

Si, noi donne “non dobbiamo cercarcela”.

Finirò poi, invece, con un secondo giro nel parco, salutando i padroni di cani che arrivano, come a segnalare “ci sono anche io, sto correndo, non sto facendo niente di male, sono sola e se mi senti gridare, la voce la conosci”.

Finisco l’allenamento in progressione, ho rispettato la sacra tabella, ma non me la sono goduta, è stata una fuga e non una corsa. Non so se io abbia rivendicato i miei diritti stamattina, se effettivamente non mi sia arresa alla paura, se sia stata libera.

Non credo, Libertà è un’altra cosa, è poter correre in shorts e canotta, senza chiavi o fischietto in mano, senza pensare alle vie di fuga in caso di aggressione, senza pensare se sia meglio uno sguardo basso o dritto negli occhi, se gridare sia segno di reazione e controcazzi o di paura…ma temo che questa libertà, noi donne non l’avremo mai.

Categorie: Senza categoria

1 commento

  • Pincus

    Il problema è generale, ed è la sostanziale sensazione di impunità che palesemente prova chi vive ai margini della sfera sociale, come è evidente dalla sfrontatezza con cui le provocazioni vengono messe in atto.
    Chi non ha un’etica, e sostanzialmente ha poco da perdere in termini di riconoscimento sociale, sa di poter sopraffare anche violentemente il prossimo e che questo non gli comporterà conseguenze significative rispetto alle proprie modalità di vita. Se poi si tratta di un branco, non necessariamente molto numeroso, l’impunità diventa invincibilità.
    Le donne, fisicamente più deboli, sono ancor più vulnerabili e quindi vittime preferenziali.
    Credo che occorra riconoscere questo fatto: non si è davvero liberi, e una donna lo è ancor meno; quindi serve mettere in atto tutte le precauzioni necessarie per poter fare ciò che è proprio diritto poter fare (muoversi in compagnia negli spazi a rischio, dotarsi di sistemi di allarme, spray urticanti, e così via).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Loading Facebook Comments ...