Sarnico Lovere 2017: c’è vita oltre i 21 Km.

Finalmente è arrivata la Sarnico-Lovere, gara lunga poco più di 25 km per la quale l’anno scorso non mi sentivo pronta. Quest’anno era lì che mi chiamava, a detta di tutti una gara meravigliosa per i paesaggi, oltre la distanza che fino ad ora era stato il mio limite, corsa da godermi senza altri obiettivi.

L’idea era quella di correrla tranquilla (a circa 6’/km per i primi 15 km, per poi eventualmente accelerare), possibilmente farla in compagnia e godermi il tutto. A seguire pranzo con gli Urban Runners.

Ritirati i pettorali il giorno prima, domenica incontro un sacco di facce amiche e inizio ad entrare nel clima di festa che immaginavo per questa corsa: Elena, Davide, il gruppone UR… Nico e i bambini si appostano poco dopo la partenza, io nell’ultima griglia, anzi, tra gli ultimi dell’ultima griglia, in buona compagnia.

 

Si parte, ci si ferma. Ah no, si parte. No, ci si riferma. Il primo chilometro è a singhiozzo, 4000 runners intasano il primo tratto di strada: noi delle retrovie ci ridiamo su e sorridiamo ai fotografi. Per i primi tre/quattro chilometri il gruppetto dei 6’/km è abbastanza compatto, mi raggiungono altri amici a sorpresa, e ancora sorrisi e chiacchiere. Corro con Cristina, oscillando tra i 6′ e i 5’45”, a noi si affianca Fede di Udine, che si trova bene al nostro passo, e proseguiamo insieme. Fa molto caldo, lo sento subito, i battiti sono già alle stelle; in più la gara non è certo pianeggiante come mi avevano detto (quasi) tutti: come dico sempre, io corro a Milano, per me “gli scivoli dei marciapiedi sono salite”, la Sarnico Lovere è un continuo saliscendi

Poco prima del quindicesimo chilometro, inizio a sentire la bandelletta che probabilmente è un po’ stranita da quel passo lento e pesante unito ai saliscendi: dopo il ristoro, saluto Cri e Fede, chiedo loro di andare avanti in modo da gestirmi da sola. Mi fermo per bere al ristoro e, mentre cammino per finire la mia acqua, mi sento chiamare: Francesca e Daniela, belle come il sole, sono lì dietro di me.

Proseguo con loro ed è a quel punto che la corsa si trasforma: sorrisi e chiacchiere da una parte, e un paesaggio che inizia ad essere davvero emozionante. Tutte noi tre siamo un po’ provate, chi dal caldo, chi da acciacchi, ma corriamo insieme, rallentiamo a turno l’una per l’altra: nessuna di noi ormai può andare a podio e decidiamo di divertirci insieme. Tra avvistamento di asinelli, selfie e “ragazze, fotografo!”, arriviamo al ristoro del ventesimo chilometro, mentre io continuo a sognare all’arrivo gelati giganti e un tuffo nel lago (in realtà non mangerò gelati e non puccerò neanche i piedi in acqua).

 

Poco dopo il ristoro, Daniela ci dice di andare avanti, che ci raggiungerà. Siamo titubanti, ormai si finisce insieme, ma lei insiste. Proseguiamo Francesca ed io fino al km 23, un po’ a singhiozzo, ma sempre senza mancare i fotografi, perchè di sorrisi ne abbiamo ancora in abbondanza. Ad un certo punto anche Francesca mi dice di andare avanti: non so se aspetterà Daniela, o se mi raggiungerà dopo: le chiedo un paio di volte se sia sicura e mi pare convinta, quindi continuo da sola. A questo punto ho anche voglia di arrivare al traguardo, sono quasi due ore e mezza che sono sulle gambe.

  

L’ultimo tratto di gara è in discesa, si vedono runner che tornano a ritroso, segno che effettivamente il traguardo è vicino; un’ultima breve salita (Sì, ok, salita. Salita. Salita. Se, appoggiando sulla strada una pallina, questa rotola in giù, evidentemente non si tratta di piano, questa è la mia tesi), curva e traguardo. 

Vedo Nico e i bambini, corro con loro l’ultimo tratto, con Luca inizialmente un po’ indeciso, che poi mi prende per mano e corre velocissimo tra chi fa il tifo per noi e me che grido “dai che vinciamoooo!”.

   

E’ un bel traguardo, in tutti i sensi: l’essere arrivata con i bambini, e l’aver concluso una gara “oltre”, oltre il mio limite, oltre i minuti a chilometro, oltre il Garmin al polso. Non sono emozionata come pensavo che sarei stata, forse perchè non l’ho vissuta come una gara, ma come una semplice corsa, o forse perchè “fatti 21, se ne fanno 25,3”, ma va bene così.

Come dice Francesca, adesso sono un’ULTRA-MEZZA-MARATONETA

Il fatto che abbia voglia di sperimentarmi di nuovo oltre i 21km è un buon segno, il fatto che, per la prossima volta, abbia voglia di farlo più seriamente, ancora meglio.
Intanto però, largo all’estate, al caldo, ai battiti alle stelle, alle soste alle fontane: inizia il periodo degli allenamenti a lungo termine e delle competizioni senza grandi obiettivi, delle corse in compagnia e delle gare che sono pretesti per weekend fuoriporta. La Moonlight Half Marathon di Jesolo, ad esempio?

Categorie: Sport

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Loading Facebook Comments ...