Giulietta&Romeo Half Marathon 2017: viva il contorno!

“Verona sarà di allenamento per riabituarti alla distanza, la Roma-Ostia per emozionarti, la Sarnico-Lovere per allungare un po’”.
In sintesi, è questo il mio calendario gare concordato con il coach a inizio anno: si parte con la Giulietta&Romeo Half Marathon, la mia terza mezza a Verona, la mia terza GGRHM (una staffetta e due 21K), probabilmente la mia ultima gara in questa città perchè, diciamocelo, città che amo, ma aggiungendo anche un paio di 10k, ormai per me è come correre in Martesana.

Ho parzialmente disobbedito al coach che mi aveva suggerito, tra la mezza di Pisa del 18/12 e la ripresa del 13/1 di fare brevi corse lente di una mezz’oretta, ma ho ceduto al fascino dello Sri Lanka e alla voglia di fare andare le gambe senza troppo pensare a tempi e distanze; il punto è che mi sono poi ritrovata una tabella di “ripresa dopo un mese di presunto stop”: piuttosto noiosa, poco impegnativa, ripetitiva, senza esercizi specifici se non qualche allungo. 
Nel frattempo, arrivata in forma a Natale, mi sono lasciata andare dopo l’epifania, per arrivare impreparata di gambe, fiato, fisico alla mezza di Verona.

Nessuna aspettativa, dunque, nè purtroppo troppa voglia di correre questa gara: pensieri pesanti, poco entusiasmo, assenza dei bambini all’arrivo -rimasti a Milano con la nonna Kiss-, scarso interesse per il percorso, zero motivazione. Nico avrebbe corso anche lui la sua prima vera gara: per Natale gli ho regalato il tesseramento Urban Runners ma con l’obbligo la richiesta che corresse le proprie gare in autonomia, non per me, aspettandomi sì all’arrivo, ma lasciandoci liberi di gestirci ciascuno per conto proprio.

Venerdì siamo partiti per Garda e sabato mattina, nella tipica pioggia dei weekend di gare veronesi, abbiamo ritirato il pacco gara; pomeriggio in relax davanti al camino, qualche boccone di cibo inadeguato alla vigilia di una competizione, una cena abbastanza sana, a letto per le ventitrè. Nel frattempo, la chat Urban Runners squillava, a ricordare a tutti che siamo una famiglia e che nessuno avrebbe corso da solo.

Indecisi sull’organizzazione logistica, domenica ci dirigiamo direttamente alla partenza, consegna sacche e ritrovo con gli UR nel palazzetto. Mentre usciamo, una voce mi chiama: Marianna, delle R4M è lì per la staffetta, mi ha visto anche questa volta; è la donna delle sorprese, ci incontriamo sempre, ad ogni gara, pur senza metterci d’accordo, ha un sorriso fantastico e una parlantina strepitosa, peccato solo non avere ormai più tempo per chiacchierare. Andiamo in griglia. Sono tranquilla, al punto che -ci rido su con Paola- non solo non corro in incognito, ma cazzeggio serenamente con gli altri, scattiamo foto, ascolto musica… Ciò che desidero è correre tranquilla, cercando di trovare qualcosa di bello perchè questa mezza non sia soltanto dovere; l’aspettativa cronometrica che ho è di chiuderla tra l’1:58 e le 2:03, ma mi riservo di gestirmi strada facendo. 

Partiamo in fondo tutti insieme, Nico ed io ci separiamo dopo i primi 300 metri, sto con il gruppetto UR per poco di più, poi inizio la mia gara: quest’anno mi sembra che l’ingorgo iniziale duri per troppi km, sono già nervosa e naturalmente parto già forte. Oddio, “forte”, diciamo che parto con quello che dovrebbe essere il mio ritmo gara a cui sarei dovuta arrivare gradualmente. Al terzo chilometro, insieme al caldo che mi fa subito alzare le maniche della maglia, trovo Rudy: entrambi con gli auricolari, ci salutiamo con lo sguardo, termineremo la gara insieme senza dire una sola parola, solo scambiandoci occhiate reciproche. 

Sesto km, ristoro: sento una ragazza che esclama “questi primi 5 km sono volati”, io non la penso così, ma mi dico invece che ne mancano solo 15 (+1). Arrivo al decimo, non guardo il passo nè do retta al Garmin quando vibra ad ogni chilometro: ogni tanto do un occhio alla media e sì, mi dico che sono già a metà e sta andando bene.
Tredicesimo: basta, ho già perso il conto dei saliscendi / salite / falsipiani / comeaccidentivogliamochiamarli, le mie gambe sono pesanti, devo rallentare, non ce la faccio. Non voglio dirlo, non voglio dirmelo: per la prima volta la mia testa funziona benissimo! Mi basta arrivare al quattordicesimo, perchè mi manchi solo un terzo di gara; lì, in realtà, concordo con me stessa che sarà al quindicesimo, al ristoro, che potrò concedermi di prendere fiato; il ristoro però è quasi al sedicesimo, recupero ma rimando ogni rallentamento al diciassettesimo.

A quel punto, mi dico che ne mancano solo 3(+1), la mia media è buona, forse posso rallentare un po’ e allo stesso tempo avere anche una soddisfazione cronometrica: facciamo che arrivo al 18esimo e poi vediamo, lì ne mancheranno davvero solo tre di chilometri, quello che è abitualmente il mio riscaldamento. Al diciottesimo, anche questa volta, penso ad Alino: l’anno scorso, a quella che doveva essere la mia prima vera mezza, nella stessa circostanza, mi aveva promesso che, terminata la sua gara, sarebbe tornato indietro per portarmi al traguardo, poi -pur avendo fatto avanti e indietro un paio di volte- non ci eravamo incrociati. Sorrido al ricordo. Questa volta sono sulle mie gambe, c’è Rudy che mi tiene d’occhio, ci sarà Nico al traguardo perchè sicuramente ha già finito, ma questa gara non passa mai. All’improvviso, ecco Valentina, una ragazza del gruppo dei Runlovers: è almeno un anno che ci conosciamo virtualmente e ci scriviamo spesso, ma non ci siamo mai incontrate. Mi chiama, mi tocca una spalla, è lei: purtroppo non ho fiato per parlare, lei sgambetta agile, io no, ma ci salutiamo con entusiasmo.

Arriva anche il diciannovesimo, poi il ventesimo, l’Arena: quasi inciampo sul tappeto di ingresso in arena, non ne posso più, ho rallentato appena, respiro ma le mie gambe sono di pietra. Cerco i fotografi, che ho ignorato per tutta la gara: anche questa volta non li vedo (l’anno scorso ho detto che non ce n’erano in Arena e poi mi sono ritrovata con delle foto in cui sorrido guardando dritta nell’obiettivo), ma chissà, magari loro invece mi hanno inquadrata a dovere. E’ finita, ecco la breve rampa titagliolegambeadessoselehaiancoraintegre e il rettilineo finale: accelero, voglio finirla, voglio arrivare prosciugata e con la sensazione di aver dato il massimo.

Così è: 1:59:33, la mia faccia all’arrivo non è sorridente, sembro invocare dell’ossigeno, ho quasi i crampi alle gambe e mi devo appoggiare per riprendere fiato. Ci sono Nico, Valeria e Alino ad aspettare tutti, ad aspettare anche me, Rudy scappa subito. E’ andata, sotto le due ore, perfetto. 

Poco dopo arrivano altri UR, ci salutiamo e mi precipito a bere al ristoro. Mi sento chiamare per nome, mi giro, ed ecco Elena, un’altra R4M: sapevamo entrambe che saremmo state presenti, non ci siamo date appuntamento, abbiamo sperato di incontrarci tra i 6500 partecipanti, e questa volta così è stato. Un’altra amicizia virtuale, un’altra mamma in gamba che corre, un’altra fotografia che diventa -dopo mesi- volto reale: la mia impressione è di conoscerci da sempre, ci abbracciamo con gioia, finalmente ci siamo viste di persona!

Nico ed io ritiriamo le sacche e ci cambiamo in piazza: mi sto infilando le scarpe e un’altra voce mi chiama per nome, questa volta è Francesca, uno dei sorrisi più belli che io abbia conosciuto. La prima volta che l’ho vista, io ero ferma con Nico nei pressi dei conigli sulla Martesana, lei arrivava correndo indossando una maglia UR, l’ho salutata: “Ciao, anche tu sei Urban Runners?”, e poi le presentazioni reciproche e il ritrovarci a correre, sugli stessi percorsi, mai insieme, a mezz’ora di distanza nelle albe milanesi. 

Saliamo sulla navetta, prendo in mano il telefono: Marta mi ha scritto chiedendomi come fosse andata e accennandomi alla sua gara, non sapevo fosse a Verona anche lei. Le rispondo su whatsapp, vorrei salutarla dal vivo, magari è ancora in giro: le chiedo dove sia ed è su una navetta. Quella che è appena partita. Quella che si è appena fermata. Come la mia. Io sono in fondo. Io a metà. Ci cerchiamo e siamo sullo stesso autobus che ci porta, insieme, al palazzetto.

Con Nico, recuperiamo l’auto e torniamo in centro a Verona per mangiare: facciamo in tempo a salutare Paola e Roberto, purtroppo dobbiamo rinunciare al pranzo con gli Urban Runners perchè si farebbe troppo tardi e dobbiamo tornare dai bambini a Milano.
Il bilancio della gara si è trasformato: dove mancavano motivazione ed entusiasmo per la corsa in sè, gli incontri, le facce inaspettate, i sorrisi, le coincidenze e il solito senso di appartenenza a qualcosa di bello e positivo, il “contorno”, hanno fatto il resto. In più, anche il risultato della corsa è stato positivo. 

Ora, in settimana avrò di nuovo il test del lattato e poi via, verso i 2,5 km di salita a metà della Roma-Ostia: è per emozionarmi che l’ho scelta, no?

Categorie: Sport

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