Natale all’avventura in Sri Lanka con bambini

Quest’anno Babbo Natale, circa a settembre, ha guardato le chiusure aziendali mie e di Nico e ci ha portato, con anticipo, quattro biglietti andata e ritorno per Colombo, capitale dello Sri Lanka: solo quello, tutto il resto è stato studiato e approssimativamente organizzato nei mesi successivi, lasciando una buona parte di viaggio all’improvvisazione in loco. I giorni sono stati 6, pochissimi per un viaggio in Sri Lanka, a mala pena sufficienti per vedere le cose principali: la vera rinuncia è stata la località di Anuradhapura, una delle più antiche capitali, troppo distante per poter essere incastrata nel nostro itinerario.

Per la prima volta sono partita senza aver pianificato al dettaglio tappe, tempistiche, imprevisti.
La cosa fondamentale è stata documentarsi sul paese, frequentare forum (grazie Tripadvisor) e trovare dall’Italia un driver che -concordato un prezzo- avrebbe pensato ai trasferimenti secondo i nostri piani indicativi e agli alloggi. Siamo partiti pronti a tutto, ad adattarci in situazioni di scarsa igiene, al cibo piccante, al monsone…

25 dicembre, ore 21:00: Decolliamo da Malpensa alla volta di Colombo, con un breve scalo a Muscat; il 26, nel primo pomeriggio -ora locale- togliamo piumini, felpe, magliette a manica lunga e iniziamo a respirare l’aria umida e afosa della capitale. Inizia con un viaggio di circa 4 ore la nostra avventura cingalese: in serata arriviamo a Polonnaruwa, pronti ad esplorarla l’indomani. La strada, come sarà poi in tutti i giorni a seguire, è uno spettacolo unico: ovunque ci si volti, in qualunque momento, si scoprono scene di vita quotidiana, natura meravigliosa, varani e animali di sorta, templi e architetture sorprendenti. La scelta di spostarci in auto (che poi è un pullmino, tutto per noi) è quella giusta.

27 dicembre: dedichiamo la mattinata alle stupende rovine di Polonnaruwa e il pomeriggio ad un safari al Kaudulla National Park, alla scoperta degli elefanti. Luca ha la febbre alta (ce l’aspettavamo e siamo attrezzati), ma questo -a parte qualche momento di stanchezza e debolezza- non smorza gli entusiasmi. L’esperienza della jeep, aperta ai lati e in alto e tutta per noi, è per i bambini un divertimento unico. Durante tutta la giornata iniziamo a prendere confidenza con il clima: fortissimi scrosci d’acqua, poi sole, poi pioggia, poi nuvolo, poi sole. Dash, il nostro driver, ci offre una merenda con frutta buonissima nel parco e, immediatamente dopo, fuggiamo in jeep  -tra le risate divertite- da uno dei temporali più forti a cui abbiamo mai assistito.

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28 dicembre: alle 5.30 esco a correre, potrei mai rinunciare ad avere lo Sri Lanka nelle mappe del Garmin? Nei primi 200 metri prendo uno spavento tremendo, con cani randagi che sbucano ringhiando, mi seguono e mi accerchiano: cammino lentamente, mani in alto, più immobile possibile, dopo un centinaio di metri tornano in dietro. Mi chiedo se ricominciare, mi rispondo di sì, e da quel momento incontrerò solo mucche, decisamente meno pericolose, e cingalesi che mi augurano il buon giorno tra l’incredulo e il divertito.
Rientrata in hotel, dopo colazione ci dirigiamo verso Sigiriya: l’idea è di vedere la roccia con il palazzo reale senza scalarla, per poi salire su una rocca simile, meno turistica, ad ammirare il panorama. In realtà, ci aspettiamo di vedere le famose zampe della rocca che non si vedono se non accedendo al percorso e ad un pezzo di scalata, quindi cambiamo i programmi ed entriamo: l’attesa è molto lunga, di fatto, tra la coda e la salita, trascorriamo metà mattina. I bambini chiedono poi di cavalcare un elefante, cosa che inseriamo come fuoriprogramma ma che lascia tutti delusi, l’elefante non è decisamente felice e l’esperienza è forzatamente turistica, con tanto di baldacchino e costi altissimi. Proseguiamo quindi verso Kandy, fermandoci a Dambulla, al meraviglioso tempio d’oro. Qua avrà origine il nostro vero grande rimpianto della vacanza: secondo il driver, non dovremmo neanche fermarci in questa tappa, ma per noi è irrinunciabile. Invece, quindi, di scattare foto dalla strada, scendiamo dal pullmino ed entriamo: Dash ci dice che abbiamo 10 minuti a disposizione e poi dovremo ripartire. Il tempio d’oro, anche da fuori, con il Buddha scintillante enorme e moltissimi dettagli, è immenso: avvicinandoci vediamo una scala e una rampa, sulla prima si indica “Rock temple”, sull’altra “Cave temple”. Togliamo le scarpe rispettosamente e optiamo per la scala in pietra, su cui vediamo più movimento. Non so esattamente quanti scalini facciamo, scalzi, di fretta, sicuramente troppi, ma arrivando in cima il panorama è meraviglioso, e siamo anche circondati da scimmie che per i bambini sono sempre estremamente divertenti. I dieci minuti sono scaduti e dobbiamo ancora scendere: vediamo l’entrata del tempio, ma non sembra ciò che ricordo che dovrebbe essere, do per scontato che avremmo dovuto optare per la rampa e non per la scalinata e andiamo via. Solo due giorni dopo, rimettendo insieme i pezzi e ripensando alle tappe, ci rendiamo conto che il tempio con gli affreschi nella roccia era esattamente quello in cui, per fretta, non siamo entrati. Proseguiamo quindi alla volta di Kandy, fermandoci lungo la strada al Giardino delle spezie -dove Nico gode di un massaggio con qualche olio profumato- e al tempio Indu di Matale, che visitiamo anche internamente, senza smettere di stupirci e rimanere incantati dai suoni e dai colori. Kandy, città sacra, la più importante dopo la capitale, in serata ci accoglie trafficata, piena di vita, caotica, rumorosa, viva.

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29 dicembre: Kandy. Il lago centrale ha un giro esterno di 3 km, lo percorro tre volte di primissimo mattino, sotto il monsone -che è molto peggio del più forte acquazzone mai preso in Italia- e tra le occhiate perplesse -ma sempre cordiali- dei locali. Ad inizio giornata, ci rendiamo conto di aver commesso l’errore di non aver rotto le scatole a sufficienza al driver per avere l’itinerario esatto all’arrivo: ho pensato di essere stata già sufficientemente pressante e di aver chiarito le nostre esigenze e idee, e ho mollato il colpo. Errore: solo quando Dash ci porta all’entrata del giardino botanico, dicendoci che verrà a prenderci dopo 3 ore perchè è molto grande, bocciamo categoricamente la proposta -ho una personale avversione per giardini e orti botanici- e rivediamo insieme il planning. Trascorriamo la mattina visitando una “fabbrica” di gioielli e lavorazione di pietre preziose -che cattura sorprendentemente i bambini-, una fabbrica di lavorazione del legno ed una della seta, in cui Gaia prova anche un sari bellissimo. Nel pomeriggio giriamo autonomamente per la città, pranzando al ristorante e facendo acquisti, anche impulsivi, da importare in Italia. Nel tardo pomeriggio assistiamo ad uno spettacolo di danze tipiche e ad una funzione nel tempio del Dente sacro. Di nuovo, in serata ci godiamo la chiassosissima città, tra street food piccantissimo, dolci molto molto dolci e la sensazione di essere fortunati a stare così bene tutti e quattro insieme. E’ il momento in cui diciamo ai bambini che è bello viaggiare con loro, che è facile viaggiare con loro, che al di là delle piccole arrabbiature e difficoltà che comunque non mancano mai, sono proprio bravi.

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30 dicembre: il cambio di programma, per incastrare tutto ciò che probabilmente il nostro driver aveva parzialmente perso di vista, prevede un’alzata di buon mattino. Alla stazione di Kandy riusciamo ad acquistare gli ultimi biglietti, ahinoi di prima classe, per arrivare a Nuwara Eliya, precisamente stazione di Nanu Oya. Teniamo particolarmente al viaggio in treno, sia per la passione di Luca per il mezzo, sia perchè pare sia un’esperienza molto bella. Saliti a bordo, ci accorgiamo che, pur nell’arretratezza locale, la nostra prima classe ha aria condizionata, finestrini chiusi e bloccati, e porte automatiche. Subito proviamo a barattare i nostri biglietti con passeggeri di seconda classe, ma senza riuscirci. Dopo un quarto d’ora dalla partenza, chiediamo al capotreno se ci siano dei posti liberi nelle classi inferiori, spiegando che vorremmo sporgerci dai finestrini e goderci il viaggio, anche se meno comodamente: purtroppo non ci sono posti liberi, ma ci apre le porte di salita del treno, invitandoci a guardare da lì. Inizialmente timorosi, presa confidenza, trascorriamo circa 3 ore di viaggio sporgendoci dalle porte e poi, con i bambini, seduti sui gradini. E’ meraviglioso, la giornata è bella, il treno si muove in salita, attraversiamo paesi, baracche, vegetazione che cambia, dalla giungla alle piantagioni di tè. Arrivati a Nanu Oya, il nostro driver aggiusta nuovamente il programma: torniamo in auto verso Kandy, attraversando le piantagioni, visitando una fabbrica di tè e ammirando le cascate.

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31 dicembre: alle 6 del mattino non vado a correre, ma un nuovo driver viene a prenderci in hotel per spostarci, con un viaggio di circa 4 ore, a Bentota, decisamente più a sud. Arrivati, è il momento del safari sul Bentota River, altra tappa a cui non volevo rinunciare, per consentire ai bambini di vedere i coccodrilli, tra mangrovie e altre piante da Libro della Giungla. Terminato il safari, ci viene proposto di spostarci in una spiaggia più a nord, più vicina all’aeroporto dove l’indomani avremo il volo di rientro all’alba, invece di permanere a Bentota. Il sole è molto caldo, è bastata un’ora di safari per avere la fronte e le spalle rosse, pensiamo di accettare la proposta, in modo da distenderci in spiaggia per le 14.00. Purtroppo, non capiamo bene per quale motivo, il driver impiega molto più tempo del previsto e arriviamo a Negombo solo alle 15.00. La spiaggia, inoltre, non è quella che ci aspettiamo, non sembra aver nulla a che vedere con le cartoline dello Sri Lanka, con il mare in cui volevamo fare il bagno. Siamo un po’ nervosi, soprattutto perchè è l’ultimo giorno, ma solo noi adulti: i bambini sono in spiaggia, in costume da bagno, a giocare con la sabbia e a correre in riva schizzandosi e, che l’acqua non sia maldiviana, a loro non importa. Gaia ed io facciamo anche il bagno, l’Oceano è caldissimo. In serata cerchiamo un locale per una cena cingalese: percorriamo la via centrale un paio di volte, leggendo i menu dei ristoranti, poi, dopo un’ora a piedi, prendiamo un tuk tuk perchè ci porti in prossimità del locale individuato. Chiediamo all’autista di consigliarci -specificando ripetutamente che cerchiamo non posti turistici nè europei, ma dove vanno a mangiare i cingalesi- e ci suggerisce il Coconut King; arrivati lì davanti, ci si presenta come un posto estremamente occidentale, ci guardiamo e ci incamminiamo di nuovo nella direzione opposta. Dopo un’altra mezz’ora a piedi, riprendiamo un tuk tuk che ci riporti all’inizio della via ma, ripetuto lo stesso discorso fatto al primo autista, ci ritroviamo di nuovo al Coconut King. Non può essere una coincidenza che in due su due ci diano lo stesso consiglio, proviamo a fidarci. Appena seduti, sfoglio velocemente il menu e il piatto tipico è il grande assente, e noi non vogliamo rinunciare alla nostra ultima cena. Gaia finge di sentirsi male ed io esco con lei, abbracciandola simulando preoccupazione mentre lei si tiene la pancia fingendo, tra risate trattenute, dei conati; in breve escono anche Nico e Luca e mezz’ora dopo ci sediamo finalmente nel “nostro” ristorante a cui ci arrendiamo per esasperazione. Ricorderemo per sempre il loro succo di mango, che di fatto è un frullato densissimo eccezionale, con cui brindiamo alla vacanza, all’anno che finisce, a quello che inizia, con un tavolino in spiaggia. Tornati a casa, i bambini crollano esausti; il padrone di casa viene a bussare alla nostra porta per invitarci a vedere i fuochi d’artificio in spiaggia. Titubanti, poco prima di mezzanotte, chiudiamo i bambini in camera e corriamo in spiaggia (a 50 metri) e iniziamo così il nostro 2017.

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1 Gennaio: di buon’ora andiamo in aeroporto dove ci imbarchiamo su un comodissimo volo Oman Air diretto, sigh!, a Malpensa. E’ stata una bella vacanza, gli intoppi sono stati pochi, i rimpianti solo due (la mancata entrata al Golden Temple e l’aver perso così tanto tempo a Kandy a discapito del sud dell’isola); sicuramente anche solo 24 ore in più avrebbero fatto la differenza,ma tutto sommato è stato anche questo un gran viaggio. Si rientra, felici della nostra breve avventura, i bambini contenti di ritrovare i giochi appena portati da Babbo Natale, noi impensieriti dalla routine che ci aspetta. Il 2017 sarà un anno di “ponti”; il budget a disposizione è basso, ma appena i nostri datori di lavoro definiranno il calendario, potremo iniziare a studiare nuove mete e a sognare vacanze low cost fai da te… pare che riescano bene!

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Consigli rapidi per un viaggio in Sri Lanka (con bambini):
– Documentarsi molto bene per avere le idee chiare su che cosa si possa trovare e che cosa aspettarsi (in termini di cose da vedere, da fare; di clima; di cibo)
– Cercare e prenotare un driver dall’Italia
– Definire con il driver, già dall’Italia, nella negoziazione, le tappe (e, se possibile, non fare come noi che ci siamo limitati a questo, ma insistere per avere un planning dettagliato e definito per essere certi che si riesca realmente a fare tutte le tappe; non conoscendo le distanze, non è detto che la nostra idea di viaggio sia realmente fattibile)
– Contrattare sempre sul prezzo. Sempre. Sempre. Alla mancia, invece, purtroppo non ci si può sottrarre.
– Avere con sè sempre acqua e frutta di scorta. Il cibo è molto piccante, molto piccante, molto.

Cosa mettere in valigia tra Natale e Capodanno:
– Magliette a manica corta; eventualmente canottiere, ma procurandosi qualcosa per coprire le spalle per entrare nei templi.
– Pantaloni lunghi o che arrivino almeno sotto al ginocchio -per lo stesso motivo di cui sopra- per gli adulti; i bambini possono stare senza problemi in shorts e canottiera. Ok a pantaloncini corti, ma procuratevi un pareo per coprirvi nei luoghi sacri.
– Un coprispalle leggero o maglietta a maniche lunghe per la sera se siete nelle zone interne.
– Scarpe comode per camminare, tipo tennis. C’è chi va in giro in infradito, noi lo sconsigliamo per praticità e igiene.
– Una bandana o un cappello se prevedete di stare al sole.
– Antizanzare tropicale, disinfettante gel mani, salviette umidificate, tachipirina e termometro, crema solare se state al sole.
– Costume da bagno in caso di spiaggia.
– Ombrello: noi l’avevamo ma non l’abbiamo mai usato. Ci si bagna, ci si asciuga, ci si ribagna.
– Spirito di adattamento, sapendo che, comunque, non si incontrano situazioni estreme.

Categorie: Viaggi, Vita da mamme

2 commenti

  • tanja

    grazie per aver diviso la vostra esperienza. Le foto poi sono bellissime. Posso chiederle con che tipo di macchina fotografica le ha fatte? Ciao, Tanja

    • Valeria Pincini

      Ciao Tanja, grazie per essere passata di qui. Le foto sono state scattate con una Nikon D90. Ciao!

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