Cremona Half Marathon: da sola, in coppia, in tre.

Questa volta non sarò io a parlare di me e di questa Maratonina di Cremona o Cremona Half Marathon, gara in calendario da prima dell’estate e scoperta su Instagram, a cui sono arrivata dopo un mese e mezzo di enormi difficoltà con la corsa (vedi: battiti altissimi, tabella rivista, lunghi non portati a termine, velocità da principiante..), e che ho deciso di correre come allenamento e non da sola: ho regalato a Nico l’iscrizione alla gara per il suo compleanno, e sarà lui -qua seduto vicino a me- a raccontare questa Cremona Half Marathon dal suo punto di vista.

cremona half marathon, ritiro pettorali

V: Dai, comincia da dove vuoi e come vuoi.

N:E’ stata la gara delle sorprese, fino a 15 giorni fa non sapevo neanche che ti avrei accompagnato, non avevamo un piano su come avremmo gestito la corsa, e soprattutto non ci saremmo mai immaginati che sarebbe finita così. L’inizio della giornata fila come da abitudine, con la preparazione, pettorale, colazione..

V: Vuoi intenzionalmente tralasciare la cena dell’atleta di sabato sera?


N: Ahahah, è vero! Ci siamo concessi volutamente cose che prima di una corsa i veri runner non si concedono, proprio a dimostrazione di come volessimo vivere questa corsa alla leggera, con l’unico obiettivo di allenarci e portarla a termine: patatine curcuma e cocco + salame di cioccolato, ecco la nostra cena. [Ora fate come se non aveste mai letto]. Dicevo, stamattina ci dirigiamo alla partenza e fino a quel momento cerco di distrarti perchè vedo in te un po’ di agitazione; ad esempio, ti parlo di cagate, quando mi fermo di fronte alla Papaya Pura di quell’erboristeria in centro, lo faccio per te, ma dalla tua reazione capisco che tu abbia voglia di rimanere concentrata. 

cremona half marathon, partenza

Si parte; non so bene se tu voglia parlare, ascoltarmi o cosa -so che da un auricolare questa volta ascolterai la musica-, ma nel dubbio ogni tanto butto lo stesso là qualche osservazione idiota.

V: Ah sì? Non me ne sono neanche accorta. Solo una cosa, già che ci siamo: se scegli di assumerti il compito di avvistare i fotografi perchè io corro senza occhiali, dovresti anche indicarmi la loro posizione precisa. Tipo, la prossima volta potresti provare a sostituire il “Fotografo!” con “Fotografo sulla destra a 50 metri” o “Fotografo sul panettone lato strada sinistro” etc..qualcuno comunque credo proprio che l’abbiamo beccato. Ecco, dicevi..?

cremoha half marathon primi km

N: Mi accorgo nei primi chilometri che probabilmente non avrai bisogno nè di essere distratta nè di essere guidata in qualche modo, ho capito subito che saresti andata tranquilla: respiravi bene, eri concentrata.. Ero attento ai tuoi gesti: spiegami solo perchè quando dicevi “troppo veloce!” o mi facevi il gesto “rallentiamo”, poi io rallentavo e tu andavi avanti!

V: Ahahah boh, però sì, forse è andata così.

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N: Al quarto km succede una cosa di cui tu non ti accorgi: Rudy mi tocca una spalla, resto un passo indietro, ci salutiamo e si raccomanda di non avvisarti della sua presenza, lui ci avrebbe seguito. Io mi riaffianco a te e procediamo. Verso il nono km tu prendi il tuo gel e poi senti una presenza..

V: No, aspetta, questa la racconto io. Vedo con la coda dell’occhio, ma soprattutto sento i passi di una tizia che corre letteralmente attaccata a me, mi sposto, ma niente, questa mi segue, mi tallona. Penso che tra runner si dice, scherzando, che “quando sei in difficoltà devi puntare alla culona e attaccarti a lei” (della serie, se lei ce la fa, ce la faccio anche io): ecco, ho pensato che in quel momento la tizia avesse scelto me come la sua culona!! Ho detto ad alta voce un “Cazzo, c’è questa che mi sta attaccata, che ansia!!” e un pochino si è spostata. Carino aver scoperto a metà gara che non fosse una lei, ma Rudy!

N: Siamo al ristoro del km 10 quando Rudy si palesa e ti dice che stai andando alla grande, che adesso starà lui avanti un passo e così continuiamo in tre. A questo punto arriviamo abbastanza velocemente a due terzi di gara e non ricordo se fosse a quel punto, o se addirittura prima, tu mi dici “Nico, stiamo andando benissimo!”: mi sorprendo un po’ perchè non mi aspettavo questa tua esternazione, nè così presto, dall’altra parte era evidente che fosse così. Iniziamo quindi la parte che più tardi scopriremo che per entrambi è stata la più difficoltosa: la lunghissima Via del Bosco, con tragitto a U, in cui si vedevano i runner tornare indietro ma non si capiva dove fosse la svolta, il ricciolo, come l’ha chiamato Rudy. Mi ricordo che subito dopo il ricciolo ti ho dato indicazioni precise sul fotografo: è stato un bel momento, abbiamo provato a fare una foto a tre divertente, che sicuramente non sarà venuta, ma divertente.

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V: Sì, ho persino sprecato fiato per dire “Questo gesto atletico mi costerà almeno 20 secondi!”. Tra l’altro iniziavo ad accusare pesantezza alle gambe, ma la vocina motivata ha detto a quella cattiva “Di fiato stai benissimo, concentrati su quello, chè se quello c’è, è fatta!”; la vocina cattiva poi ci ha riprovato più tardi con un subdolo “Huber sarebbe fiero di te”, ma quella buona non si è fatta fregare e ha prontamente risposto “me ne frego di Huber, io sono qua per me e sono l’unica che ha il diritto di essere fiera o meno di me stessa!”.

N: Brava!! Stavolta la testa ha lavorato bene finalmente!! ..Tra l’altro, una cosa che mi è piaciuta è che mi è sembrata una gara molto partecipata, anche quando intorno al 18esimo ci siamo riavvicinati alla città.

V: No, a me è piaciuta la partenza e la carica delle persone, ma per il resto non ho vissuto grande tifo.

N:Ah ok. Dicevo..?

V: Diciottesimo.

N: Ecco: se fino a quel momento ti vedevo tranquilla, da quel momento ho avvertito la tua fatica. Di nuovo è accaduto che tu mi dicessi di rallentare, anche se poi, di nuovo, facevi rallentare solo me e continuavi al tuo passo.
Finalmente si rientra in città, attraversiamo strade molto belle e con molta partecipazione: mi ricordo un vecchietto che ci incitava, dicendoci che ormai era finita, di continuare così. “Sì, ok, è finita”: in realtà mancano gli ultimi 500 metri almeno, di cui un buon pezzo in lieve salita e con ciottolato. Tu continui in salita, mangiandoti alcuni runner che arrancano, si vede il gonfiabile del traguardo. La prima cosa che faccio è dare un occhio al tempo: so, dal 15esimo, che i pacer delle 2 ore non sono molto più avanti di noi e che, quindi, non siamo troppo distanti da quel tempo. A quel punto, con Rudy, ti diciamo “Guarda il tempo!”

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V: Sì, a 150 metri io che cosa potevo vedere senza occhiali?!! Comunque avevo fatto un paio di calcoli quando al 19esimo ho iniziato a sentire le gambe a pezzi e mi sono detta che non avrei potuto mollare proprio oggi, così vicina al risultato.

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N: Sta di fatto che spingi e facciamo tutti e tre insieme un bello sprint finale! Vedo anche il fotografo, credo che ci abbia ripreso molto bene.

V: Ecco, a quel punto io il fotografo l’ho mancato, non so neanche dove guardassi, ma il sorriso c’era!

N:Il sorriso c’era, il finale è stato bello, tu eri raggiante: era un traguardo che inseguivi da tempo e, soprattutto, assolutamente inaspettato, non previsto e non cercato proprio oggi!

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Proprio così: tempo ufficiale 1:59:35.
Personal best.
Sotto le due ore.
Evviva.

Il giorno prima ho portato Gaia a tagliare i capelli: mentre aspettavamo il suo turno, abbiamo preso, tra le riviste a disposizione, il Libro delle Risposte. Ho iniziato io con la prima domanda a caso: “Come andrà la gara di domani?” e il libro, aperto in un punto qualunque, mi ha risposto “Non dimenticare di divertirti”. Forse il segreto è questo.

Un grazie gigante a Nico e Rudy, per esserci stati e per aver creduto che potessimo arrivare a quel traguardo, ma soprattutto per aver lasciato fare a me, per non avermi tirato o frenato, per la presenza discreta, per l’aver festeggiato insieme. Al traguardo non c’era nessuno ad aspettarci questa volta, al traguardo siamo arrivati in tre tutti insieme: la corsa è uno sport di squadra!..E il mio sorriso quasi non stava nelle foto!

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Categorie: Sport

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