Cose che condizionano la vita: un contratto a tempo indeterminato, la nascita dei figli, la prima tabella di allenamento.

Sapevo che sarebbe successo, speravo che sarebbe successo, ma non sapevo quando.
Quando è Adesso.

Un paio di settimane fa ho avuto l’occasione di fare il test del lattato tramite il Marathon Center di Brescia, sotto la guida di Huber Rossi, sportivo, preparatore atletico e specialista nella valutazione funzionale.
Sostanzialmente, prima mi hanno sottoposto a torture psicologhe quali pesata pubblica a sorpresa alle 11 del mattino e plicometria, poi -dotata di cardiofrequenzimetro- mi hanno fatto correre su un tapis roulant a velocità diverse (per un totale di una ventina di minuti): prima di passare alla velocità successiva, tramite una goccia di sangue prelevata dal lobo auricolare, hanno annotato i valori di acido lattico prodotto di volta in volta.

Così è stato possibile determinare, al di là delle tabelle standard e dei calcoli approssimativi, quelle che sono le mie esatte soglie cardiache per lavori di tipo lipidico, aerobico-lipidico, aerobico-glucidico, aerobico, anaerobico.

E quindi?

E quindi, da settimana scorsa ho una mia tabella di allenamento personalizzata, con indicazione dei lavori che devo eseguire nelle mie 4 uscite settimanali: durata della sessione, indicazione della frequenza cardiaca all’interno della quale devo lavorare, ritmo da tenere, numero di ripetute o chilometraggio da eseguire.
Ad una prima occhiata e dai primi allenamenti mi sembra che, ancora una volta, tramite questa tabella mi si chieda di avere pazienza, di rallentare per allenare il cuore, di diminuire l’intensità dello sforzo degli ultimi due mesi per avere dei miglioramenti: le distanze da percorrere sono, complessivamente, più brevi, i ritmi molto più blandi, fartlek e ripetute precisi al dettaglio. Ho comunicato come obiettivo personale la conclusione di una mezza maratona sotto le 2 ore (circa 6 minuti meno della Giulietta&Romeo Half Marathon di tre settimane fa), ma -per me- questa tabella su misura è di più: è conoscere ciò che devo fare, mi assicura di non correre a caso, mi fa fare ciò che è bene per me, mi tiene alla larga dal sovraccarico.

Ho promesso, a me stessa prima di tutto, ma non solo, di fidarmi e di seguire quello che mi viene detto di fare, con in cambio l’assicurazione di ottenere i risultati aspettati e garanzie anche da amici che prima di me si sono affidati a Huber Rossi. La tabella, quindi, che si evolverà nei prossimi cinque mesi, sarà l’impegno a cui non mancherò, a costo di continuare ad incastrare corse prima dell’alba, lipidici sul tragitto ufficio-casa per ottimizzare i tempi, lunghi alle sette del sabato mattina. La tabella è comprensiva, prevede giorni di riposo, stretching e abbondanti minuti di riscaldamento e defaticamento che di solito evito, ma alla tabella non interesserà che piova, ci siano trenta gradi, sia in ferie, abbia mangiato una pizza dodici stagioni la sera prima della corsa; la tabella, per l’impegno che ho deciso di prendere, non aggiungerà in realtà nulla di molto diverso rispetto a quello che faccio abitualmente, ma mi aiuterà in qualità e non mi lascerà accampare scuse per non allenarmi.

Insomma, a luglio ho iniziato a correre, a settembre ho cominciato ad ascoltare il mio cuore, oggi -che vedo miglioramenti- decido di continuare su questa strada: non sarà magari rapida, ma sento che è quella giusta per me adesso e che mi consente di continuare a divertirmi e ad amare quello che faccio, anche nello sforzo.

Quando chiuderò una mezza maratona in meno di 2 ore?
Quando sarò pronta.

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Categorie: Sport

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