Cangrande HalfMarathon, anzi, Last 10 Km

Verona è una città meravigliosa, che, nonostante trent’anni di weekend e ferie a Garda, a quaranta minuti di strada, ho scoperto solo da un anno. Ed è stato colpo di fulmine.

Ecco uno dei motivi per cui a febbraio Nico ed io abbiamo corso la Duo Half Marathon: una staffetta di San Valentino in una città stupenda. Così abbiamo scoperto Verona Marathon, la sua eccellente organizzazione e le sue iniziative.

Cangrande Half Marathon, 15 novembre 2015: l’avevo addocchiata come rivincita sulla mezza, senza dirlo a molti, ho sperato di riuscire a riprendere ad allenarmi adeguatamente, poi la Nuova Me -quella più saggia- a malincuore si è resa conto e ha dovuto ammettere che sarebbe stato decisamente un azzardo, e ha lasciato perdere.
Non ho però rinunciato a correre: volevo respirare l’aria dell’evento, accontentandomi di ciò che sarei riuscita a fare, dichiarando a quella Half Marathon che, da parte mia, si sarebbe trattato solo di un posticipo della data.

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Last 10 km, quindi: una corsa non competitiva, per molti una passeggiata -nel senso letterale del termine-, con cani, passeggini, donne in pettorale e stivali con il tacco. Io, invece, tra me e me, l’ho presa sul serio, non perchè non avessi capito il senso della manifestazione -anzi, mi era ben chiaro e l’ho apprezzato, così come alla Deejay Ten-, ma perchè, con la rinuncia alla gara vera, volevo comunque misurarmi con me stessa e i miei tre mesi da che ho ricominciato, pian piano, a correre.

Venivo da una settimana in cui la bandelletta si è fatta nuovamente sentire, dopo il mio errore nel provare a correre 18 km domenica scorsa e, quindi, con una sola uscita-test giovedì; in parte sconfortata, mi ero detta che l’obiettivo sarebbe stato correre tutti i 10 km senza che la maledetta facesse male e mi sono ripetuta che mi sarei messa in frequenza, passo 6.15/6.25 e via, lenta ma costante fino al traguardo.

Sapevo anche che avrei corso da sola, cosa che mi avrebbe consentito di gestirmi come avessi voluto: probabilmente avrei incontrato amici milanesi in trasferta per correre altre distanze, ma io nella mia avrei pensato a me stessa. Ho fatto colazione all’alba, poi ho tirato giù dal letto Nico e i bambini e ci siamo subito messi in auto, con la promessa che avrebbero fatto colazione a Verona. Lungo la strada a piedi per arrivare alle griglie mi è venuto, per un attimo, un nodo in gola, per la mezza mancata, per l’impreparazione generale, per la sensazione che -a dover fare i conti con ginocchia storte e piedi che appoggiano male- non sarà una cosa breve, per la sensazione di ripiego più che di scelta, per la partecipazione ad una 10 km non competitiva che ‘chiunque può fare e in seguito alla quale non c’è festa’ (e neanche medaglia da dare ai bambini); poi è passato in fretta, mi sono ricordata perchè ero lì e che avevo tutte le intenzioni di correre una 10 km competitiva nei miei confronti.

Così è stato: il primo chilometro è passato facendo lo slalom tra i camminatori e guardando se, nel senso opposto del viale, di ritorno, vedessi passare gli amici della mezza; poi secondo e terzo, e a cercare se, per caso, Nico fosse riuscito a mettersi con i bambini a Castelvecchio (c’erano ma, vedendo gente camminare al secondo km, hanno pensato che io fossi già passata -probabilmente no, i camminatori erano in prima fila- e sono andati, a buon diritto, a fare finalmente colazione); quarto, quinto, sesto, settimo km; ottavo e una salita che mi è parsa infinita, nono ed un’altra salita eterna, penso a far lavorare le gambe e a mantenere il fiato. Ultimo mezzo km, si gira a destra per tornare verso piazza Bra ed è lì che grido un tempestivo “Gaia! Luca!”, vedendoli passeggiare con il papà; si voltano immediatamente, mi riconoscono, e per i metri successivi corro con le loro voci acute “vai, mamma, corriiiii, mammaaaa, vaiiii!”. Fantastico.

Traguardo, spengo il Garmin, mi dicono che non c’è medaglia per noi della 10 km, mi avvio verso lo stand Rare Partners, associazione no profit che opera nell’ambito delle malattie rare con la quale ho voluto iscrivermi anche questa volta, dove conto di ritrovare i miei mini-supporters. Nel frattempo, guardo il crono: 58’11”, ho corso con una media di 5’48” a km, il che significa che finalmente, forse, qualcosa sto recuperando (finalmente ho superato di nuovo il test del moribondo). Non c’è aria di festa, non ho fatto niente di speciale e, come me, nessuno dei partecipanti alla 10km, mi sento come se avessi concluso un allenamento ben riuscito, ma sono soddisfatta per il tempo, per l’essermi goduta la città e il Lungadige e, soprattutto, per avere tutti i pezzi a posto. Durante la corsa tibie, bandelletta e fascia lata non si sono fatte sentire: magari era solo un avvertimento e io ho capito, è presto per allungare le distanze e sovraccaricare, andrò più cauta. Vedremo come stanno nei prossimi giorni.

Ritrovo i bambini e, invece sì, per loro è una festa: sono arrivata, pur senza medaglia, sono stata brava, hanno fatto il tifo e ora possiamo correre e fare stretching insieme. Li guardo correre intorno all’Arena e poi allungare i muscoli con me per qualche minuto.

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Dovrei e vorrei aspettare gli amici della mezza e il coach alla Maratona, ma la famiglia mi ha accompagnato, ha aspettato al freddo, mi ha assecondato, e ora è il mio turno di dedicarmi a loro: si torna a Garda a giocare con le biciclette, a raccogliere corbezzoli dall’albero nell’orto, a infangarsi con gli animali.

E a sfogliare il volantino delle corse veronesi del ponte dell’Immacolata.

Categorie: Sport

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