Gente di mare che va in montagna: dal Monte Baldo al Monte Altissimo. Come si cambia, si sbaglia, si prova.

Il tempo passa e, per quanto si cerchi di resistere, si cambia con lui. Conto gli anni trascorsi dalla laurea e fatico a ricordarne il mese, dal primo giorno di lavoro (e contributi!) e penso che sia già quasi un decennio, mi volto un attimo e Gaia ha già cinque anni e mezzo..ma soprattutto, pensavo non sarebbe mai successo, ma inizio a soffrire certe abitudini e a desiderare di vivere in modo diverso.

Spesso Nico ed io ricordiamo i nostri anni di vita sedentaria e con un’alimentazione piena di cibi che oggi costituiscono gli sgarri del weekend o, anzi, del sabato sera; pensiamo alle maratone di serie tv che riempivano le nostre domeniche, mentre oggi il mio primo pensiero è svegliarmi all’alba per andare a correre e godere del silenzio e della solitudine del parco.

Siamo sempre stati gente di mare ed io, milanese, in grado di trascorrere dodici ore in posizione orizzontale, con un libro o senza, anche al sole più caldo. Ecco, da qualche anno ho iniziato ad avvertire un senso di insofferenza a tutto questo, sdraiata scalpito, non resisto ferma e, quest’anno in particolare, sento la necessità di muovermi (chè poi “ci si abbronza lo stesso”).

Da un paio di mesi è successo ciò che avrei creduto impossibile: mi ripeto e mi ripetono che è solo una fase transitoria, che poi passa, che non devo preoccuparmi, che tutti mi vorranno bene lo stesso. Io ho iniziato a desiderare la montagna quasi più del lettino al sole a bordo piscina. Io, tipa da spiaggia, che vivrebbe nell’acqua meglio che sulla terraferma, in astinenza periodica da sole-sabbia-acqua salata, io ho voglia di montagna.

Il guaio è che anche Nico è un tipo da mare, nessuno di noi  ha mai vissuto la montagna, non sappiamo sciare, non abbiamo attrezzatura estiva nè invernale (ah sì, i pantaloni da sci li abbiamo! Grazie ad un paio di miei compleanno dicembrini trascorsi a passeggiare in alta quota nella neve, arrampicandoci per ore alla ricerca di rifugi, stupendoci della lunghissima strada da percorre quando i cartelli indicavano solo “700 metri”. Che fossero di dislivello l’abbiamo imparato a posteriori a nostre spese. Conilsennodipoi.). Dei due, chi potrebbe saperne un po’ di più sono io, ma solo grazie ad anni di vacanze estive e gite con l’oratorio: peccato non mi sia mai interessata, sia andata “al traino” e quindi non abbia imparato nulla su come leggere una mappa dei sentieri, o di come attrezzarsi o organizzare una giornata in quota.

Nonostante tutto, ci siamo detti che possiamo facela. Un po’ improvvisando, un po’ chiedendo a chi frequenta la montagna, un po’ documentandoci su internet, abbiamo iniziato il nostro piccolo cambiamento, cercando di fare qualcosa di nuovo.

Questo weekend abbiamo fatto la nostra prima gita. A pochi chilometri dalla casa di Garda, c’è -e c’è sempre stata, ovviamente, pare da millenni, ma chi l’ha mai considerata?- la catena del Monte Baldo, con possibilità di gite ed escursioni di diverse difficoltà e durate.

Naturalmente, sprovveduti ma ambiziosi, abbiamo puntato a percorsi di media difficoltà, in cui non fosse segnalata la necessità di attrezzature specifiche, della durata di non meno di 3 ore. Ecco come abbiamo scelto la nostra prima gita: dal Monte Baldo al Monte Altissimo di Nago.

Il Monte Baldo si può raggiungere con una nuovissima funivia panoramica sul lago di Garda, che parte da Malcesine: non mi dilungo e, per info, vi rimando qui.

IMG_20150725_170151037_HDR

Siamo partiti in tenuta da running io (pantaloncini Nike, bra e canotta dri-fit, maglia di cotone a maniche lunghe “perchè magari in cima c’è vento”, scarpe Zoom Vomero 10, neutre e ottime..per correre), e pantaloncini, maglietta e Nike Flyknit per lui. Potrei chiuderla qua e tornare in spiaggia. E invece vi dico che, arrivati in cima alla funivia, la temperatura era di 10 gradi, ha iniziato a diluviare e ci siamo resi conto che la nostra bottiglia d’acqua, il caricabatterie del cellulare e il pacchetto di fazzoletti che avevamo nello zaino non avrebbero potuto aiutarci. Abbiamo quindi acquistato un k-way e un pile leggero ma caldo. Dopo circa un’ora, un caffè e vani tentativi prima di accettare che non ci fosse connessione ad internet, ha smesso di piovere e ci siamo avviati verso il sentiero (avevamo stampato le indicazioni da qui, ma le abbiamo prontamente dimenticate a casa; meno male che avevo registrato la traccia gps sull’app OruxMaps, peccato che non sapessimo come usarla e, per altro, dopo 10 minuti sia andata in crash).

Il primo tratto è di sterrato, in discesa tra mucche e malghe, poi ci si addentra nel bosco, poi si percorrono un paio di chilometri di strada asfaltata, per ricominciare la salita, dapprima nel bosco e poi in cresta. Il paesaggio cambia costantemente, come il clima, regalando scorci magnifici sul lago e sulle montagne intorno.

Le indicazioni per il Rifugio Altissimo D. Chiesa danno un tempo di percorrenza (sola andata) di circa 3.5 ore (ascesa/discesa: 700 mt/400 mt), noi abbiamo impiegato poco meno di tre ore, comprese pause per ammirare il panorama, fotografie, sbaciucchiamenti.

Ci siamo fermati poco: mi sono resa conto lungo la strada che, per il mio ginocchio e la mia bandelletta ancora indecisi e in riabilitazione, il dislivello sarebbe potuto essere eccessivo e, temendo la lunga discesa, la salita finale per tornare al punto di partenza sul Baldo e l’insorgere di dolori che mi avrebbero fatto raddoppiare i tempi di percorrenza, ci siamo incamminati nuovamente subito dopo aver mangiato – e bevuto una grappa strepitosa, diciamolo.

In discesa, come previsto, ad un certo punto il ginocchio ha iniziato a farsi sentire, quindi abbiamo accelerato e in circa due ore siamo tornati al punto di partenza. Ho fatto un patto con la mia bandelletta, chiedendole di non incazzarsi troppo per lo sforzo imprevisto e improvviso, e promettendole che l’avrei coccolata e massaggiata per qualceh giorno, e che l’avrei lasciata ferma fino almeno a mercoledì. Non si è più fatta sentire, gliene sono grata.

Ecco che cosa abbiamo imparato (o ricordato, nel mio caso):

– Se contiamo di fare almeno 3 gite all’anno, vale la pena di acquistare degli scarponi da montagna
– Nello zaino può essere opportuno mettere un maglione o una felpa pesanti
– Un K-Way occupa poco spazio e ti salva la gita
– Anche un paio di mele, una banana, un pranzo al sacco, o un pezzo di cioccolato, zuccheri insomma, possono aiutare quando non si è certi che il rifugio sia aperto o non si veda la fine della strada, o quando ti sei svegliato alle 6 per andare a correre prima di salire in montagna.
– Se si teme di avere problemi ad un ginocchio, si scegla un percorso facile per testarlo. O non si lascino volutamente in auto spray e pomate a base di Diclofenac.

Insomma, stavolta, nonostante il non-equipaggiamento, ci è andata bene, siamo stati felici e abbiamo esplorato un territorio così vicino a noi da poter essere raggiunto con facilità; tornati a casa a Garda, abbiamo scoperto tra i libri una guida ai sentieri del Baldo e mio papà stesso ci ha dato ulteriori dritte. E’ stata una prima esperienza, un tentativo un po’ goffo ma discretamente riuscito, da affinare e da cui partire per le prossime – ne siamo certi!- escursioni in montagna.

Gente di mare che va in montagna: da principianti ad appassionati, che sentieri troveremo?

Categorie: Sport, Viaggi

Leave a Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.