Verso la Stramilano: la soglia dei 17 km

Mancano due mesi scarsi alla Stramilano e io continuo ad allenarmi: due volte a settimana con i Red Snakes e una volta nel weekend per un “lungo” con Francesca, o da sola, ma con aggiornamento reciproco costante da parte di entrambe. Per ora, anche la tibia regge bene, sembra che riesca a sopportare anche le tre uscite settimanali e a recuperare dopo ciascuna (ho annullato la risonanza e la visita del 30 gennaio: non essendo stata a riposo, non avrei certo avuto esiti e indicazioni differenti dalle precedenti, e fermarmi proprio ora non riesco).

Coach Matteo ci ha detto che, per il primo mese sui due che ci separano dalla nostra prima mezza maratona, nei weekend alterneremo: una volta 12/13 km e una volta 16/17 km.
Oggi “toccava” la distanza più lunga: avevo già corso una volta 17 km insieme a Nico, faticosissimi fin da subito; oggi sono partita da sola, con musica a sufficienza nel telefono per avere compagnia fino anche oltre la fine, di buon umore, in una giornata gelida, limpidissima e con un sole meraviglioso, su una ciclabile semideserta all’andata e popolata da runner al ritorno.

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I primi 9 km sono andati bene: ho corso con la musica ad alto volume, il sole negli occhi, su una strada che, oltre il cartello di Cernusco Sul Naviglio, avevo visto soltanto in bicicletta. Sorprendentemente, oggi, per la prima volta, quasi tutti i runner che ho incrociato, mi hanno salutato: sarà che, dopo mesi in cui i miei passi venivano annunciati da rantoli da animale agonizzante, inizio forse ad avere delle sembianze umane? Forse iniziano a riconoscermi come quasi una di loro? O forse, sarà che inizio anche a distrarmi e ad alzare gli occhi dall’asfalto? Ad ogni modo, oggi ho fatto collezione di sorrisi solidali.

Ogni tanto davo uno sguardo al Garmin: il lungo dovrebbe essere anche lento, ma io mi trovo in quella fase in cui lo scarto tra ciò che per me è lento e ciò che è veloce è minimo. Normalmente mi impongo di iniziare a correre a 6’20″/6’30” a chilometro, per poi aumentare progressivamente e finire tra i 5’10” e i 5’30”. Normalmente. Da qualche corsa a questa parte, sembra paradossale, ma non riesco a rallentare, e così settimana scorsa ho fatto 13 km con una media di 5’40”, più o meno tenuta lungo tutta la strada, pur rendendomi conto che gambe e fiato chiedevano pietà.
Oggi sono riuscita a rallentare, ma ho mantenuto una media quasi costante di 6’/6’05” a chilometro.

Al nono chilometro, ho fatto dietro front: ormai mancava meno di metà strada. Concluso il tredicesimo, le gambe, hanno iniziato a tradirmi. E’ stato lì che una vocina ha cominciato a insinuare che avrei potuto fermarmi a quel traguardo, che comunque avevo fatto il mio, che, se proprio non avessi voluto terminare, avrei potuto sostare un attimo, riprendere fiato, sciogliere le gambe pesanti come macigni e poi ripartire. Per fortuna, un’altra vocina, quella che veniva dalla parte della testa che sto provando ad allenare duramente, l’ha messa a tacere con dei secchi NO, ripetendo che se ce l’avevo fatta una volta, avrei potuto rifarcela nuovamente, che mancavano meno di quattro chilometri, nulla in confronto a quanto già fatto. “Non vorrai mollare proprio adesso?”

Poi sono arrivati i quindici e allora la vocina cattiva ha esclamato “Ma lo sai che tra i 13 e i 17 esistono i 15? Fermati qua, va benissimo, il lungo l’hai portato a casa”. No, niente sconti: dovevano essere 17 e 17 sarebbero stati: un occhio al Garmin, un occhio alla strada; il pensiero sui passi, uno alla volta; ho tolto uno dei due auricolari e ho iniziato ad ascoltare il mio respiro e a ritrovare un ritmo a cui questa volta non avevo mai badato; mi sono concentrata non sui due chilometri rimanenti, ma sul lasciarmi un passo alla volta dietro di me. Uno dopo l’altro e la strada scorreva.
Compiuto il chilometro 16 ho cercato di fare un ultimo sforzo, per spingere fino a traguardo.

D I C I A S S E T T E .
A questo punto ho sentito solo una vocina, quella che ha esultato sull’altra, quella che non ha trattenuto il “Visto, te l’avevo detto che ce l’avresti fatta!”.

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Mi sono goduta un chilometro scarso di camminata, stretching sulla Martesana, sole in faccia, musica a tutto volume, un sorriso di soddisfazione enorme. Per un istante mi è anche quasi venuto da piangere, non per aver corso 17 km, ma per aver vinto la fortissima tentazione di fermarmi, la pesantezza delle gambe e il respiro affaticato. (Da dove, e da quando, arrivi tutta questa emotività rimarrà un mistero, ma giuro che non sono mai stata così. Ho letto da qualche parte che “disciplina vuol dire anche avere il controllo delle proprie emozioni”, che io stia diventando meno disciplinata? Non saprei, ma mi piace essere un’aspirante runner e le sensazioni che mi travolgono).

Non è vero “se corri i 10, puoi correre una mezza maratona”, non io: tra i 13 e i 17 km c’è un abisso, e tra i 17 e i 21 c’è ancora una gran distanza da imparare a correre. Devo allenare le gambe e rendere sempre più solida la vocina che mi farà concludere la gara.

Vietato ripetere, o anche solo pensare, “non ce la faccio”, “non so se ce la posso fare”: so in cuor mio che ce la posso fare e devo allenarmi per farcela nel migliore dei modi.

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Categorie: Sport

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