We Run Rome 2014: molto più di 10 km

Non sono ancora sicura che sia successo davvero, che io abbia vissuto davvero tutto quel trambusto in poche velocissime ore.

La mia We Run Rome ha avuto come premesse lo stravolgimento di tutti i -pochi- piani, la conferma che dovessi provare a cavarmela da sola, ad improvvisare, a divertirmi e a lasciare che le cose accadessero, così come del resto è successo, nel modo più semplice, naturale e bello possibile.

we run rome, viaggio da sola

La mia We Run Rome è iniziata non con un passaggio in auto, ma con un Intercity che in sei puntualissime ore mi ha fatto arrivare a destinazione per l’ora di pranzo del 30 dicembre.
La mia We Run Rome è iniziata quando in stazione ho ritrovato M, uno “sconosciuto con cui diciassette/diciotto anni fa giocavo a biglie in spiaggia, durante le vacanze sull’Adriatico con i nostri genitori”, che mi ha ospitato, ma soprattutto gestito la vita. E anche la gara.
La mia We Run Rome è iniziata proprio nel momento in cui non ho pensato solo alla We Run Rome.

 Ritirato il pacco gara, M mi ha portato a vedere le meraviglie della città. Senza dimenticarsi della gara, una delle prime tappe è stato il nemico, lei, la Salita del Pincio: così ho scoperto, passeggiando sotto un cielo azzurro e limpido, che il punto più impegnativo della corsa,  era anche stupendo. M mi ha indicato le vie che avrei attraversato il giorno dopo, i punti di riferimento, le salite e le discese; ha risposto alle mie ossessive domande su distanze, lunghezze, dislivelli, sampietrini. Mi ha rinfrescato nozioni di storia e di arte, nomi famosi, date importanti; mi ha raccontato storie e aneddoti, forse qualcosa l’ha anche inventato e improvvisato, ma non lo saprò mai e va bene così (chè io, comunque, ne sapevo decisamente molto meno di lui).

M, che è atleta -di quelli veri- e allenatore, mi ha anche fatto riposare prima di cena “chè domani c’hai la gara e sei sveglia dalle cinque di stamattina”; mi ha fatto mangiare e bere in modo sano e nelle giuste quantità, il che può sembrare scontato, ma per quello che mi riguarda non lo è, e non avrei fatto ugualmente se avessi dovuto provvedere da sola a me stessa. Poi mi ha concesso un giro in notturna e lì, non posso dire di essermi innamorata della città solo perchè non sono una che ama affrettare le cose, ma una stretta al cuore l’ho provata. Piuttosto forte.

Arriva la mattina del 31 dopo un’inaspettata dormita profonda, senza insonnia, senza incubi, senza sogni di gare disastrose nè di running-tragedie, come abitualmente mi succede. Facciamo colazione, M si assicura che mangi e beva a sufficienza e mi anticipa,  nonostante le mie proteste, che verso le 11.30/12.00 avrei mangiato di nuovo, in modo da essere carica per le 15. Giusto perchè tutto questo non sembri ovvio e banale: la We Own The Night, quando tutto ebbe inizio sei mesi fa, partiva alle 21 e quel giorno il mio ultimo pasto pregara era stata una macedonia di frutta alle 13.00. Ho detto tutto.

Abbiamo qualche ora prima del ritrovo allo stadio delle Terme di Caracalla e mi godo il cielo blu e il sole splendido per le vie della città; un po’ meno piacevoli il vento gelido e le temperature “che neanche a Milano!”. M mi porta in giro e io cammino a naso in su, voltandomi da tutte le parti: è un grande cinema 4D e lo spettacolo è impagabile.
Riprendo i riferimenti, Via del Corso che mi porterà alla Salita del Pincio, qualche salita e discesa e la via in fondo alla quale, quando vi entrerò, potrò vedere il Colosseo: saprò che mi mancherà un’ultima lunga salita, prima di una discesa e di un ultimo chilometro e mezzo circa prima del traguardo.
Pranziamo, poi “mi devo riposare” un’oretta e alle 14.00 sono alle Terme di Caracalla. Mi dico che nel giro di due ore sarà tutto finito e sono curiosa di sapere come sarà andata, quale sarà il mio stato d’animo, come tornerò a Milano. M ed io ci salutiamo, mi dice che ci sentiamo alla fine della corsa.

Ci siamo, ora inizio davvero a pensare alla gara, a pensare che dovrò correre io e che non sarò solo spettatrice o turista di passaggio.
Incontro qualche faccia milanese conosciuta, ma ora devo gestirmi da sola; consegno borsa, felpe e giacca al guardaroba e mi scaldo con qualche movimento sconnesso. Scambio qualche chiacchiera con sconosciuti sorridenti, ci fotografiamo a vicenda, ci auguriamo buona gara.
Mi ripeto che conosco il percorso, so che cosa mi aspetta, che mi piacerebbe correre entro i 59 minuti, ma che, se anche dovessi portare a casa un tempo ben più lungo, questa volta non sarebbe importante: lo penso davvero, la mia gara è iniziata quando, senza sapere che cosa sarebbe successo, ho preso quel treno da sola, quando mi sono affidata ad un ragazzino di tredici anni che nel frattempo è cresciuto senza che sapessi molto di lui; il tempo finale sarebbe solo un di più, la città è meravigliosa, voglio correre respirando il vento gelido e la magia che c’è nell’aria.

just do it, we run rome 20141231_143354

we run rome, foto partecipanti we run rome, partecipanti nome

Sono felice, nervosa il giusto, e felice. Mi telefona Sara, poi Marisol: le prime due DynamoGirls mi fanno il loro in bocca al lupo. Veronica mi scrive che, a Milano, correrà anche lei 10 km in contemporanea.
Ore 14.50: mi avvio alle griglie. Mi posiziono con il pacer dei 6 minuti/km, voglio prendermela comoda; il pacer precedente, a 5 minuti/km è sicuramente troppo veloce e non voglio sforzare nè le gambe, nè il fiato, nè la mia tibia con quella maledetta frattura da stress ancora non risolta.

Si parte. Il primo chilometro mi sembra lentissimo, davanti a me gente si ferma a fotografarsi, a cercare cose nelle proprie sacche, a scherzare: mi innervosisco, io voglio correre, capisco che molti si sono posizionati in griglia casualmente; a saperlo sarei partita più avanti. Anche nel secondo chilometro, leggermente in salita, si sgomita, percorro un tratto fuori transenne, contromano, insieme ad altri runner, perchè è l’unico modo per sorpassare. Terzo chilometro, inizio Via del Corso, “quella con le bandiere”: tra poco arriverà il nemico, sono pronta.
Sento una pacca sulla spalla e un “Vale!”: è Lucrezia, che mi dice di avermi visto prima della partenza e che mi saluta, sono contenta, mi piacciono le cose improvvise, le facce amiche e le voci squillanti e positive. Intanto la folla ai lati è parecchia: incita, batte il cinque, incoraggia, ogni tanto parte qualche coro. Grazie.

Mi squilla il telefono: è Francesca, l’ultima DynamoGirl che mancava all’appello. Si sente poco, il tifo della folla è alto, non la riconosco subito, poi faccio in tempo a dirle che sta per iniziare la salita, quella salita. Tranquilla, mi dice che mi leggerà una favola. La favola parla di Valeria e parla della Felicità, io ricaccio le lacrime in gola, non posso perdere il ritmo del fiato in salita; quando Francesca finisce di leggere, sono quasi in cima: “Fra, ci sono e sono a fianco alla pacer dei 6 minuti/km..e non la mollo!”. Pochi passi e supero la pacer.

storia delle felicità
                      La Favola di Francesca

Mi telefona mio papà che si stupisce che io riesca, non solo a rispondere, ma a dire “quasi-finita-salita”; mi fa un po’ di compagnia anche lui all’interno di Villa Borghese, che non riesco a godermi bene perchè guardo la strada davanti a me e punto a recuperare fiato e a sciogliere le gambe. Penso che sono intorno ai cinque chilometri, che non solo il peggio è passato, ma che sono ormai già a metà gara e mi sento bene.

E’ il turno di Frine, che mi tiene compagnia al telefono per circa due chilometri, dal sesto all’ottavo. E’ con lei che esclamerò “vedo il Colosseo!”, appena entrata nella via che M mi aveva indicato. La ascolto, vorrei intervenire nel suo discorso, dirle la mia su quello che mi racconta, ma risparmio il fiato, sento che sto andando bene, ma so che mancano ancora un lungo sottopasso in salita e la salita finale e ripida del Colosseo. Mi dice che mi richiamerà con Alessandra, per tagliare insieme il traguardo.

vedo il colosseo, we run rome

Arrivo in cima alla salita del Colosseo, so che ormai manca poco, circa un chilometro e mezzo, forse due scarsi, non voglio guardare il Garmin al polso. Mi sento felice e, prima di accorgermene, inizio a volare lungo la discesa ad occhi chiusi e a braccia spalancate. Letteralmente.

Mi chiama M, inaspettatamente, mi chiede se sia già al Colosseo ma, no, l’ho superato da poco, allora mi dice che ci troviamo all’arrivo. Quindi so che non sarò sola neanche all’arrivo.

Mi telefona Gaia, io devo risparmiare fiato per spingere fino alla fine, le dico qualche parola per farle capire che la stavo ascoltando, un “grazie amore”, un “ci sentiamo dopo”, spero che Nico le spieghi che non è che non volessi parlarle. Poi è il suo turno, mi incoraggia, è un po’ impacciato, mi fa qualche domanda, ma sa che non posso rispondere, si risponde da solo, ci sentiremo al traguardo.

Il Garmin mi avvisa che sono al nono chilometro, allora guardo il tempo totale: ci sono e so che, se anche dovessi rallentare e correre ai 6 minuti/km, chiuderei comunque la gara in 59 minuti. Adesso so che posso farcela, che comunque andrà sarà andata bene, so che posso e devo dare tutto nell’ultimo lunghissimo chilometro.

Mi chiamano insieme Alessandra e Frine, mi incitano; forse Alessandra mi chiede qualcosa, non capisco bene, non rispondo; dovrò usare tutto il mio fiato per correre. Loro se ne accorgono e commentano la mia respirazione: il ritmo aumenta, ma rimane chiaro e definito. Riesco a dire prima “settecento”, poi “trecento”, non sono sicura che abbiano capito che sono i metri che mi separano dal traguardo; ho fiato per gridare un aggressivo “dai, cazzo!” ad un runner che inchioda in curva proprio davanti a me, le ragazze mi supportano e se la ridono; ultime centinaia di metri, spingo, ripenso al motto della gara “Run Hungry, Taste Victory” e io, a questo punto, affamata lo sono davvero. Le amiche corrono con me, come se fossero lì. Taglio il traguardo, fermo il Garmin che indica un personal best. Non ci credo, esulto, festeggio con loro.

Chiamo Nico, la mia voce è spezzata mentre gli dico che ho vinto la mia gara, vere lacrime di gioia quando attacco il telefono.

Penso a Silvia, del NinjaTeam, le devo dire che sono riuscita a divertirmi.

M mi richiama e mi recupera mentre faccio un blando stretching e festeggio al telefono.

IMG-20141231-WA0009

A fine gara non viene consegnata nessuna medaglia, solo un frugale ristoro che evito perchè non ne sento la necessità. Con M mi premio invece, in assenza di medaglia, con un’altra coppa. Almeno un minuto risparmiato per il mio personal best è suo, lo devo a lui, è evidente.

coppa we run rome

M calcola i tempi prima di andare in stazione. Io vorrei fermare il tempo, stare ancora a respirare quell’aria, oppure, ancora meglio, tornare indietro e rifare tutto da capo, nello stesso modo.
Devo prima occuparmi di un’ultima cosa: procurare una medaglia da portare a Gaia, che sa che le medaglie le prendono solo i vincitori. Acquisto un portachiavi pacchianissimo a cui lego un cordino rosa che le darò al mattino successivo: anche lei sarà orgogliosa e soddisfatta.

medaglia we run rome

Arriva l’ora di salutarsi, con M facciamo due conti, consideriamo che se ci rivediamo tra altri 17 anni vorrà dire che ne avremo 47, probabilmente riusciremo a vederci prima. Quel che è sicuro è che io a Roma tornerò.

In treno controllo su Mysdam i risultati ufficiali: il personal best è confermato, con un tempo di 57:24. Ripenso a Parigi, chiusa in 01:02:55; è evidente come la testa e il cuore abbiano lavorato diversamente, ed è così che vorrei riuscire a correre da adesso in poi.

we run rome, risultati we run rome obiettivi

Torno a casa e so che per i prossimi giorni oscillerò tra Milano e Roma, che ci metterò un po’ a ridimensionare il tutto, a contestualizzarlo, a rimettere le emozioni al posto giusto, a tornare alla mia razionalità-organizzazione-presenza a me stessa. So anche che non sono mai stata sola e che tutte le volte che, anche in questo post, ho detto che ho affrontato la We Run Rome “da sola”, non era vero.

FELICITA’ ALLE STELLE, ROMA NEL CUORE E, ANCORA, INFINITA GRATITUDINE.

[youtube=http://youtu.be/-ZuQEZ4B4oo]

Categorie: Sport

Leave a Reply

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.