Paura? Via, di corsa!

Ma tu non hai paura a correre all’alba?
No. Anzi, sì.
Non è meglio la sera?
No. Anzi, non c’è un “meglio”.

La verità è che Irene stava correndo lungo il Naviglio in pieno giorno, quando tre, forse quattro, bastardi l’hanno aggredita appena si è fermata a bere ad una fontanella.

La verità è che tutte noi corriamo in luoghi e momenti diversi, ma le molestie che subiamo sono le stesse. “Molestie”, sì, perché i commenti di cattivo gusto, gli apprezzamenti bisbigliati, gli sguardi viscidi, gli inviti non richiesti sono molesti; sono inopportuni, ci importunano.

Le molestie non risparmiano nessuna, in questo caso non c’è discriminazione: colpiscono le donne belle, le donne carine, quelle meno belle; quelle magre, quelle in carne, alte, basse, vestite con abbigliamento tecnico o con tute da casa, in bra sportivi o felpe ingombranti, le ragazzine come le donne meno giovani.

Quando esco per andare a correre o ad allenarmi, che ci sia luce o buio,  tolgo qualsiasi cosa brilli, ogni gioiello o oggetto di bigiotteria, anche la fede nuziale, perché non diventi pretesto e attrattiva per qualcuno e perché, nella peggiore delle ipotesi, se dovesse succedere qualcosa a me, non ci sia anche furto.
Esco senza soldi, sperando di non dover aver bisogno di un biglietto della metropolitana nel caso forassi in bicicletta.
Il telefono, quello lo porto con me: un vecchio Galaxy SII, con schermo rotto, che credo sia per me più utile –come strumento nella corsa e, soprattutto, in caso di necessità di aiuto- che rischioso.
Comunico sempre il percorso che ho intenzione di fare e il tempo che conto di stare fuori; quando finisco di correre, se mi fermo a fare stretching prima di rientrare, aggiorno chi mi aspetta a casa. Se non mi senti entro le ore X, preoccupati.

bootcamp parco running parco

Fisicamente non sono una che attira particolarmente l’attenzione e, mentre corro, non corrispondo esattamente alle runner da copertina: non ho trucco perfetto, i capelli svolazzano per conto loro, il mio ritmo di respirazione è assolutamente riconoscibile, la faccia è paonazza e lo sguardo basso sui passi che dovrò percorrere. “Prima suda, poi brilla”: ecco, io inizio a brillare già solo dopo i primi cento metri.
Eppure gli stronzi ci sono, li vedo e, soprattutto, li sento.

Penso sempre a che cosa possa succedere dopo quella curva, o all’altezza del muretto, o in quell’angolo che è più che cieco e mi prefiguro come potrei reagire, che cosa potrei fare. Ciò che spaventa è sapere che nessuno interverrebbe: la paura di essere coinvolti, di subire ritorsioni, incentiva a farsi i fatti propri. Indifferenza, non vedo-non sento-non parlo, le scimmie sacre che, dal rappresentare e proporre il rifiuto del male, sono diventate simbolo di omertà.

Qual è la soluzione?, chiedevo su facebook nello scorso inverno, una sera in cui avevo voglia di uscire a correre con il sole calato da un pezzo. Semplice, mi rispondevano all’unanimità: “Trova qualcuno che venga a correre con te, non andare sola, oppure vai in pausa pranzo.”.  
Non può essere solo questa la soluzione: Irene era da sola a correre, ma in un parco pubblico e in pieno giorno.

Abbiamo tutte il diritto di poter correre, passeggiare, allenarci da sole, quando vogliamo e dove vogliamo, senza paura.

sola al parco

Più in generale, abbiamo tutte il diritto di poter percorrere le strade della città serenamente, senza stare sempre all’erta: teniamo strette a noi le borsette in metropolitana, ci guardiamo intorno quando andiamo in stazione, controlliamo le chiusure delle borse in modo compulsivo, siamo guardinghe mentre carichiamo la spesa in auto al supermercato, diffidiamo di chi ci urta lo specchietto in macchina “perché tu, donna, non sai guidare e mi hai urtato, quindi ora scendi e parliamo”, io ho anche sempre legato i miei figli neonati nelle carrozzine perché le persone che portano via i bambini non sono una leggenda e in questo mondo senza tutele la prudenza non è mai troppa.

Insomma, che cosa dobbiamo fare per ritrovare o trovare la nostra libertà? Che cosa si può fare? Chi può far qualcosa?

Intanto domenica alle ore 12.00 ci ritroviamo insieme per correre, camminare o andare in bicicletta nel percorso di Irene, come gesto di solidarietà a lei, come grido unanime per la nostra libertà e con la speranza di attirare l’attenzione sul tema sicurezza. Donne e uomini, tutti insieme a sostenere il diritto di vivere senza paura.
Qua i dettagli: https://www.facebook.com/events/1652455274980758/

Non so ancora se riuscirò ad essere fisicamente presente sul Naviglio a quell’ora, ma sicuramente, insieme a tante altre donne in tutta italia, indossando qualcosa di bianco e con cuore e pensieri alla splendida iniziativa, una passeggiata con Gaia la farò sicuramente.
Senza Paura.

donne senza paura

Categorie: Altro, Sport

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