Figli e lavoro, figli al lavoro

Era il 2009 quando per la prima volta ho sentito parlare dell’iniziativa Bimbi in Ufficio con Mamma e Papà (ex Festa della Mamma che lavora) promossa dal Corriere della Sera e con svolgimento, tradizionalmente, nel mese di maggio: l’azienda in cui all’epoca lavoravo aderiva, pur senza organizzare nulla di specifico, e quell’anno alcune colleghe mamme avevano portato i loro piccoli a conoscere il luogo di lavoro e a condividere una merenda.

Nel 2012 ho partecipato anche io, ormai in un’altra azienda, alla mia prima giornata Bimbi in Ufficio insieme a Gaia: l’agenzia per il lavoro in cui lavoravo organizzava giochi e intrattenimento nella sede principale, ma io avevo avuto la possibilità di scegliere di rimanere in filiale (non volevo che mia figlia associasse ufficio e festa). Per Gaia, che all’epoca aveva due anni, abituata all’asilo nido dall’età di sei mesi, era stato un vero e proprio evento: aveva potuto finalmente vedere con i suoi occhi che cosa fosse un ufficio, dove, con chi e a far che cosa la mamma trascorresse le sue giornate. Aveva goduto dell’accoglienza delle mie colleghe, utilizzato il mio telefono per chiamare il nonno, aveva scoperto la macchina magica che sputava fuori disegni da colorare e il boccione che erogava l’acqua in modo molto divertente.

Bimbi in ufficio con mamma e papà 2012 - insieme Bimbi in ufficio con mamma e papà 2012 - gaia sales account

Nel 2014 ho partecipato nuovamente, portando ancora Gaia -che nel frattempo aveva avuto modo di incontrare in altre occasioni le mie colleghe, con cui ormai si sentiva decisamente a suo agio- e Luca, di solo un anno e pochi mesi; Luca poi, dopo un’oretta, era andato dalla Nonna Kiss, mentre con Gaia, in tarda mattinata, ci eravamo spostate dalla filiale alla festa in sede; alla sera, come previsto, Gaia aveva commentato che fosse proprio divertente andare in ufficio (ecco l’associazione gioco-ufficio che temevo e, per questo, prontamente smontata).

Bimbi in ufficio 2014 - Gaia e luca Bimbi in ufficio 2014 - APL

Ieri, pur al di fuori dell’iniziativa del Corriere, Gaia è venuta al lavoro con me. Non stava più nella pelle: già da qualche settimana chiedeva di conoscere i colleghi (“Ma ci sono solo maschi, mamma? Ma allora sei la regina dell’ufficio!”) e di vedere il nuovo ambiente. Purtroppo, per vari motivi, in mattinata ci siamo ritrovate solo noi due, mentre nel pomeriggio si è unito un collega, quindi, al termine della giornata c’è subito stata la richiesta di tornare al più presto a conoscere gli altri.

Nonostante ciò, armata di fogli, pennarelli, fiabe sonore, canzoni e un film Disney, è stata molto felice: seduta a fianco a me, seguiva le mie attività, mi chiedeva spiegazioni e stava in silenzio durante quelle che capiva essere telefonate non di svago.

jobmetoo risorse umane bimbi in ufficio start up

Io l’ho viziata. Stra-viziata. Per me, non solo per Gaia, è stata una giornata importante: ho avuto la possibilità di far vivere anche a lei il mio cambiamento e volevo, in qualche modo, avere la sua approvazione.

Lungo la strada, discutendo di quanto fosse lunga, le ho mostrato i tratti di ciclabile e quelli in cui stare più attenti alle auto, il grattacielo con l’antenna alta alta sotto al quale mi alleno.. “Mamma, mi vuoi far vedere proprio tutto tu, eh?”

Ci siamo regalate una colazione speciale al bar, qualche marshmallows offerto dall’HUB in occasione di Halloween, un brindisi e un pranzo -eccezionalmente con lattosio- al ristorante.

 Colazione Chateau Dufan Brindisi al ristorante mamma e figlia Lasagna al ristorante festa

Abbiamo ceduto alle lusinghe di alcune cineserie a basso costo di via Paolo Sarpi e, dopo la pausa pranzo, siamo rientrate al lavoro ancora più sorridenti. “Dai, mamma, ci facciamo delle foto?”

Cineserie Paolo Sarpi Halloween in ufficio Halloween in ufficio, cineserie Paolo Sarpi

Tornando a casa, spontaneamente, abbracciandomi dal sedile posteriore della bicicletta, mi ha detto: “Sai, mamma, sono proprio felice di questa giornata qua. E non mi dimentico mai che mi vuoi sempre bene!”.

La vita quotidiana non può certamente essere un susseguirsi di giornate speciali come quella di oggi e spero di riuscire a dimostrarle il mio amore anche quando facciamo la pace, quando le chiedo scusa, quando le do una buonanotte affettuosa nonostante una sgridata precedente; inutile nascondere però il senso di soddisfazione e di lavoro ben fatto, di scelta giusta, che ho provato oggi. Per Gaia è stato nuovamente importante essere resa partecipe di un momento della mia vita a cui lei, nella routine, non assiste; si è sentita coinvolta, presa in considerazione, importante e grande al punto da potermi affiancare per un intero giorno in ufficio; è stato istruttivo perchè ha visto un pezzettino del mio lavoro e ricordato che ognuno, bambino o adulto, ha il proprio compito da portare a termine; si è sentita amata per il tempo esclusivo e particolare che le ho dedicato, volevo che fosse proprio lei ad accompagnarmi.

Jobmetoo Bimbi in ufficio con mamma e papà

Naturalmente, non sempre e non in tutte le realtà è possibile portare i bambini con sè. Ho la grande fortuna di aver lavorato in aziende informali che, almeno una volta all’anno, l’hanno permesso e ho il privilegio di essere tutt’ora in una start up giovane, innovativa, con menti aperte e -cosa che conta parecchio- con la presenza di papà che fanno i papà, presenti, attenti e coinvolti nella vita dei figli.

Jobmetoo start up, giovani leve bimbi in ufficio

Se dovesse mai capitarvi l’occasione di poter mostrare ai vostri bambini o ragazzi il vostro luogo di lavoro, non lasciatevela scappare, sarà un momento importante per entrambi: in Jobmetoo siamo già d’accordo che dovremo organizzare presto un venerdì di lavoro con i nostri figli, pressapoco coetanei, che si facciano compagnia giocando e scorrazzando intorno alle nostre scrivanie.

Jobmetoo startup bimbi in ufficio

Categorie: Il (mio) mondo del lavoro, Vita da mamme

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