Ottobre e novembre, tra regali e dolori

“Ma tu, in che giorno posti sul blog?”
“Boh, quando ho qualcosa da dire!”

Forse non è il modo corretto per tenere un blog che abbia un discreto seguito, ma per me funziona così, l’avevo premesso. Le giornate sono sempre di ventiquattro ore, le cose da fare invece si moltiplicano.

Anche per questo, mancano dieci giorni alla fine di ottobre, novembre incombe e ancora non ho messo a fuoco il mio mese. Gli obiettivi di settembre sono stati centrati in pieno, con routine nuovamente consolidate e positività ai massimi storici.

Ad ottobre mi sono fatta un grande regalo: un nuovo lavoro, con un nuovo team compatto e produttivo, in una start-up!
Ho salutato la solida agenzia per il lavoro che mi ha fatto da casa per alcuni anni, le colleghe con cui ci si è ripromesse di rimanere in contatto, e ho accettato la sfida di provare a cambiare un pezzettino del mondo in cui viviamo, cominciando dall’inserimento dei disabili in contesti lavorativi.

Jobmetoo

In Jobmetoo mostriamo alle aziende il valore e le potenzialità di lavoratori con disabilità (fisica, motoria, sensoriale, psichica, intellettiva) che, se inseriti in contesti adatti per reali competenze, fattori ambientali e attenzione alla persona, possono diventare ricchezza per l’azienda e per se stessi, oltre a contribuire ad alleggerire il costo sociale e previdenziale, diventando elemento di forza dell’economia e della società.

Come per i non-disabili, i normodotati, la varietà di curricula è ampia, c’è chi è adatto a ruoli di tipo segretariale, receptionist, centralino, servizi generali, chi esprime al meglio le proprie abilità in contesti produttivi o in attività manuali, chi, con una specializzazione maggiore, si occupa di marketing, ingeneria, informatica, risorse umane, finanza, attività di laboratorio, chi sarebbe in grado -come si dice- di vendere il ghiaccio al polo nord; si incontrano candidati che amano il lavoro di squadra e quelli che preferiscono lavorare in autonomia, risorse adatte a contesti multinazionali o a piccole realtà padronali.
Poi ci sono le Persone, ciascuna con le proprie difficoltà, con le proprie esigenze specifiche, con le proprie paure; persone che combattono quotidianamente tra i propri sogni di realizzazione, i pregiudizi del mondo del lavoro e i compromessi a cui, nella maggior parte dei casi, devono scendere; persone che, tutte, manifestano apertamente la loro necessità di un impiego, spesso anche solo di un impiego diverso, e non nascondono la loro voglia di fare, l’impegno e l’energia.

Non è facile, non sarà probabilmente mai facile, ma la convinzione e la freschezza di idee della nostra squadra sono travolgenti e il regalo che mi sono fatta è proprio questo: un cambiamento, un progetto da costruire passo dopo passo e portare avanti in team, una nuova energia da cui attingere e da rimettere in circolo.

Inutile dire che per i prossimi mesi il mio obiettivo principale sarà proprio entrare a pieno ritmo in questa sfida.

Poi rimarrà da dirimere la spinosa questione allenamenti-corse-gare-ginocchio-tibia-ortopedico.

Dopo tre allenamenti con i Red Snakes by Nike, intervallati dalla Corsa della Speranza (no, Dottore, non mi dica che ho esagerato perchè questa volta non è vero!), da qualche giorno ho nuovamente dolore al ginocchio, anzi, in quello stesso punto di quest’estate che si è poi rivelato l’apofisi della mia tibia sinistra. Non solo, purtroppo: ora ho lo stesso dolore, anche se meno acuto, simmetricamente anche a destra. Di male in peggio: ho dolore anche a riposo, seduta alla scrivania o sdraiata sul divano.

Oh NO

Dopo l’ultimo allenamento di giovedì scorso, mi sono imposta una settimana di riposo. Mi sono anche definitivamente negata la partecipazione alla Pittarosso Pink Parade di domenica prossima, una corsa non competitiva di 5 km, in favore della fondazione U. Veronesi e della ricerca per combattere il tumore al seno. Ho anche deciso, a malincuore, di aspettare ad iscrivermi -rinunciando quindi a farlo insieme ai Red Snakes- alla Alpin Cup di 10,5 km del prossimo 16 novembre: è evidente che il problema alla gamba non sia stato risolto e adesso vorrei provare a rimettermi completamente in sesto una volta per tutte. Per la prima volta inizio anche ad essere preoccupata, per il dolore, per le cause, per la prognosi, per la possibilità di dover cambiare strada.

L’umore, da questo punto di vista, non è ottimo: mentre penso -senza giungere ad una decisione- se contattare il mio ortopedico o se rivolgermi ad un posturologo o ad un fisioterapista (tutte opzioni che mi sono state suggerite), mi chiedo se la corsa sia davvero democratica o se, invece, in realtà non sia proprio per tutti. Scopro anche che correre, persino da sola, mi manca molto, segno che forse sto iniziando ad innamorarmi davvero.

running

Lavoro e corsa, ottobre e novembre: facciamo che da dicembre sarà tutto meravigliosamente ingranato al cento per cento?

Categorie: Il (mio) mondo del lavoro, Sport

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