Corsa della Speranza 2014

In settimana ho scritto una mail al mio ortopedico. Gli ho confessato che “mio malgrado(!) ho dovuto correre 5+10 km a Parigi”, l’ho implorato di “non sgridarmi troppo duramente” e gli ho chiesto se, con qualche settimana di anticipo, alla luce della buona reazione della mia tibia, potessi riprendere ad allenarmi “senza esagerare”.

Con molta eleganza e soltanto due punti esclamativi a sottolineare che non era proprio il caso che corressi, dopo cinque settimane di immobilità, 15 km in due giorni, mi ha dato il via libera e mi ha augurato buone corse, naturalmente raccomandandosi di non strafare e prospettandomi i rischi di un secondo sovraccarico.

Dopo aver festeggiato, ho escluso quindi l’idea di tentare i miei primi 12 km alla StraVimercate: ammetto di essermi fatta prendere un po’ la mano dall’invito che mi era arrivato da più persone e dall’aspettativa di poterli correre affiancata da chi, più allenato di me, era disposto ad accompagnarmi fino al traguardo, senza considerare che 10 km, mia distanza massima e percorsi l’ultima volta soltanto una settimana fa, potessero già essere pericolosi per la mia ripresa.

Ho rispolverato l’invito alla Corsa della Speranza e la mia idea, per quest’anno, di correre una gara al mese per beneficenza.

corsa della speranza 2014 run hope love 1

Indecisi fino all’ultimo, io e Nico ci siamo iscritti solo ieri: 6 km per il centro di Milano, con partenza e traguardo ai Giardini di Porta Venezia. Sotto un cielo che prometteva pioggia, ma che invece ci ha risparmiati, consentendo lo svolgimento della corsa in un clima anche abbastanza mite, in 3500 abbiamo corso per l’Istituto dei Tumori e, in particolare, per due progetti per piccoli pazienti oncologici:  “Passport of cure”, per raccolta dati e studi, e “Dynamo Camp”, un luogo di vacanza per consentire ai bambini ammalati e alle loro famiglie di trascorrere dei momenti di svago.

  corsa della speranza 2014 run hope love corsa della speranza 2014 run hope love vale e nico

L’atmosfera è stata molto bella, tra sorrisi, partecipanti di ogni età e palloncini colorati che, un po’ sono volati in cielo poco prima della partenza, e un po’ hanno corso insieme ai podisti; nessuno sgambetto tra runner, ma, al contrario, incitamenti e grande partecipazione anche da coloro che ci vedevano correre lungo le vie della città. In San Babila, due bambini piccoli hanno indicato me e Nico e ci hanno salutato felici: è stato soltanto perchè, a differenza di coloro che correvano attorno a noi in quel momento, avevamo i palloncini, ma per un attimo è stato come se Gaia e Luca ci incitassero.

corsa della speranza palloncini nicovale

Quanto a me, ho corso senza riferimenti di km e tempi, ma con l’idea di prendermela comoda, cercando di mantenere un ritmo costante (non come a Parigi, dove la mia corsa è stata definita schizofrenica, troppo altalenante tra velocità eccessive e tempi di recupero successivi inevitabili) e concentrandomi sul respiro. Nico ha corso a fianco a me: è stata una certezza, sapevo che sarebbe rimasto anche se gli avessi detto di andare pure al suo ritmo, ben più veloce del mio.

rarepartners

Pochi metri prima del traguardo mi ha chiesto se volessimo tenerci per mano e così è stato: Gaia sarebbe stata felice di vederci arrivare insieme in quel modo. Questa volta ho vinto, abbiamo vinto: inaspettatamente, grazie a Nico, grazie alle ali di RarePartners ai piedi a cui ho dedicato qualche pensiero lungo la corsa e, sicuramente, grazie anche alla mia testa che ha lavorato ben diversamente che a Parigi, ho portato a casa un tempo davvero molto buono per i miei standard, con un ritmo medio di 5’06” a km e con un picco di 4’25” al secondo km.

tempi corsa della speranza 2014

Insomma, beneficenza, amore e ottimo tempo: quale sarà la prossima corsa?

Categorie: Sport

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