Eccomi, ora inizio! Figli o lavoro?

Ciò che mi ha convinto e dato lo spunto per aprire il blog è stato un confronto di ieri con due mie colleghe: una, la bellissima Principessa che fa girare la testa a tutti –compresa mia figlia-, impegnata-ma-non-ancora-Fidanzata; l’altra, innamorata ciecamente del proprio maritino e Futura Mamma di un bimbo dal nome ancora incerto che nascerà in autunno.

Maternità e lavoro, non un tema facile nè semplificabile, spesso ricorrente e per tanti punti di vista diversi.

Ieri pomeriggio si parlava di mamme che tornano al lavoro subito dopo la nascita dei figli, mamme che rientrano dopo qualche mese, mamme che ricominciano  dopo l’ultimo giorno disponibile di maternità/ferie/permessi; ancora, mamme che riprendono con orario ridotto, mamme che non ritornano affatto. E’ chiaro che ogni scelta possa essere dettata da necessità o da intenzione, ma è di questo secondo caso che si discuteva.

Che cosa spinge una mamma al rientro al lavoro più o meno precoce? Una donna è meno mamma se rientra presto al lavoro, lasciando i figli ad asili nido/tate/nonni? Una donna è una mamma migliore se dedica da uno a tre anni della propria vita esclusivamente ai figli?

E ancora, per i bambini è più salutare un distacco precoce ma graduale (fino all’anno di vita del bambino, la lavoratrice dipendente ha diritto ad un orario ridotto sul lavoro) o un accudimento esclusivo e protratto? Ai nostri figli fa meglio stare con altri bambini in un contesto di asilo, o in un ambiente familiare, in cui sono protetti (quantomeno da germi e malattie infettive) e seguiti individualmente con stimoli e attività su misura?

E alle mamme, che cosa fa bene, fisicamente e psicologicamente?

Personalmente, ho scelto (e dovuto, ma principalmente scelto) di sedermi nuovamente a quella scrivania quando Gaia aveva 6 mesi e, tre anni dopo, quando Luca ne compiva 7; entrambi in asilo nido, con il supporto –per le emergenze- del nonno Totò che, per necessità (più che per scelta, in questo caso) e grande generosità, ha imparato ad avere a che fare con pannolini da cambiare, pappe da dare, addormentamenti difficoltosi da gestire, bebè scatenati da intrattenere.

Con il senno di poi, credo sia stata per tutti la scelta giusta: ripresa la routine (credetemi, ci vuole molto poco!), la situazione è stata quella di:

– Una mamma che ha potuto ricominciare a pensare anche a se stessa e ai propri obiettivi professionali, che torna  a casa alla sera stanca, a volte arrabbiata, a volte preoccupata, a volte con enormi soddisfazioni, sicuramente felice di incontrare i suoi bambini e di poter allontanare i pensieri lavorativi sdraiandosi sul pavimento e giocando all’aeroplano o al cavallino con i due monelli.

– Due bambini che ricevono stimoli diversi da quelli che riceverebbero nell’ambiente domestico, che imparano da subito che il mondo è popolato da loro simili che portano via i giochi, o che danno un morso, o che fanno una carezza o che prestano uno dei loro pupazzi preferiti (da restituire l’indomani!); bambini che a volte entrano felici all’asilo, a volte un po’ tristi, consapevoli però che mamma e papà –che vanno al lavoro- saranno presto di ritorno; bambini che alla sera, con abitudini consolidate (e anche stanchi, certo), si addormentano sereni, ognuno nel proprio lettino, dopo aver giocato in un tempo, probabilmente non molto lungo, ma sicuramente riservato esclusivamente a loro, con tutte le attenzioni e l’amore del mondo.

E voi, che cosa ne pensate (oltre al fatto che, come primo post, mi sono dilungata un po’ troppo, intendo..)?

20140523_101301*Luca e Gaia in ufficio con la mamma in occasione dell’iniziativa  “Bimbi in ufficio 2014”

Categorie: Il (mio) mondo del lavoro, Vita da mamme

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3 commenti

  • Chiara

    Un ottimo inizio, direi!
    Sinceramente penso che ogni mamma dovrebbe prima di tutto pensare a cosa la fa stare BENE. Con il mio primo (e per ora unico) ho avuto la sfortuna di perdere il lavoro, ma questo mi ha portata a poter stare a casa ben 18 mesi, godendomi ogni istante del primo anno e mezzo di vita del mio piccolo. Certo, ho potuto permettermelo, e non tutte le mamme sono in questa situazione.
    Credo anche che, se potrò, mi piacerebbe stare a casa un annetto anche per i prossimi figli (quando e se sarà). Ma non potrei mai essere una mamma non lavoratrice… anche perché i figli crescono!
    Se posso sbilanciarmi, però, non sono d’accordissimo con le mamme che tornano al lavoro per scelta dopo 3 o 4 mesi, anche se la legge lo permette, credo che sia troppo poco.

    PS: ma con due figli, un lavoro, un marito, la corsa, le torte… quando trovi il tempo per scrivere???

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